Il senso degli avezzanesi per la storia [dei parcheggi ]

Ci s’improvvisa cultori di storia locale o addirittura storici da alcuni lustri, in Italia. Una tale moda ha contagiato anche il capoluogo marsicano e in molti si sono persi dietro le (presunte) gesta dei marsi. Immagino che tutto ciò serva a darsi un tono, anche se c’è il rischio di apparire ridicoli; è sconsigliabile avventurarsi in territori del genere, soprattutto quando si tratta di fatti recenti e la memoria può giocare dei brutti scherzi.

In un comunicato (Comitato commercianti Avezzano Centro, 16 settembre 2021) apparso su alcune testate e dedicato a un danneggiamento in piazza G. Matteotti, ha fatto capolino la vicenda del Progetto Luccioni: roba di dieci anni fa. (C’entrava pochissimo o niente con quell’atto vandalico, d’accordo). Lo riassumo sperando di non commettere errori: un privato avrebbe realizzato un parcheggio interrato in piazza G. Matteotti e uno a raso in piazza dei Martiri di Capistrello – il secondo sovrastato da una palazzina a tre o quattro piani; lo stesso imprenditore avrebbe poi incassato per diversi anni le entrate dei parcometri avezzanesi. (Nel senso: addio al parcheggio gratis nel periodo natalizio, alle mezze notti bianche, alle isole pedonali di stagione e ad personam. Avrebbe probabilmente lasciato al comune giusto un paio d’ore per la processione del Venerdì santo). In quel periodo, sia il governo nazionale sia Bruxelles non scuciva più un centesimo per simili interventi preferendo investire su rotonde e piste ciclabili; i singoli comuni potevano fare, in ogni modo, di testa propria: retrogradi sì, ma con i quattrini propri. Stando al comunicato, un tale project financing «non vide la luce per l’opposizione di alcuni consiglieri comunali e partigianerie politiche di cui, poi, si sono perse le tracce». Andò, in realtà, ben diversamente: il consiglio comunale che doveva decidere nel merito non si tenne per mancanza del numero legale. È preferibile aggiungere che l’intero consiglio comunale era favorevole a quei due parcheggi; quel punto, durante quella consiliatura, non fu più proposto alla discussione in aula. (Non erano perciò solo alcuni i franchi tiratori – di maggioranza e di opposizione –, al momento e anche dopo). Le testate giornalistiche locali tirarono dritto: era diventata, di colpo, una bazzecola o era sconveniente indagare (superficialmente, si capisce) sulla vicenda? (Non si è finora riflettuto su questo né da parte dei numerosissimi sostenitori né, da parte dei quattro gatti contrari che però, in qualche maniera, vinsero; si tratta di un fatto ormai quasi storico considerando il numero degli anni trascorsi. Già: perché finì proprio così?). Nelle tre campagne elettorali che seguirono, nessuno (partito, lista, candidato sindaco e consigliere comunale) riprese il Progetto Luccioni eppure esso, com’è ricordato nel testo: «aveva avuto il benestare unanime degli stessi commercianti». (Una simile approvazione ha quasi valore di legge in un posto depresso come Avezzano). Sono rimaste in silenzio anche le associazioni di categoria dei commercianti, in questo non breve lasso. Perché ci hanno ripensato proprio tutti? Un tale progetto non appare perciò nei tre programmi di governo che hanno indirizzato l’azione delle Amministrazioni che sono seguite.

Il comunicato che cito non ha finora avuto un seguito, com’era facilmente prevedibile; se non altro esso mi ha nuovamente chiarito perché fosse allora sconveniente raccontare tutta la vicenda del Progetto Luccioni – anche interpretarla.

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