Avezzano – Parco del Salviano: la politica del “Gratta-e-vinci”

Foto galleria sulla "Riserva naturale guidata Monte Salviano". Tra alberi crollati e sentieri chiusi, lo scenario è peggiore del degrado e dell'abbandono in cui versa la pineta nord della città

È bene chiudere la mia carrellata (da cartolina) sul degrado degli spazi verdi con l’altura più cara agli avezzanesi: il Salviano. (Meglio, la Riserva naturale guidata Monte Salviano).

Foto di Claudio Abruzzo

Lo scenario è simile e peggiore a quello della pineta nord; c’entrano di mezzo sicuramente le nevicate di gennaio e le ventate di febbraio ma è opportuno avere un’idea più chiara, complessiva della situazione. Le riserve naturali sono costantemente indagate (ufficialmente, informalmente) da diverse figure per ciò che riguarda la vegetazione e la fauna: perché non imitare – di quando in quando per carità –, quegli esempi? È successo nel passato recente. (Le vicende legate al restauro di piazza Torlonia e dei platani in piazza del Mercato, mostrano come alberi che sembravano, a tutti, sanissimi ed eterni erano in realtà malati; a differenza di quelli delle riserve, essi si trovavano in zone molto frequentate dalle persone).

L’Amministrazione invece che fa? Rilancia anziché affrontare il problema, come solito. Stanzia circa la quarta parte per la realizzazione di un percorso «inclusivo» [sic]: dovrebbe pensare al resto la Fondazione Carispaq, come solito. Un tale intervento andrebbe incontro alle esigenze di un «sempre crescente numero di sportivi e cittadini che frequentano la riserva per fare jogging», secondo il quotidiano regionale del 20 marzo 2021. La popolazione diminuisce, invecchia da cinque-sei anni e anziché abbattersi per tutto ciò, gli avezzanesi – alé – si danno al jogging. Dentro una riserva naturale guidata – noblesse oblige. (Domanda: se poi detta fondazione, invece, non scuce i quattrini?)

Dovrebbe preoccupare un incremento – se dimostrato con i dati – dei frequentatori di quel posto perché ciò si tradurrebbe in aumento della sporcizia, del degrado. (Mercato del sabato intorno a piazza A. Torlonia docet). Come ci si è comportati altrove, nelle altre aree naturali? Dagli anni Novanta – poco dopo l’esplosione del turismo a basso costo –, chi gestiva un’area naturalistica eliminava dalla cartografia quei sentieri che attraversavano zone particolarmente delicate, spingeva i turisti verso le visite guidate – ad accesso limitato –, puntava sulla didattica ambientale. (Giusto per avere una cifra di quanto è indietro l’attuale Amministrazione). Manomettendo o distruggendo ciò che attrae, d’altra parte, faccio diminuire o addirittura perdo un flusso. Porto un esempio. I numerosi varchi nelle siepi di bosso presenti in piazza A. Torlonia – il messaggio che tutto ciò trasmette –, favorisce chi ha l’insana idea di penetrare nei prati, anche in bicicletta, senza porsi problemi di coscienza: torneranno spelacchiati nel giro di pochi mesi, come quattro anni fa. Come intervenire? Dove trovare, in questo caso, i soldi: Lotteria Italia, Casino de la Vallée, Lottomatica?

Fa parte del retaggio rurale l’idea che in un qualsiasi luogo pubblico si possa fare davvero tutto.

(Torno al provincialismo d’ordinanza). Dall’inizio della pandemia in corso, si è preso a parlare di Ville du quart d’heure15-Minute City Platform per gli anglomani. Di cosa si tratta, in breve? Bisogna rendere maggiormente autosufficienti i quartieri per diminuire gli spostamenti negli agglomerati urbani. Le grosse città hanno già dei quartieri strutturati: si tratta di aggiungere nuovi servizi, favorire l’apertura di altri negozi e botteghe artigiane. Avezzano ha una periferia informe, un dormitorio a forma di ciambella; il prossimo Prg potrebbe dare una mano importante, anche se ci credo poco.

Per ciò che riguarda il verde pubblico e gli spazi di socialità si tratta d’intervenire su ciò che c’è – inutilizzabile e inutilizzato da decenni –, rendendolo funzionale. Si tratta di isolare gli spazi verdi in periferia dal rumore del traffico motorizzato, di fabbricare delle zone d’ombra attraverso piante più alte e frondose. (Volendo, qualche panchina). Vi sono spazi del genere – certo non da cartolina –, nella zona più densamente popolata della città, intorno a grossi condomini – sotto casa: perché, invece, voler spostare di qualche chilometro quelle 12mila persone che vivono nella parte più nuova della città? Per correre…

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