Sistema Montante: lunedì su Report. E dai social rispunta Salvini in bicicletta…

Il Sistema Montante finisce sulla trasmissione Report. Del caso – di cui SITe.it si è già occupato in questi mesi con una serie di articoli in esclusiva – se ne parlerà approfonditamente lunedì prossimo alle ore 21.15 su Rai3. E dal lancio – diffuso dalla redazione della trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci – quella di lunedì si preannuncia come una puntata assolutamente da non perdere.

Per saperne di più sul Sistema Montante vedi le due schede in fondo all’articolo.

Matteo Salvini e le bici  Montante

Certo a vedere la foto che pubblichiamo in copertina con Antonello Montante e Matteo Salvini che fa da testimonial a una delle sue biciclette si resta perplessi. Va però specificato che la foto è stata scattata esattamente un anno fa – il 10 novembre 2017 – al salone del ciclo e del motociclo dell’Eicma di Milano, stand 31 del padiglione 11.

Ironia vuole che sono stati proprio i social – che tanta fortuna portano al vicepremier Salvini – a far riaffiorare le foto dal web: la serie che pubblichiamo di seguito l’abbiamo recuperata proprio dalla pagina facebook “Montante Cicli”.

Quando un anno fa furono scattate le foto Salvini era soltanto il leader della Lega che aspirava a guidare il Paese, mentre Montante era soltanto un indagato per Concorso esterno in associazione mafiosa: la notizia della clamorosa indagine a suo carico, comunque, era già di dominio pubblico dal febbraio 2017.

Ovviamente in queste foto non vi è nulla di illecito, ma sulla loro opportunità esprimiamo tutte le nostre riserve. Anche perché ad un anno di distanza la posizione dei due soggetti è cambiata e – anche alla luce di altri episodi accaduti nelle ultime settimane –  risulta alquanto più inquietante. Vediamo perché.

Oggi, Montante da indagato è diventato arrestato e Salvini da leader della Lega è diventato vicepremier e Ministro dell’interno. E proprio alcune settimane fa il Ministero dell’interno – che nel processo Montante è parte offesa – NON si è costituito parte civile, mentre lo Stato difende proprio uno degli agenti dei servizi segreti che in quel processo invece è imputato, insieme a Montante.

Il «Sistema Montante» e gli articoli in esclusiva di SITe.it

SCHEDA 1 – IL PERSONAGGIO

Antonello Calogero Montante, originario di Serradifalco (CL), è nato il 5 giugno 1963. A capo del Gruppo Montante, un impero che la leggenda vuole nato da una fabbrica di biciclette, fondatore della Msa Spa, azienda di progettazione e produzione di ammortizzatori per veicoli industriali e treni presente in tutto il mondo: dal 2008 è Cavaliere del lavoro.
Presidente della Camera di commercio a Caltanissetta, dove nel 2005 ha ricoperto anche il ruolo di presidente di Confindustria e delegato del presidente nazionale di Confindustria per la legalità. Nel 2012 diventa il numero uno dell’associazione regionale degli industriali e nel 2013 sale al vertice di Unioncamere Sicilia. Il 20 gennaio 2015 – pochi giorni prima della notizia dell’inchiesta a suo carico per Concorso esterno in associazione mafiosa – è stato designato componente dell’Agenzia dei beni confiscati, su proposta del ministero dell’interno guidato da Angelino Alfano.

SCHEDA 2 – L’INCHIESTA

La trama e i protagonisti sembrano quelli di una spy-story.

Montante è accusato di aver creato una rete illegale per spiare le indagini a suo carico: tra gli indagati figura anche l’ex presidente del Senato Renato Schifani, accusato di aver rivelato notizie riservate.

Insieme a Montante finiscono agli arresti domiciliari anche il colonnello dei carabinieri Giuseppe D’Agata (ex capocentro della Dia di Palermo ed ex dei servizi segreti), Diego Di Simone (ex sostituto commissario della mobile di Palermo), Marco De Angelis (sostituto commissario prima a Palermo poi alla prefettura di Milano), Ettore Orfanello (ex comandante del nucleo di polizia tributaria Guardia di finanza a Palermo), Giuseppe Graceffa (vice sovrintendente polizia a Palermo, sospeso dal servizio per un anno) e infine l’imprenditore Massimo Romano, (re dei supermercati con oltre 80 punti vendita in Sicilia ed ex del Team legalità di Sicindustria).

Della rete farebbero parte anche altri esponenti delle forze dell’ordine e dei servizi segreti: tra gli indagati anche Arturo Esposito (ex capo dei servizi segreti), Andrea Grassi (ex funzionario dello Sco della polizia da poco nominato questore di Vibo Valentia), Andrea Cavacece (capo reparto dell’Aisi), Gianfranco Ardizzone (ex comandante provinciale della Guardia di finanza di Caltanissetta e poi capocentro della Dia nissena), Mario Sanfilippo (ex ufficiale della polizia tributaria di Caltanissetta), Letterio Romeo (ex comandante del reparto operativo dei carabinieri di Caltanissetta).

La lista degli indagati prosegue ancora con Angelo Cuva (docente di diritto tributario all’università di Palermo), Maurizio Bernava (ex segretario confederale della Cisl), Andrea e Salvatore Calì (titolari di un’azienda che avrebbe effettuato bonifiche negli uffici di Montante), Carlo La Rotonda (direttore di Reti d’imprese di Confindustria), Salvatore Mauro e Vincenzo Mistretta. Infine Vincenzo Arnone (boss di Serradifalco, figlio di Paolino storico padrino morto suicida in carcere nel 1992, testimone di nozze di Montante).

Il 24 maggio scorso Montante passa dai domiciliari alla custodia in carcere. Durante le fasi dell’arresto – spiegano dalla questura – si barricava in casa per quasi due ore, non aprendo ai poliziotti e distruggendo documenti e circa 24 pen drive“. Montante avrebbe anche tentato di disfarsi di altra documentazione lanciandola nel pozzo luce del palazzo (rivenuta e sequestrata), mentre sul balcone di un vicino di casa è stato poi rinvenuto uno zainetto contenente altre pen drive e documentazione cartacea.

Intanto alla prima si aggiunge una nuova inchiesta, che ipotizza che Montante sia al centro di due associazioni a delinquere:

– la prima finalizzata alla corruzione di esponenti delle forze dell’ordine per carpire notizie riservate sulle indagini

– la seconda per corrompere esponenti della politica, con l’obiettivo di razzolare fondi pubblici.

Finiscono così sul registro degli indagati anche Giuseppe Catanzaro (attuale presidente di Confindustria Sicilia), l’ex governatore Rosario Crocetta (accusato di  Associazione a delinquerefinalizzata alla corruzionee al finanziamento illecito), Linda Vancheri e Mariella Lo Bello  (ex assessori regionali alle Attività produttive), Alessandro Ferrara (dirigente regionale), Mariagrazia Brandara (ex presidente dell’ente regionale per lo sviluppo delle attività produttive)  e gli imprenditori Rosario Amarù, Totò Navarra e Carmelo Turco.

E’ dei giorni scorsi l’ultimo colpo di scena:

nella sede romana di Confindustria sono state scovate due telecamere spia: sotto accusa Diego Di Simone Perriccone, ex investigatore della squadra mobile di Palermo da qualche anno assunto in Confindustria proprio da Montante. Per gli investigatori De Simone può contare su una fonte riservata (forse un magistrato) presso la Direzione nazionale antimafia e una talpa al tribunale di Caltanissetta che, nelle intercettazioni con Montante, chiamavano “L’uomo a L’Avana”.


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