Tagliacozzo – “Mani pulite nella Marsica” alla battuta finale

Conclusa l’istruttoria dibattimentale del procedimento penale “Mani pulite nella Marsica, che vede coinvolti rappresentanti dell’amministrazione dell’ex sindaco Di Marco Testa Maurizio. Il prossimo 5 luglio – dopo le deposizioni dei testi della pubblica accusa – si terrà la discussione finale.

Ricordiamo che la vicenda era partita nel 2015, mentre l’iter processuale si trascina dal settembre 2019 e ha visto finora ben 17 udienze dibattimentali.

Di tutti gli iniziali indagati, sono solo otto allo stato attuale le persone ancora sotto esame processuale: ovvero l’ex sindaco Di Marco Testa Maurizio, Torrelli Gianpaolo, Di Marco Angelo, Bonifaci Giancarlo, Poggiogalle Angelo, Palmigiani Maurizio, Mastroddi Luigi e Mastroddi Antonio, accusati a vario titolo dei reati di Turbativa d’asta, Concussione e Turbata libertà degli incanti, per fatti relativi agli anni tra il 2011 e l’agosto 2015. Il Collegio difensivo è composto dagli avvocati Roberto Verdecchia, Vittoriano Frigioni, Evelina Torrelli, Giovanna Simeoni, Irma Conti, Paolo Novella, Enrico Orlandi, Carlo Ricci e Mirco Salvati.

Tornando all’udienza fissata per il luglio prossimo, va rilevato che il Presidente del collegio giudicante, Dott.ssa Zaira Secchi, ha rigettato la richiesta finale del Pubblico Ministero di confronto tra il teste principale dell’accusa, Alfonso Gargano, e l’architetto Carlo Tellone, già assolto con formula piena dalla Suprema Corte di Cassazione. Nel maggio dello scorso anno, infatti, l’architetto era stato definitivamente assolto “perché il fatto non sussiste“: la sentenza della Cassazione poneva così una pietra tombale sull’affidabilità della testimonianza di Gargano, confermando l’assoluzione già emessa dalla Corte di Appello di L’Aquila, che a sua volta aveva provveduto a riformare in toto l’iniziale sentenza di condanna di primo grado emessa dal Gip del Tribunale di Avezzano. Su questo aspetto leggi:

L’inchiesta “Mani pulite nella Marsica

Tutto iniziò con una spettacolare retata dei carabinieri della Compagnia di Tagliacozzo guidati dall’allora capitano Edoardo Commandè e che, alla prova dei fatti, si risolse ben presto un clamoroso flop. L’inchiesta, al netto del clamore mediatico, ad una lettura più attenta delle carte aveva suscitato ben presto tutti i propri limiti e dubbi: debolissimo l’impianto accusatorio e indagini che – lo diciamo senza offesa – ben presto si rivelarono condotte con modalità quantomeno discutibili.

Vale la pena ricordare che a dare il via all’inchiesta era stato un provvidenziale esposto presentato il 20 febbraio 2015 dal consigliere di maggioranza Alfonso Gargano, all’epoca assessore ai lavori pubblici appena defenestrato dalla giunta del sindaco Di Marco Testa. Ma l’attendibilità di quello che la Procura indicava come Supersteste, fu messa a dura prova nelle varie udienze dibattimentali, durante le quali la testimonianza di Gargano appare subito superficiale, imprecisa anche sulle date e costellata di tanti “non ricordo”.

Lo stesso Pm Andrea Padalino Morichini – che inizialmente aveva pubblicamente esaltato l’importanza del ruolo del “poliziotto eroico“, definendolo addirittura come la “prima pietra miliare” delle indagini – aveva poi fatto marcia indietro. Nel corso del suo interrogatorio, lo stesso Pm dovette prendere atto delle troppe contraddizioni tra quanto dichiarato da Gargano in aula e quanto dichiarato sia nelle denunce che nei vari Sit in procura. Inaffidabilità sancita definitivamente addiritttura dalla Corte di Cassazione.

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