Direttore di SITe.it agli arrosti domiciliari

Catturato in Calabria, è ora in stato di fermo presso la sede della redazione di SITe.it. Cotto in flagrante e ancora con coltello e forchetta in mano, agli uomini che lo hanno immobilizzato e disarmato ha urlato: "lo rifarei". E' caccia ai complici: tutti i particolari in cronaca

Ad amici e collaboratori aveva detto che si sarebbe assentato per una vacanza al mare di qualche giorno: altro che spiaggia e ombrellone, il Venti si è invece reso protagonista di un brutto episodio di cronaca di colore.

Gli inquirenti si sono messi sulle tracce del direttore in seguito ad una soffiata di un collaboratore della testata – pare si tratti del corrispondente da piazza Torlonia – che lo ha segnalato alle autorità: qualche ora prima dell’inizio delle operazioni che hanno portato a spiccare nei suoi confronti il mandato di cottura, il Venti si era incautamente vantato sui social di avere due cadaveri nel frigo di cui sbarazzarsi. Ignoti sia l’identità delle vittime che i motivi che hanno spinto il direttore fino al punto di non contorno.

Giunti sul luogo del diletto, agli investigatori è bastato poco tempo per scoprire cosa stesse bollendo in pentola: è stato possibile ricostruire la dinamica dell’efferato crimine proprio grazie alle foto e alle descrizioni dettagliate postate in rete. Da quanto è emerso da una prima ricostruzione il direttore ha fatto a pezzi i corpi con l’aiuto di complici ancora ignoti cercando, in seguito, di sbarazzarsi di ciò che restava delle vittime dandole prima grossolanamente alle fiamme per poi lacerarne le carni a morsi e scioglierle, infine, nell’acido (gastrico, in questo caso).


I testimoni che hanno assistito alla scena sono ancora sotto shock: difficilmente potranno dimenticare l’accanimento e la ferocia con cui si è avventato su ciò che restava delle povere vittime in contrasto stridente con la metodicità e la freddezza con cui ha pianificato e documentato tutta l’operazione.

Al momento il direttore è sotto custodia cautelare in quanto insiste il pericolo di reiterazione del reato.

Salvo clamorosi sviluppi dell’ultim’ora, la condanna al rinfacciamento a vita pare scontata ma, nel frattempo, speriamo che da oggi in poi faccia maggiore attenzione a ciò che pubblica sui social o sulle chat private.

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