Visita di Mattarella – La figura meschina di Biondi e del gotha del centrodestra abruzzese

Il sindaco dell'Aquila va a Teramo e chiede a Mattarella 4 miliardi per il terremoto. Non per quello di Teramo del 2016, ma per quello dell’Aquila del 2009. Silenzio assordante dall'Aquila e dal mondo politico abruzzese

Sembra proprio non avere limiti l’arroganza e la sfrontatezza istituzionale del sindaco di L’Aquila Pierluigi Biondi, esponente di rilievo di Fratelli d’Italia. Durante la visita del Presidente della Repubblica a Teramo – il cui territorio è stato colpito dal terremoto del 2016 – Biondi si è presentato e senza alcuna vergogna ha chiesto a Mattarella altri 4 miliardi di euro per il terremoto. Non per quello di Teramo del 2016, ma per quello dell’Aquila del 2009.

L’offesa di Biondi ai terremotati teramani

Non possiamo che definire come squallida la performance che il sindaco dell’Aquila – in violazione del rigido protocollo del Quirinale – ha messo in scena durante la visita ufficiale di Mattarella a Teramo per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di questa città. Oltre allo sgarbo istituzionale nei confronti del Presidente della Repubblica e dei padroni di casa (il Rettore dell’università e il Sindaco della città) Biondi non si è fatto scrupolo di offendere, con le sue richieste fuoriluogo, anche quelle migliaia di cittadini che nel teramano ancora patiscono i disagi del terremoto del 2016.

Ricordiamo che, oltre ai danni e una ricostruzione che stenta a partire, a più di 3 anni dal sisma si contano nel teramano ancora 6mila sfollati, di cui circa seicento risultano tuttora alloggiati in albergo.

Nonostante ciò, Biondi non si è fatto scrupolo di utilizzare questa occasione per chiedere al Presidente della Repubblica altri 4 miliardi di euro per il terremoto …dell’Aquila. Terremoto per il quale è lo stesso Biondi che, senza imbarazzo alcuno, ammette che finora hanno già ricevuto dallo Stato e speso oltre 18 miliardi di euro di fondi pubblici. E senza mai porsi domande sulla effettiva necessità di certi interventi o ancora sul rispetto della legalità nella ricostruzione, aggiungiamo noi.

Ma il bliz teramano del sindaco Pierluigi Biondi ha avuto anche l’effetto di catalizzare, ancora una volta, tutta l’attenzione dei media regionali e nazionali sul sisma del 2009, oscurando di fatto il terremoto del 2016 e i disagi che sopportano da oltre 3 anni gli sfollati di questi territori. Duole costatare che le uniche reazioni di parziale dissenso sono venute solo dal capogruppo di Italia Viva nel Consiglio comunale di l’Aquila, Paolo Romano, che però si limita solo a ricordare a Biondi che ha in cassa ancora 1,3 miliardi di euro da spendere, richiamandolo poi alle sue responsabilità di sindaco.

Biondi, se possibile, fa anche di peggio quando prova a rispondere al controcanto di Romano con argomentazioni ancora più discutibili: il dibattito comunque resta tutto chiuso all’interno della cinta muraria aquilana.

Su tutto il resto l’intera città resta silente, come assordante è il silenzio dal resto del mondo politico abruzzese. Ma c’è una frase di Biondi che da sola tradisce l’alto livello di bulimia raggiunto da una classe dirigente vorace, senza scrupoli e senza freni che ormai mette a rischio l’intero Abruzzo.

Sottointendendo L’Aquila, così Biondi rimprovera Romano per le sue pur blande contestazioni: Ci sono confini non valicabili: gli interessi della città“. L’altro sottinteso della frase è scontato e lo aggiungiamo noi, riprendendolo da una famosa canzone di Guccini: “e a culo tutto il resto“.

“L’Appello della vergogna”

Per correttezza va detto che Biondi non è solo ma è in buona compagnia. Promotore dell’Appello consegnato al presidente della Repubblica non è solo Pierluigi Biondi (Sindaco dell’Aquila ed esponente di Fratelli d’Italia), insieme a lui c’è il gotha del centrodestra abruzzese. Ecco i nomi:

Marco Marsilio, Presidente della Regione Abruzzo, Angelo Caruso Presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Zaffiri Presidente della Provincia di Pescara, Diego Di Bonaventura Presidente della Provincia di Teramo.

A questa allega brigata si aggiungono anche Francesco Di Paolo e Sandro Ciacchi, coordinatori dei Sindaci del cratere 2009 che, con le loro firme, coinvolgono così nella brutta figura anche i forse inconsapevoli sindaci di altri 56 Comuni:

Acciano, Arsita, Barete, Barisciano, Brittoli, Bugnara, Bussi sul Tirino, Cagnano Amiterno, Campotosto, Caporciano, Capestrano, Capitignano, Carapelle Calvisio, Castelvecchio Calvisio, Castel del Monte, Castelli, Civitella Casanova, Colledara, Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Cocullo, Collarmele, Cugnoli, Fagnano Alto, Fano Adriano, Fontecchio, Fossa, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Lucoli, Montebello di Bertona, Montereale, Montorio al Vomano, Navelli, Ocre, Ofena, Ovindoli, Penna Sant’Andrea, Pietracamela, Pizzoli, Poggio Picenze, Popoli, Prata d’Ansidonia, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, Scoppito, San Demetrio ne’ Vestini, Sant’Eusanio Forconese, Santo Stefano di Sessanio, San Pio delle Camere, Tione degli Abruzzi, Tornimparte, Torre de’ Passeri, Tossicia, Villa Santa Lucia e Villa Sant’Angelo.

Di seguito, il testo dell’appello:

NON FERMATE LA RICOSTRUZIONE DELL’AQUILA

Egregio Signor Presidente,

quello che segue è un grido di allarme e un accorato appello che arriva dalla città dell’Aquila e dal territorio del cratere sismico del 2009.

Nell’anno corrente termineranno le risorse messe a disposizione dallo Stato per la ricostruzione pubblica e privata nonché per il rilancio socio-economico del territorio colpito dal terremoto del 6 aprile. Il rischio concreto è che la rinascita di 57 comuni, localizzati su tre delle quattro province abruzzesi sia derubricata dall’agenda delle priorità all’archivio dei processi conclusi. Così non è. Così non può essere.

Gli Uffici speciali che si occupano di ricostruzione hanno stimato in ulteriori 4 miliardi di euro la somma necessaria a chiudere l’affannoso percorso iniziato all’indomani della tragedia che ha causato 309 vittime e segnato la vita di un pezzo importante dell’Italia. Pertanto, la ricostruzione della città dell’Aquila e del cratere deve tornare a essere una preminente questione italiana. Dobbiamo essere un esempio, per il mondo intero, di concretezza e non di abbandono, dimostrando come si possa mettere in sicurezza il patrimonio monumentale e abitativo e sviluppare le potenzialità di un territorio, incentivandone le capacità attrattive e scoraggiando fenomeni di spopolamento e perdita di valori identitari.

Per queste ragioni, al Presidente del Consiglio, anche quale titolare della delega alla Ricostruzione, chiediamo:

• di assumere impegni formali ai fini di garantire, attraverso idonei strumenti normativi, risorse certe per la ricostruzione, da trasferire secondo tempistiche adeguate, nella misura valutata e indicata dai titolari degli Uffici speciali, per il quinquennio 2021-2025;

• misure normative semplificate e strumenti legislativi utili per accelerare il processo di ricostruzione, con particolare riferimento al comparto dell’edilizia pubblica e scolastica. Non possiamo essere lasciati soli, sospesi nell’attesa di un ritorno alla normalità per il quale abbiamo lottato, nel quale abbiamo creduto, in nome del quale abbiamo ipotecato le nostre vite e il futuro dei nostri figli.

La città dell’Aquila e i territori del cratere non lo meritano per la dignità e il coraggio dimostrati, per il lavoro incessante condotto, giorno dopo giorno, con passione, onestà e competenza, per quanto è stato dato al Paese, in termini di ritorno economico e produttivo ma, anche, di esperienza e conoscenza. Siamo riusciti, con il lavoro e la caparbietà che ci contraddistinguono, a non farci schiacciare dal peso della tragedia che ci ha colpiti. Non vogliamo morire, ora, schiacciati dall’indifferenza della politica e da una burocrazia che ci soffoca.

La ricostruzione dell’Aquila e del suo territorio deve essere motivo di orgoglio nazionale. Fermarla sarebbe una sconfitta di tutto il Paese.

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