Celano – L’erezione di Piccone: sesso, potere e voyeurismo giudiziario

Operazione “Acqua fresca”: ipotesi di reato, numeri, protagonisti. Ordinanza a luci rosse: attesa per i riscontri giudiziari sulle erezioni del "dominus" di Celano

L’erezione di Piccone

La parte più corposa dell’Ordinanza, è quella che il Gip Maria Proia riserva alle avance sessuali dell’indagato Filippo Piccone a una dipendente comunale. Su 520 pagine del provvedimento, infatti, il Gip del tribunale di Avezzano ne riserva ben 54 (oltre il 10%), alle performance sessuali dell’ex onorevole Filippo Piccone.

E’ la parte più piccante dell’inchiesta, confezionata probabilmente ad uso e consumo di quei media che sguazzano con i particolari scabrosi e pruriginosi. Ma, per l’uso morboso che ne fanno gli inquirenti, è anche la più squallida.

Squallida per due motivi: per i danni gratuiti che causa a chi per legge al momento è solo un presunto colpevole, ma soprattutto per i danni che provoca all’altra parte. A quella parte che, sembra di capire, per gli stessi inquirenti è la potenziale vittima di un reato. Un gioco perverso, questo, a cui la nostra testata non si presta.

Comunque la si guardi, è una brutta storia. E’ successo che oltre ad intercettare il cellulare dei due adulti, i carabinieri hanno piazzato anche una cimice nello studio di Piccone. Anzi, par di capire, addirittura una video camera. E gli attenti e occhiuti inquirenti registrano, filmano e annotano scrupolosamente i dialoghi. E allegano anche le foto: dettagli pruriginosi che comunque il Gip riporta ampiamente – troppo ampiamente – nella sua ordinanza.

Non riusciamo a capire tanta attenzione morbosa, e nemmeno quale sia ai fini giudiziari, la necessità della pubblicazione nell’ordinanza di tutti quei dettagli. Ma una domanda ai solerti inquirenti ci sentiamo di farla: come siete riusciti a riscontrare che l’erezione di Piccone ci sia effettivamente stata?

I numeri dell’inchiesta

Tra amministratori, funzionari comunali, liberi professionisti e imprenditori sono 25 le persone colpite da misure cautelari, 56 quelle denunciate. Gli allerta sugli imminenti arresti a Celano, invece, si sono ripetuti a vuoto almeno per gli ultimi 12 mesi.

Le pagine dell’Ordinanza del Gip sono 520, mentre è ancora sconosciuto ma sembra molto consistente il numero dei faldoni dell’inchiesta.

Secondo gli inquirenti, il totale dei fondi pubblici destinati alle procedure turbate dagli indagati ammonta a circa 13 milioni di euro, mentre le procedure turbate sarebbero state circa 30.

Sono questi primi numeri di “Acqua fresca” – l’imponente operazione dei carabinieri del Comando provinciale di L’Aquila – a dare la portata di quanto successo ieri mattina a Celano. Comune che, con i suoi 11mila abitanti è, dopo Avezzano, il più popoloso della Marsica. Per i nomi di amministratori, funzionari e imprenditori colpiti dalle misure cautelari CLICCA QUI.

Le ipotesi di reato

Secondo il contenuto dell’Ordinanza di misure cautelari emessa dal Giudice per le indagini preliminari, lunga è la lista delle ipotesi di reato contestate, a vario titolo, agli indagati.

Una inchiesta corposa che – visti il panorama descritto e tenuto nel giusto conto gli attori che giocano nei due campi – approfondiremo nei dettagli nei prossimi articoli.

Intanto, ricordiamo che i reati contestati agli indagati vanno, a vario titolo, dalla Induzione indebita al Dare o promettere utilità, dalla Istigazione alla Corruzione, dal Tentato peculato alla Turbata libertà degli incanti, dalla Turbata libertà del procedimento di scelta del contraente alla Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e alla Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio.

Decapitata l’amministrazione comunale

Sindaco, Segretario comunale e 3 Dirigenti comunali agli arresti domiciliari. Piccone sottoposto alla custodia cautelare in carcere. Un Assessore colpito dalla misura dell’obbligo di presentazione, alle ore 16 dal lunedì al venerdì, alla polizia giudiziaria.

E’ ora inevitabile, nella città castellana, lo scioglimento del consiglio comunale, l’arrivo del Commissario prefettizio e infine nuove elezioni anticipate. L’azione dei carabinieri e della magistratura di Avezzano ha così abbattuto un’amministrazione democraticamente eletta nel settembre scorso, appena 5 mesi fa. Nella Marsica è il terzo caso in pochi anni, dopo Tagliacozzo e Capistrello.

Lo schema dell’inchiesta

L’indagine, diretta dai pubblici ministeri Roberto Savelli e Lara Seccacini e coordinata dal Procuratore Andrea Padalino Morichini, è stata condotta dai carabinieri del Comando provinciale, pare guidati dal maggiore Commandè. Ad emettere l’Ordinanza il Gip del Tribunale di Avezzano, dott.ssa Maria Proia.

Se si esclude la pm Seccacini, quello che dal gennaio 2018 è all’opera a Celano è lo stesso Team delle analoghe inchieste che nel marzo 2016 decapitarono l’amministrazione comunale di Tagliacozzo e, nel novembre 2018, quella di Capistrello.

L’indagine – come sostengono i carabinieri nel loro comunicato – prende le mosse da “apprezzamenti informativi sviluppati a partire dal gennaio 2018 dai militari del Nucleo Investigativo di LAquila”. Informazioni grazie alle quali sono state autorizzate le intercettazioni telefoniche e ambientali, par di capire, negli uffici comunali e nello studio di Filippo Piccone. Intercettazioni e attività investigative che avrebbero permesso di

acclarare l’esistenza di un sistema clientelare, fondato su amicizie, conoscenze ed interessenze con alcuni imprenditori o cittadini, in totale dispregio dei criteri di imparzialità, trasparenza e buon andamento della Pubblica Amministrazione, piegando, di fatto, l’interesse pubblico a quello di pochi”.

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