Biometano energy – Opoa Marsia: “Sussurri e grida” sui contratti di fornitura

Al centro della nuova querelle il caso "Opoa Marsia". Per le sorti dell'impianto, quella sui contratti potrebbe essere la partita decisiva che rischia - tra minacce di denunce, avvertimenti e colpi bassi - di essere giocata tutta sul filo del codice penale. A rischio la realizzazione stessa del progetto.

di Angelo Venti e Claudio Abruzzo

Si tinge di giallo l’affaire Biometano energy, relativo alla realizzazione a Collarmele di un impianto per la produzione di biometano attraverso la trasformazione di 113mila tonnellate l’anno di scarti agricoli e zootecnici, da reperire in loco.

La querelle con l’Opoa Marsia

A finire nell’occhio del ciclone è soprattutto il presunto contratto stipulato tra Biometano energy srl e l’associazione di coltivatori fucensi Opoa Marsia. Secondo la ditta proponente, l’associazione si sarebbe impegnata a fornire 60mila tonnellate l’anno, cioè la metà degli scarti necessari all’impianto, oltre a garantire lo smaltimento del digestato residuale della lavorazione su duemila ettari di terreni agricoli di proprietà dei soci. Un contratto ancora secretato la cui validità viene però contestata da diversi soci dell’associazione di produttori, che dichiarano di “non saperne nulla“.

Per le sorti dell’impianto quella sui contratti potrebbe essere quindi una partita decisiva che rischia di giocarsi tutta sul filo del codice penale. Dopo le minacce alla stampa è ora il turno di quelle incrociate tra i due contendenti, tese probabilmente a costituirsi prove utili in vista di eventuali future battaglie giudiziarie. Una partita complessa che per essere compresa bisogna tenere presente tutti i passaggi. Partiamo dalla fine.

«Sostiene Peraino»

L’ultimo ad alludere nemmeno tanto velatamente ad azioni delittuose è Claudio Peraino, socio al 21,6% della Biometano energy srl. Nell’articolo Il Comitato compie azioni discutibili”, a firma di Nino Motta e pubblicato ieri dal quotidiano Il Centro, è scritto:

«Abbiamo segretato alcuni documenti allegati al progetto perché avevamo paura che succedesse ciò che purtroppo è accaduto. Alcuni membri del Comitato, infatti, stanno contattando tutti i nostri fornitori per convincerli a disattendere l’accordo sottoscritto: un’azione discutibile, se non illegale. La Biometano energy, per bocca di uno dei soci, Claudio Peraino, spiega così i motivi che l’hanno spinta a segretare gli atti, come prevede il Codice di proprietà industriale. […]».

La preveggenza con cui Peraino giustifica l’occultamento dei contratti di fornitura appare perlomeno maldestra: in realtà la documentazione è stataconsegnata in Regione molti mesi prima che il Comitato emettesse il primo vagito.

Ma seppur indirettamente, nell’intervista Peraino si lascia scappare, forse involontariamente, una ammissione importante: la Biometano energy ha paura che il contenuto dei contratti di fornitura diventi di dominio pubblico e che il presunto Segreto industriale diventi un Segreto di Pulcinella. Perché?

“Tutti i nodi vengono al pettine” …se c’è il pettine

Come SITe.it aveva anticipato, le perplessità più forti erano emerse proprio in merito ai contratti di fornitura degli scarti per l’alimentazione dell’impianto. Forse proprio per questo la Biometano energy srl aveva provato ad occultare l’identità dei fornitori ricorrendo alla foglia di fico del Segreto industriale: foglia caduta con la pubblicazione sulla nostra testata deila tabella con i nomi delle aziende fornitrici.

I contratti in scadenza e quelli scaduti

La Lettera di chiarimenti della Biometano energy srl notificata pochi giorni fa ai Comuni di San Beneddetto dei Marsi, Collarmele e Pescina, invece di fornire risposte finisce a far aumentare le domande. In particolare, rende involontariamente noto che diversi contratti di fornitura (per 12mila tonnellate di scarti l’anno) sono già scaduti. E si fa avanti il sospetto che molti altri sono prossimi alla scadenza. Sul punto, sarebbe ora importante sapere la data di scadenza di ognuno e la loro consistenza.

Sussurri e grida dall’Opoa Marsia

Tra i vari contratti, il più insidioso per la ditta proponente si è rivelato quello con l’Opoa Marsia, una grossa cooperativa di produttori agricoli fucensi che dovrebbe fornirgli la metà degli scarti necessari: 60mila tonnellate l’anno. Ma a mettere in discussione l’accordo sono diversi menbri dell’associazione che, appresa da un nostro articolo la notizia della sua esistenza, si erano detti all’oscuro del presunto contratto firmato dal presidente della loro associazione: “Di questo contratto non sappiamo nulla”, ci hanno dichiarato con decisione.

Ma non è tutto. In queste ultime ore la notizia che uno dei soci dell’Opoa Marsia avrebbe inviato una Pec al Dipartimento Governo del Territorio e Politiche Ambientali della Regione Abruzzo (e per conoscenza ai sindaci dei 3 comuni interessati), con cui informa la dott.ssa Iris Flacco che:

Come tutti gli altri soci ci siamo accorti, tramite giornali e dal sito della Regione, di fare parte di fornitori di scarti di questa centrale a biogas. Addirittura, abbiamo trovato nel progetto, la nostra disponibilità a mettere a disposizione oltre 2000 ettari dei nostri terreni alla Biometano Energy per smaltire il digestato. Chiunque ha firmato quel preliminare non poteva farlo in quanto i terreni vengono coltivati dai singoli soci, ognuno decide per i suoi terreni.

A far inviperire gli ignari soci della Opoa Marsia è il contenuto dell’Elaborato D 14 consegnato in Regione dalla Biometano energy dove, a pag. 8 si legge:

Opa Marsia: Quer pasticciaccio brutto

L’Opa Marsia è una società cooperativa agricola cui aderiscono una trentina di aziende, cosituita nel 2000 con lo scopo principale di commercializzare i prodotti agricoli dei soci. A dirigerla un Consiglio di amministrazione con presidente Luigi d’Apice, amministratore delegato Fabio Ciaccia e vicepresidente Stefano Fabrizi.

A firmare il presunto contratto con la Biometano energy srl, contestato ora da diversi associati che si dichiarono all’oscuro dell’accordo, sarebbe stato il solo presidente.

Lo scontro si trasferisce così all’interno dell’associazione. Si dovrà accertare a colpi di Statuto (o di eventuali successivi Regolamenti interni), se il presidente ha il potere di firma per questa tipologia di contratto, oppure se l’accordo può essere ritenuto valido solo dopo la ratifica degli altri organi societari.

In particolare, i soci che contestano il contratto dovranno analizzarlo nel dettaglio, scindendo probabilmente la parte della fornitura delle 60mila tonnellate l’anno di scarti agricoli (equiparabile alla vendita del prodotto degli associati), dalla parte relativa al ritiro e allo smaltimento del digestato – per dieci anni – su 2mila ettari di terreni che non sarebbero di proprietà dell’Opoa Marsia ma dei singoli soci.

E’ questo il nodo da cui dipende la realizzazione dell’impianto per la produzione di biometano progettato a Collarmele. Un nodo che potrà essere sciolto solo se la Regione, la ditta proponente o lo stesso presidente D’Apice si decidono a rendere pubblici i contratti di fornitura che – è bene ricordarlo – restano tutt’ora coperti dal Segreto industriale posto dalla Biometano energy srl.

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