I rapporti tra l’Ente parco e le popolazioni del posto

Giuseppe Pantaleo

«I rapporti tra l’Ente parco e le popolazioni del posto sono stati sempre difficili». Tale frase mi è ronzata nella testa per anni fin quando l’ho sostituita con: «I rapporti tra l’Ente parco e i rappresentanti delle popolazioni locali sono stati sempre complicati». (Vischiosi, impastati). Abbiamo ancora un ente da una parte e la politica locale dall’altra nel pasticcio cui ho accennato. Ho speso tempo a dimostrare anche che le persone più bistrattate nella vicenda, gli ambientalisti hanno invece giocato un ruolo almeno di secondo piano e in modo trasparente.

Il partito del sindaco di turno conduce da quasi mezzo secolo – il primo nucleo risale al 1923 – una lotta feroce all’Ente Parco: che cosa propone, rivendica? Non l’ho mai capito e non ritengo che sia solo una questione di Qi. Ho notato invece dell’insofferenza nei confronti di tal ente da parte di chi vive in quella zona per via dei nuovi divieti. I residenti non hanno compreso finora come si vive in un parco naturale e la responsabilità di tutto ciò è da ripartire tra Pnalm e i partiti politici che rappresentano e tuttora organizzano – familismo amorale incluso –, la società del posto. (Giova al politicante locale, sia la mancata individuazione e sia la risoluzione delle questioni perché in tal modo egli ha la possibilità di manovrare il malumore popolare). Non si è purtroppo cresciuti insieme – Parco e comunità locali –, soprattutto. L’esperienza mi ha anche insegnato che quando il cosiddetto popolo si mobilita, oltre a individuare con precisione l’obiettivo possiede anche almeno un briciolo d’autonomia, di creatività rispetto agli ambienti della politica. Il comunicato di Movimento Cives è per me la madeleine proustiana, è come ascoltare per caso, all’improvviso Barbara Ann, Please Please Me o Arnold Layne; i politicanti dell’Alto Sangro usavano lo stesso tono al tempo di Tassi – era di là da venire il termine «talebano», ma si minacciava di più con lo spray sui muri di Pescasseroli.

Si è parlato negli scorsi decenni in maniera talmente rituale, stanca e generica di turismo (da parte di Comuni, Provincia, Regione) da non partorire lo straccio di un’idea. A chi rivolgersi volendo investire in quel settore, qual è il target? La classe media, il turismo mordi e fuggi, gli sceicchi, i naturisti, i giapponesi?

Fabrizio Barca – tra le sparute menti strutturate e lucide del suo partito – ha ammonito gli aquilani in più occasioni pubbliche a non confidar troppo nel turismo per la «ripresa» eppure si tratta di una città costruita intorno a uno dei centri storici più estesi della Penisola per di più in fase di ricostruzione dopo il terremoto del 2009. (È raggiunta anche dall’autostrada, dalla strada ferrata e conserva un piccolo aeroporto, oltre a essere capoluogo di regione. È fuori dalla direttrice Roma-Milano, per carità).

Dopo un recente incontro presso l’autorità di gestione del Patom, alcune associazioni ambientaliste (Legambiente, Pro Natura, Salviamo l’Orso, WWF) hanno tuonato nuovamente contro gli: «impianti di risalita resi ormai perfettamente inutili e dannosi dai cambiamenti climatici in corso». D’altra parte: vale la pena intervenire in quella maniera in un ambiente tanto particolare per poi lavorare – quindi guadagnare – nemmeno un mese l’anno e vivere con quel gruzzolo decentemente durante i restanti undici?

Ho smontato alla mia maniera la narrazione della rituale lagnanza proveniente da quella zona dell’Abruzzo interno. Il mio sogno è il primo striscione che ho trascritto (FUORI IL PARCO DA CASA NOSTRA) rimosso e portato nel municipio di Villavallelonga: è sufficiente un soprassalto di coerenza, più che altro di maturità con la richiesta al sindaco di far proprio dell’Amministrazione quel contenuto. (Non è certo il medico a prescrivere di aderire e il confessore ad assegnare come penitenza il restare in un parco naturale). Mi sono battuto per una simile soluzione per i Simbruini negli anni Ottanta, la Regione Abruzzo a differenza del Lazio non era d’accordo: ho accettato la sconfitta – una come un’altra. Chiusa lì. (Il Regno Unito dopotutto sta ritirando il piede che aveva messo nell’Ue: Brexit – anziché EXIT PARK degli striscioni precedenti). Mi domando però: che ruolo prevede – da allora – la Regione o immaginano le amministrazioni locali di quella zona dell’Abruzzo per se stesse? (È rimasto com’era, niente parco, né villaggio vacanze, petrolchimico, polo artigianale o Disneyland). Villavallelonga esce o mette alla porta il Pnalm: goodbye! (È entrata nella comunità del Parco per propria iniziativa, è stata costretta da qualcuno – innominabile anche lui?).

(Una considerazione finale). Sai che palle starsene a zonzo per i Prati d’Angro in mountain bike o a piedi calpestando l’asfalto – per quanto ecosostenibile, umanitario, biodegradabile, democratico nonostante il colore, vegetariano, plissettato, politicamente corretto, célibataire, resiliente, un po’ porcello e anche lisergico. Mai sentito parlare da parte dei fautori dell’asfalto e non solo in quelle parti, delle stradine mantenute bianche lungo le colline toscane dove si svolge ogni anno L’Eroica, attirando ciclisti da mezzo mondo? (5/5)

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