Chi comanda al Cam? Passerotti gioca di sponda

di Angelo Venti e Claudio Abruzzo

Sulla struttura di comando di Cam spa, società a capitale pubblico soggetta ai controlli previsti dal Codice civile e anche al cosiddetto Controllo analogo esercitato dall’ERSI, avevamo già scritto QUI. Sovrana è l’Assemblea dei soci costituita da 30 Comuni marsicani, mentre gestione e controllo della società sono disciplinate in base a un sistema dualistico affidato al Consiglio di gestione e al Consiglio di sorveglianza. Questo almeno è quanto risulta sulla carta.

A ricoprire oggi ruoli apicali all’interno del Consorzio acquedottistico marsicano – con ampie deleghe – sono invece due dirigenti ad interim: Leo Corsini e Albino Santucci. A cui viene riconosciuta “una completa autonomia decisionale e di gestione, con idonea capacità di spesa“.

La Presidente Manuela Morganteforte di una delibera del Consiglio di gestione emanata il 24 aprile 2018delega a loro alcune funzioni specifiche dell’ente, riconoscendo nei due dirigenti competenze tecniche specifiche non rinvenibili in altri esponenti dell’organigramma aziendale. I due dirigenti accettano.

L’incarico a Santucci viene sottoscritto il 4 giugno 2018 in uno studio notarile di Roma, davanti al procuratore Maria Lidia Cianci. Per scaricare il pdf del “Mandato speciale accettatoCLICCA QUI

Mandati speciali che vengono sottoscritti in uno studio notarile, quindi. L’ing. Leo Corsini viene inquadrato come massimo dirigente dell’area gestionale, legittimato a prendere decisioni in materia di riorganizzazione aziendale. In virtù delle certificate capacità tecniche, la Morgante gli attribuisce “una completa autonomia decisionale e di gestione, con idonea capacità di spesa – e gli viene inoltre garantito – il divieto per il delegante[il Cam, ndr] di ogni intromissione sia tecnica che decisionale nella sfera di operatività attribuita al delegato”. Queste alcune delle altre competenze specifiche assegnate all’ing. Corsini:

“Adottare le misure di prevenzione per la tutela e la sicurezza della salute dei lavoratori; esercitare il controllo del buon funzionamento degli impianti di depurazione; vigilare nel rispetto da parte della società di ogni normativa relativa alla gestione dei rifiuti, alla tutela delle acque dall’inquinamento, alle emissioni in atmosfera, alla tutela, in generale, dell’ambiente esterno dall’inquinamento, alla prevenzione degli incendi, alla sicurezza degli impianti…”.

Il dott. Albino Santucci diventa invece massimo dirigente dell’Area finanziaria, sempre con la garanzia di “divieto per il delegante[il Cam, ndr] di ogni intromissione sia tecnica che decisionale nella sfera di operatività attribuita al dirigente delegato”. Questi alcuni degli altri compiti assegnati al dott. Santucci:

“Predisporre e aggiornare il sistema tariffario; indire ed aggiudicare le gare ad evidenza pubblica; stipulare, modificare e risolvere contratti di apertura di credito, anticipazione, finanziamento a favore di terzi ed ogni altro contratto bancario di qualsiasi tipo e durata entro l’importo di euro 100 mila…”.

Tutti i dubbi di Passerotti

I dubbi sulle nuove deleghe al Cam finiscono sulla scrivania di Mauro Passerotti, Commissario straordinario al Comune di Avezzano, maggiore azionista del Cam. Passerotti – che è pur sempre un funzionario del Ministero degli interni di lungo corso – sapendo leggere e anche scrivere gioca di sponda: l’8 novembre invia al Cam una lettera in cui chiede spiegazioni anche su alcune irritualità riguardanti la posizione della presidente Manuela Morgante sulla quale, secondo quanto si evince dalla missiva, si avanza il sospetto che sarebbero state assegnate deleghe senza la necessaria autorizzazione dell’assemblea.

Passerotti chiede lumi al Cam anche sulla nomina dei due funzionari Corsini e Santucci a dirigenti ad interim, nomine avvenute senza alcuna gara pubblica e quindi indice, per il Commissario, di una evidente carenza di collegialità nella gestione del Cam.

La lettera di Passerotti non piove però dal cielo. Infatti è la conseguenza di una nota pervenuta via mail il 1 novembre scorso dall’avvocato Flavio De Luca, componente dimissionario del Consiglio di gestione del Cam. Ricordiamo che De Luca, che aveva rimpiazzato l’ex consigliere Armando Floris, si era dimesso per mancanza di condivisione con la strategia di risanamento dell’Ente della nuova governance, che lo ha prontamente sostituito nominando al suo posto l’avvocato celanese Loreto Ruscio.

Proprio dalla lettura del contenuto delle dichiarazioni rese a verbale da De Luca, il Commissario prefettizio Passerotti chiede chiarimenti al Cam su:

“Presunti profili di irregolarità nell’attribuzione di funzioni dirigenziali ad interim – e anche una –ampiezza del contenuto delle deleghe conferite agli stessi che confliggerebbe con i poteri e le prerogative degli organi di gestione e sorveglianza del consorzio”.

La lettera di Passerotti è quindi la conseguenza scontata della nota dell’avv. De Luca. Gli interrogativi di Passerotti avrebbero spinto i vertici del Cam a fornire una serie di documenti che, però, non avrebbero dissipato i dubbi del solerte Commissario.

Il Concordato preventivo

A lasciare con il fiato sospeso Sindaci, amministratori e debitori del Cam è però la pronunzia della Sezione fallimentare del Tribunale civile di Avezzano in merito all’omologazione del concordato preventivo proposto dal consorzio acquedottistico. Il giudice Caterina Lauro dovrebbe sentenziare nei primi mesi del 2020, tra la Befana e Carnevale. Nel frattempo il consorzio pubblico rimane sommerso da 119 milioni di euro di debiti, contratti con un esercito di 465 creditori.

Debiti ai quali potrebbero aggiungersi quelli eventualmente prodotti nei due anni della nuova gestione. Per il solo Concordato preventivo, infatti, la spesa per consulenti, avvocati, commissari e società di revisione, sfiora finora i 2 milioni di euro.

(continua)

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CAM, IL BUCO CON L’ACQUA INTORNO

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