Avezzano – Vasche ex zuccherificio: Kromoss e Rivalutazione Trara alla sbarra

AVEZZANO – Torna in tribunale la vicenda della maldestra demolizione delle vasche di decantazione dell’ex zuccherificio di Avezzano. Il 15 dicembre – davanti al giudice Sgattoni – si terrà un’udienza con sul banco degli imputati le ditte Rivalutazione Trara srl, Kromoss srl e Baruffa autotrasporti srl, oltre ai rispettivi amministratori delle società: Ermanno Piccone (per le prime due) e Ivenza Baruffa (per la terza).

La demolizione delle vasche risale al 2014. I forestali di Celano eseguirono il sequestro sia dell’area su cui insistevano le vasche demolite, sia dei terreni in cui fu smaltito il materiale di risulta, in comune di Aielli, su terreni di proprietà della Kromoss. Dai successivi carotaggi ordinati dalla Procura, sarebbe risultato trattarsi di rifiuti speciali contenenti prodotti eco tossici.

Il Pubblico ministero, il 20 marzo 2015, richiese l’emissione di un Decreto penale di condanna, provvedimento impugnato dagli imputati.

GALLERIA FOTOGRAFICA – Demolizione vasche, settembre-novembre 2014


LA DEMOLIZIONE DELLE VASCHE VISTA DAL SATELLITE

Capi d’imputazione che finiscono per far aumentare le domande

Stranamente, i reati contestati finora in questo processo riguardano però solo lo smaltimento illecito dei materiali di demolizione: invece non risulta che venga  contestato nulla, malgrado le evidenze, sull’abuso edilizio.  Eppure le vasche sono sparite senza alcuna autorizzazione e, a quanto emerge finora, anche l’azione di Municipio e vigili urbani  è stata inferiore a quello che la gravità della situazione richiedeva. La ditta proprietaria dell’ex zuccherificio – come la Kromoss riconducibile alla famiglia Piccone – ha  infatti smantellato  senza alcuna autorizzazione circa 10 ettari di vasche di decantazione, vasche che per il Pan della Riserva del Salviano sarebbero però vincolate come  zone umide.
Ricordiamo che la  Rivalutazione Trara srl acquistò   all’asta fallimentare l’intera area dell’ex zuccherificio con il proposito di allocarvi un termovalorizzatore. Di recente – nonostante che l’area sia tutelata come sito di archeologia industriale – ne ha annunciato la vendita a lotti (compresa la ferrovia).

Perimetrazione esterna Riserva del Salviano. Sui ritardi l’ombra della speculazione?

Sono trascorsi 15 anni da quando il sindaco Floris chiedeva l’immediata adozione del Piano di Assetto Naturalistico (PAN) della Riserva del Monte Salviano, per farla divenire «la porta dei parchi e delle riserve d’Abruzzo». E sono passati oltre 2 anni dal ricorso delle associazioni ambientaliste al Tar che ha poi interrotto – tra gli uffici comunali e regionali – il rimpallo delle responsabilità.
Ritardi colpevoli che allora favorivano il termovalorizzatore Powercrop ma che hanno facilitato anche la demolizione degli ettari di vasche nell’ex zuccherificio. Ritardi che agevolano possibili speculazioni edilizie ad Avezzano nord oppure, ai piedi del Salviano, ad esempio con il Centro commerciale Cosmo. E chissà cos’altro ancora. Un gioco delle parti – quello tra Comune e Regione – che purtroppo ancora continua.


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