Prima assoluta a Capistrello della marcia sinfonica “Omaggio a Capistrello” del maestro Paolo Riverso

Capistrello – Pochissimi sanno chi sia Paolo Riverso, maestro e compositore, che sul finire degli anni ’20 e a più riprese, nei successivi anni ’30, svolse la sua professione a Capistrello. Un nome noto in mezza Europa in quegli anni, che dice molto a musicisti e amanti delle marce sinfoniche.

La marcia sinfonica, Omaggio a Capistrello, eseguita dalla banda Fontamara di Pescina, un altro dei paesi marsicani dove esercitò la sua professione il maestro, è una vera e propria chicca, la cui “riscoperta” si deve a Diego Rozzi e al maestro Simone Sangiacomo che l’hanno rielaborata per l’occasione.

Diego Rozzi, componente del Comitato Feste di Sant’Antonio che ha supportato l’iniziativa, e elemento della banda di Fontamara dove suona il basso tuba, ha visto nella fusione dei due ruoli la possibilità di realizzare un obiettivo che inseguiva da anni. Dare finalmente vita alla partitura della marcia sinfonica dedicata a Capistrello, il suo paese.

Eseguita come prima assoluta, nel giorno di San Rocco, a piazza Risorgimento, dimostra quanto fosse profondo il sentimento di vicinanza e l’attaccamento del Maestro al paese e alla sua banda. Fra il pubblico, presente in piazza ad ascoltare la marcia sinfonica dedicata a Capistrello, anche il nipote di Paolo Riverso, che porta orgogliosamente il nome del nonno.

Nell’ambito di una piacevole chiacchierata col nipote, omonimo del maestro, anch’egli amante della musica, e non potrebbe essere altrimenti, pur senza averne fatto una professione, è emersa tutta la passione e l’amore per un mondo, quello bandistico, che stando alle sue parole, fa sempre più fatica a trovare continuità nelle nuove generazioni.

In una monografia sulla valle dell’Aniene, pubblicata nel 2001, l’autore, Don Domenico Loreti, riserva un ampio capitolo al maestro Paolo Riverso. Nelle pagine a lui dedicate si legge che nacque a Aversa il 26 gennaio 1876 da Raffaele e Lutgarda Fabozzi, e fin da giovanissimo manifestò la sua vocazione per la musica.

Si racconta intatti che era ancora fanciullo quando si commosse profondamente nell’ascoltare la Marcia della Marina, eseguita dalla banda del Reggimento. Nonostante la madre non volesse assecondare la sua passione, Paolo iniziò a frequentare le lezioni di elementi musicali e i solfeggio del Prof. DI GENNARO, suo zio, mentre il Prof. Vincenzo Savoia lo guidò nello studio del trombone.

A Soli 16 anni fu nominato primo trombone della Banda Civica di Aversa. Parallelamente crebbe anche l’estro per la composizione. Inizialmente si iscrisse ai corsi di armonia del Prof. Riccardo RUTA, insegnante del Conservatorio di Palermo e dei Licei “CHERUBINI” e “SCARLATTI”. Passò quindi sotto la guida del Maestro ALESSANDRIA che, constatata la sua naturale predisposizione per la musica, finanziò i suoi studi, senza percepire alcun compenso per le lezioni, che esso stesso impartiva al suo discepolo.

Si perfezionò ulte­riormente, seguendo gli insegnamenti del Prof. Francesco RUTA e del Prof. SAVASTA, insigne maestro del Liceo Musicale di Napoli, che lo erudirono in materia di contrappunto e composizione. Il maestro Paolo Riverso vanta una produzione artistica veramente ragguardevo­le.

Si contano infatti ben 250 lavori tra Poemi, Suites, Ouvertures, Fantasie, Preludi, Scherzi, Marce di ogni genere, pezzi caratteristici per banda, orchestra, pianoforte e violino. Tra le composizioni più famose ricordiamo opere scenico-cinematografiche: Festa di Piedigrotta, le Nozze Pastorali, il Teseo; le Suites Pastorali: Idyllium e Festival; la Ouverture Campestre:

Quinzio Cincinnato, il dittico sinfonico Tristia et Jocundia; le gran marce sinfoniche: Omaggio a Capistrello, sul Lago di Scanno, a Marano sprazzo di luce, al Divo Fucino, Meriggio Ernico, La Palazzola ‘e Napule, e le marce militari Un saluto a Pozzuoli e La Sfilata del Rancio.
Socio della S.I.A.E. di cui era il principale compositore, e delle Accademie Musicali di Villeneuve, Carcassone, Brooklin, San Paulo do Brasil, Palermo, Direttore – Istitutore della “Arte bandistica in Italia”, fu premiato con 4 medaglie oro, 5 d’argento, 2 di bronzo, 5 gran croci d’oro, 4 d’argento, i corona d’alloro e ben 69 diplomi conferitigli dai principali conservatori italiani.

Ricevette numerosi elogi da illustri insegnanti di conservatorio, italiani e stranieri: il Prof. CARAVAGIOS del Regio Conservatorio di Napoli, Prof. PARISI, i maestri Reuchsel (Espress Musical de Lyon); LATINIS, LAURENT JACOBES, LECLERC, Professori al Conservatorio di Bruxelles.

Il maestro svolse la sua attività artistica e didattica in numerose regioni italiane all’estero (Dalmazia e Linz – Austria). In Italia occupò posti in CAMPANIA (Aversa, Gricignano) in SARDEGNA (Isola di Carloforte), in ABRUZZO (Pratola Peligna, Celano, Capistrello, Pescina, Villa San Sebastiano, Tufo di Carsoli) e nel LAZIO (Boville, Pescosolido, Marano Equo, Rocca Canterano e GERANO, dove morì il 21 febbraio 1961.

Paolo Riverso passò molti anni della sua vita in diverse località dell’Abruzzo. In un suo scritto apparso su un quotidiano dell’epoca “Il Risorgimento d’Abruzzo e Molise” del 3 giugno 1923, scrisse: «L’Abruzzo mi piace, perché è pittoresco e mi piace di più, perché gli abitanti amano la musica: arte divina, che incivilisce e rende lo spirito elevato».

A Capistrello arrivò nell’ottobre del 1928, e ci rimase fino al dicembre del 1929. Successivamente ritornò a più riprese a dirigere la locale banda, negli anni fra il 1932 e 1936 e poi ancora nel 1947. Al paese rovetano è legato un curioso aneddoto che trova riscontro nel libro di Don Loreti.

Pare che una sera, nel 1929, durante le prove della locale banda che lui dirigeva, a un certo punto si doveva affrontare un passo molto complesso, nel quale il suonatore dei piatti, non riusciva a eseguire i colpi esatti previsti dalla partitura. Al momento topico accadeva che ne eseguiva qualcuno in più o qualcuno in meno.

Il passo, costituito da tre colpi di controtempo e nove a tempo, veniva eseguito correttamente fino ai primi tre di controtempo, poi però, i successivi nove, o erano di meno o di più. Praticamente la banda si era arenata su quel difficile passo. Il maestro, a quel punto, con tipica arguzia partenopea, escogitò uno stratagemma.

Rivolgendosi al suonatore di piatti, conoscendolo come apprezzato bevitore di vino, disse lui: «Quando dai i colpi di piatto, col tuo pensiero, pronuncia la frase mi vo-glio be-re mez-zo li-tro, dando un colpo di piatto a ogni sillaba». Esattamente nove sillabe, come i colpi di piatto. La cosa funzionò, e fra lo stupore generale e gli applausi dei presenti, il percussionista non sbagliò più.

(il video è stato realizzato da Carmina Palleschi)

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