Operazione “Acqua Fresca” – Il “Sistema Celano” secondo gli inquirenti

Celano - Castello Piccolomini

Quello messo in piedi a Celano da Piccone e dai sui collaboratori sarebbe un “articolato sistema corruttivo e clientelare“.

Questo almeno è quello che si sostiene nelle 520 pagine dell’ordinanza di applicazione cautelare del Gip Maria Proia. Un sistema:

fondato su amicizie, conoscenze ed interesse degli amministratori con alcuni cittadini o imprenditori locali“, che agiva “in totale dispregio dei criteri di imparzialità, trasparenza e buon andamento della Pubblica Amministrazione, piegando, di fatto, l’interesse pubblico a quello di pochi“.

Secondo gli inquirenti, si tratterebbe di un sistema specializzato prettamente nella reiterazione di turbative d’asta, falsi ideologici in atto pubblico, tentati peculati, istigazione alla corruzione, concussione e rivelazione dei segreti d’ufficio; un meccanismo perverso che avrebbe avuto una battuta d’arresto solo in seguito all’intervento dei Carabinieri.

Non sarebbero mancati – secondo quello che si evince dall’Ordinanza del Gip – nemmeno i tentativi da parte degli indagati di modificare il quadro probatorio che stavano acquisendo gli investigatori. Un esempio citato dal Gip, é il caso della dipendente comunale Fabrizia Aveani, accusata di aver modificato dei files dal suo pc, posto sotto sequestro dai Carabinieri. E nemmeno i tentativi di controllare e orientare l’attività degli inquirenti, almeno secondo quanto emerge da questo stralcio di conversazione di Livio Paris, intercettata nell’ufficio di Filippo Piccone:

si stanno dando una calmata, ma io so che si stanno guardando le carte … mo prendo un pò di informazioni … io qualche cosa la so perché io ci sto di fronte alla Procura, con gli uffici “.

Un sistema, notano gli inquirenti, che non disprezzava il ricorso ad azioni ritorsive nei confronti di chi non si mostrava in linea con con l’amministrazione comunale. Come nel caso del vigile urbano Mario Gatti, che sarebbe stato bersaglio di azioni di mobbing e provvedimenti disciplinari da parte dei dirigenti comunali perché erroneamente individuato – sospettano gli uomini della polizia giudiziaria – come autore di denunce o esposti che avrebbero poi innescato l’attività degli inquirenti.

Il Dominus? Filippo Piccone

Per gli inquirenti é Filippo Piccone, detenuto presso il carcere di Vasto da 13 giorni, il vero e proprio dominus all’interno dell’amministrazione celanese.

E forse è anche per questo che la maggior parte delle intercettazioni riportate nell’ordinanza del giudice sono registrate all’interno dello studio dell’ex senatore, dove i carabinieri avevano sparso ovunque le loro cimici e piazzato – ad abundantiam – persino delle videocamere.

Per gli investigatori Filippo Piccone, forte dei precedenti incarichi politici ricoperti, che gli avrebbero consentito di acquisire nel tempo un notevole consenso elettorale e di creare una serie di relazioni sia all’interno del Comune che nel mondo imprenditoriale, avrebbe gestito l’andamento della Pubblica Amministrazione secondo logiche clientelari, favorendo di fatto persone a lui conosciute o politicamente vicine.

E sarebbe stato sempre Piccone ad orientare l’azione dei funzionari comunali, dando disposizioni in ordine alle proroghe contrattuali e all’impiego dei dipendenti, sia comunali che delle varie cooperative, oppure a decidere gli incarichi ai professionisti con incarichi semestrali. Un vero “dominus”, insomma, che decideva anche i vincitori delle gare, ovviamente pilotate, per l’affidamento dei lavori pubblici, come evidenziato dagli inquirenti nel caso della progettazione della scuola media Tommaso da Celano, o nel’affidamento dei lavori per la riqualificazione urbana delle aree degradate di Celano. Si legge nell’ordinanza:

Piccone era solito ricevere nel suo ufficio amministratori, tecnici e imprenditori, i quali, successivamente provvedevano a tradurre in atti amministrativi le sue decisioni, anche in accordo con i professionisti e gli imprenditori illecitamente incaricati, dando una parvenza di legalità alle varie procedure”.

Piccone e le Campagne di Leads

Secondo l’accusa, un sistema consolidato per alterare le gare di appalto consisteva nel predisporre un bando di gara che contenesse tutti i requisiti di cui erano in possesso gli imprenditori sponsorizzati, in modo da escludere a monte i potenziali concorrenti.

E lo stesso Piccone era solito – raccontano gli inquirenti – charire agli altri il funzionamento di tale metodo, spiegando loro la Campagna di Leads, strumento utilizzato nel web marketing proprio per selezionare a monte i clienti. Nel caso specifico, tale metodo si sarebbe dovuto applicare nei confronti degli imprenditori Eugenio Russo ed Enrico Ricci.

I due imprenditori – come viene ricostruito nell’Ordinanza del Gip – erano intenzionati a partecipare alla gara per la progettazione della scuola media Tommaso da Celano, ma avevano poi rinunciato a seguito di un colloquio con l’ex senatore, che gli aveva anticipato che tale incarico era destinato all’ing. Livio Paris. Piccone, in cambio, avrebbe però promesso loro la progettazione del parcheggio sotterraneo sotto Piazza 4 novembre.

E’ lo stesso Piccone – come riportato nel resoconto di una intercettazione – a spiegare ai due professionisti come confezionare i bandi di gara inserendo requisiti specifici:

dammi 2/3 cose che tu pensi … possa servire … lo conosci un pò Internet? Le conosci le Campagne di Leads? allora sono fatte ad imbuto, no? Quindi si comincia dalla platea piu’ ampia … fino ad arrivare alla cosa … se c’avete qualche elemento che mi aiuta nella proliferazione … cioé … che tu abbia fatto almeno tre parcheggi? Per esempio … andiamo ad esplicitare cose di questo tipo… dammeli, perché io ti faccio preparare e poi li faccio mettere in questa cosa… capito? “.

Gli inquirenti nell’ordinanza specificano anche altre modalità di alterazione delle gare da parte degli indagati. In alcuni casi si ricorreva a forme di appalto integrato (la progettazione esecutiva viene affidata alla stessa ditta aggiudicatrice dei lavori), mentre in altri casi gli appalti venivano spezzettati in modo da poter ricorrere agli affidamenti diretti, senza gara.

Nei casi in cui le gare seguivano invece il normale iter procedurale, secondo gli inquirenti Piccone puntava sull’inserimento nella commissione giudicante di qualche presidente amico. A sostegno di questa tesi, nell’ordinanza viene riportato questo stralcio di intercettazione:

perché il presidente della Commissione deve essere sempre uno che noi ci garantiamo!

In quest’altra intercettazione, invece, Filippo Piccone rimprovera il dirigente comunale Valter Specchio proprio per aver nominato una commissione costituita interamente da membri esterni:

Tu a me non mi fai tre commissioni di gara con tre esterni, perché uno esterno io lo devo mettere ma io tre esterni non li metto… tu a me non mi puoi mettere in mano tre esterni che non so chi sono … se tu mandi tre esterni io non li controllo e se sono tre figli di puttana che si so messi d’accordo con le cose… io se la legge dice questo, uno esterno lo metterei perché é giusto… lo devi mettere! ma i due interni che mi tutelano il Comune, di fiducia all’amministrazione … tu mi fai la commissione con tre esterni cazzo, senza dirmi niente … non va bene no?

Celano ai celanesi

Un Sistema articolato quello istaurato a Celano che – almeno in una occasione riportata nell’Ordinanza del Gip – si sarebbe però inceppato, costringendo Piccone a intervenire per rimediare a degli errori di Specchio, sbloccando così il meccanismo.

In questa occasione ad essere truccata sarebbe stata una gara a cui erano state invitate molte ditte, di cui tante solo fittiziamente.

Nell’Ordinanza non è esplicitato ma dovrebbe trattarsi, ci par di capire, di una gara con la cosidetta Media mediata. Se fosse così, è un classico nelle gare truccate, basato sulla spartizione illecita degli appalti in cui il ruolo di primo piano è quello degli imprenditori, mentre di solito la stazione appaltante è la vittima. Questa volta però, almeno per la nostra esperienza, la novità è che il regista dell’operazione illecita non è la cordata d’imprenditori, ma il committente. Si tratta di un metodo, comunque, che viene applicato impunemente da molti anni, e non solo a Celano.

Ma torniamo al punto. Secondo gli inquirenti, questo schema sarebbe stato applicato da Piccone e compagni nei lavori di riqualificazione urbana, sociale e culturale delle aree dei rioni di Muricelle, stazione, Tiburtina e Vaschette: lavori per un importo totale di 3 milioni di euro che erano stati suddivisi in tre lotti dal responsabile unico del procedimento, Valter Specchio.

Secondo l’accusa, i soggetti vincitori sarebbero stati designati a monte, sotto esplicito input dell’ex senatore Filippo Piccone, che aveva ordinato a Specchio di assegnare un lotto a John Carmine La Stella e uno a Goffredo Mascitti, riservandosi di decidere per quello rimanente:

Una me la devi dare a Goffredo… perché sennò va a finire che lo impazzisco solo a quello… l’altra … magari vediamo… se qualcuno ha risposto… capì […] alla terza… lui ha partecipato lui… la deve prendere lui (La Stella) “.

Secondo i programmi degli attuali indagati, sia Mascitti che La Stella avrebbero dovuto far partecipare fittiziamente una quindicina di ditte, che sarebbero state poi selezionate “a insindacabile giudizio dell’Amministrazione“, in modo da poter assicurare l’affidamento alle ditte prescelte. Ditte vincitrici che dovevano necessariamente rimanere nell’hinterland celanese.

Dalla lettura dell’ordinanza emergono particolari esilaranti. In un passaggio, La Stella – che era stato escluso dalla gara per aver commesso un errore nella redazione dell’offerta – accusa Specchio di avergli dato delle indicazioni fuorvianti in merito all’offerta da presentare:

Ingegné la colpa é la vostra eh! mi hanno detto << fai come hai fatto l’altro >>, mi hanno detto << fai come hai fatto al cimitero >>. Sono venuto a chiedere al comune per paura di sbagliare… e dieci volte sono venuto“.

La Stella aveva poi espresso il proprio risentimento confidando a Specchio che a vincere la gara per il lotto che era stato promesso a lui fosse stata la ditta CIOCI Srl invitata da Goffedo Mascitti che, quindi, aveva omesso di avvertire la stessa ditta a non presentare l’offerta.

Anche in questo caso, stando agli atti della Procura, a ripristinare l’equilibrio tra i due imprenditori celanesi sarebbe stato Filippo Piccone. Sarebbe stato infatti lui ad invitare Specchio a riconvocare una nuova commissione di gara col solo scopo di far vincere questa volta La Stella. Piccone, inoltre, si sarebbe poi occupato personalmente per evitare il ricorso al Tar da parte della ditta CIOCI. Questo il passaggio riportato nell’Ordinanza del Gip:

Per questa situazione io mi prendo la macchina e mi metto, vado a rischiare me… perché vai rischiare senza… senza nessuna … <<per favore non fare ricorso, vedrai che questo lavoro in qualche modo te ne do un altro>>“.

Piccone, conclude poi la conversazione, intercettata dagli inquirenti, ricordando come per lo stesso motivo, Specchio fosse finito in galera quando era alla Provincia.

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