Avezzano, il durevole gioco del silenzio

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La settimana scorsa mi è stato richiesto un pezzo riassuntivo di ciò che ho pubblicato, in teoria ciò che è successo nel 2022 ad alberi e aree verdi della città; anche qualche considerazione. È complicato formulare giudizi telegrafici, netti, esatti al millimetro, nel nostro caso e lo dimostro subito con un esempio. Ho pubblicato un paio di censimenti degli alberi recisi e non rimessi a dimora durante quest’Amministrazione: il numero delle piante mancanti è finora cresciuto, tra Quadrilatero e periferia (almeno – 357; non rientrano nel mio conteggio quelli nelle pinete). Poco più di un mese fa invece, in occasione della Festa dell’albero sono state piantate alcune essenze diverse (acero campestre, orniello, sanguinella, sorbo) da quella dominante nella pineta nord. Mi sono augurato un simile intervento in quel posto almeno trent’anni fa, per rendere il sottobosco meno aggredibile dagli incendi. Come giudicare a questo punto? Preferisco invece elencare frammenti su cui non ho pubblicato un rigo, ma di cui ho discusso con gente che frequento: è utile per meglio conoscere gli Homo sapiens ammassati nella zona più che la condizione del patrimonio arboreo locale.

Apro con un fuori-sacco, ben si addice a queste giornate di spensieratezza e buonumore. È uscita poco più di un anno fa la notizia dell’aula verde didattica (all’aperto), nella lochéscion di monte Salviano (1.011 m s.l.m.) «con dodici banchi, sei dei quali fruibili per i diversamente abili, una piccola arena, un mini orto botanico a fini didattici, due giochi inclusivi e un’altalena, più una serie di pannelli da utilizzare come base “informativa” sui temi ambientali» (MarsicaLive) – ci mancava ‘With the barkers and the colored balloons’, ma soprattuttola successiva: ‘You can’t be twenty’. Io la interpretai come una presa di distanza dal meteorologo di riferimento: «Non dimentichiamo poi che nella Marsica fa freddo 10 mesi l’anno e negli altri 2 piove» – non cito la testata giornalistica da cui è tratta. Adesso comincio davvero.

(Uno). 3 marzo 2022, ho fotografato un pino abbattuto di fresco e ridotto in pezzi nella pineta nord. Mostrato a un paio di amici – che ne sanno più di me – per avere conferma della mia impressione: era sano. D.: «Perché l’hanno tagliato?». R.: «Non lo so. Niente polemiche, lasciamo stare, tanto è solo uno…». (È rimasto lì – oggi è 27 dicembre. Restano immobili nello stesso posto in cui sono caduti anche altri pini, abbattuti dalle ventate nei mesi precedenti).

(Due). Estate 2022, visitine con amici ai resti di tre grossi alberi recisi lungo via A.M. Torlonia (altezza via Marruvio): «Non erano malati…». Anche secondo me ma si può sbagliare in tanti. L’Amministrazione precedente spiegava – anche facendo divulgare da esperti – il senso di simili operazioni, dettagliatamente, ogni volta. Mi ha abituato male – anche altri cittadini –, o è almeno opportuno, in una società presunta democratica, comportarsi proprio così?

(Tre). Inizi di settembre, foto dell’asilo Montessori (lato su via E. Di Gianfilippo) inviata a compaesani fuori città da decenni. In quella zona della struttura erano stati eliminati sedici alberi in un solo colpo. Qualcuno mi chiese altre informazioni – che non trovava nelle testate giornalistiche locali. Erano sane, malate, morte quelle creature? Proprio tutte? (Ne sono rimaste alcune nella parte che dà su via Roma e ciò m’insospettì). Mi sono fermato tre o quattro volte mentre tagliavano: per me erano in salute. (L’arte, in casi del genere, consiste nell’osservare, scattare fotografie prima che gli operai addetti sporchino il tronco rimanente con la terra). Era successo che cosa? Nessun accenno a quell’operazione nel consueto copioso flusso d’informazioni provenienti da Palazzo di città – ‘Tacere bisognava, e andare avanti’.

(Quattro). 10 ottobre tarda mattinata, è terminato l’abbattimento di una dozzina di robinie in via L. Cadorna – l’inizio dei lavori mi era stato segnalato il sabato precedente con qualche foto; scatti degli isolati dal centro della carreggiata whatsappati anch’essi a diversi amici sparsi per l’Italia del nord. (Ci ho messo i piedi almeno tre volte, è scappata anche un’istruttiva chiacchierata con chi stava lavorando). «Perché non scrivi qualcosa?» e richiesta d’informazioni non trovate nei media locali. Ci risiamo: perché con l’amministrazione Di Pangrazio 2, le testate giornalistiche locali che prima indugiavano sul ramo o sul rametto caduto, adesso invece tacciono per decine di essenze eliminate? Affari loro. (Più di uno ha spiegato come sono messi i rapporti tra amministratori e pubblicisti in questo periodo ad Avezzano, proprio su Site). Idem: che fine hanno fatto tutti quegli amici della Natura last minute (anche ‘just for one day’) che manifestarono e alcuni di loro addirittura si legarono ai sette alberi di piazza del Mercato per non farli abbattere?

(Cinque). Intorno alla III domenica dell’Avvento, è iniziato l’abbattimento di una serie di piante su via A.M. Torlonia. Escursioni-lampo con amici per osservare la betull(in)a e il poco altro rimanente mentre proseguivano i lavori; un’unica foto inviata a un amico del posto – era mattina presto e perciò ancora buio… In diversi: «Non dici niente?». Sono rimasto in silenzio sugli ultimi abbattimenti approvandoli per un paio di motivi: 1) mi sono accorto – osservando le sezioni dei tronchi – che quelle piante erano malate, io come tanti non lo sospettavo neanche lontanamente; 2) il Comune ha spiegato i motivi di quell’operazione (12 dicembre) – essa è legata a un progetto. (Assisteremo alla: «Nuova piantumazione delle piante tra dicembre ed inizio della primavera prossima»?). Tutto regolare? Dico di sì anche se qualcuno può definirmi impolitico. A ragione o a torto? La seconda considerando che io, citoyen, sono arrivato a giochi fatti e non poteva andare diversamente. (Chiarisco immediatamente). Un assessore all’Ambiente fa analizzare un albero da due botanici, entrambi concordano sulla malattia – non la morte – di una pianta; uno poi consiglia di toglierla di mezzo mentre l’altro propone di curarla. La decisione del nostro assessore su quell’albero sarà necessariamente politica. È una novità? No, gli avezzanesi ci sono già passati con le vicende di piazza A. Torlonia e quella del Mercato (De Angelis). Nel primo caso bisognava monitorare alcune piante in quel posto dopo un periodo dai primi abbattimenti per registrare se la loro salute fosse migliorata o no – recidere se si fosse registrato un peggioramento o aspettare ancora –, nel secondo era necessario controllare se il «cancro colorato» avesse contagiato altri platani nelle vicinanze. Vi sono stati controlli da parte (prima) del commissario prefettizio e (poi) dell’attuale sindaco? (‘Vuolsi così colà dove si puote | ciò che si vuole e più non dimandare’).

(Sei). La cosa che mi ha maggiormente disgustato quest’anno è la serie degli alberi tolti di mezzo dalle ristrutturazioni edilizie e dalle sostituzioni. (Anche quelli danneggiati dai cantieri stradali). L’attuale situazione nel Quadrilatero è dovuta ad almeno un quarto di secolo di mancata manutenzione e di complicità con il commerciante che chiedeva l’eliminazione di una pianta perché: «Ammémi copre la vetrina…», da quello del bar «Ammémi occorre spazio…». Vi è stato il privato che ha invocato la motosega per danni provocati dalle radici ai sotto-servizi – talvolta a ragione. (Qualcuno ha agito per proprio conto, indisturbato e soprattutto impunito: che vai a dirgli a un qualsiasi «padre di famiglia» che danneggia a morte una pianta non sua, in un posto dove tutti «tengono famiglia»?). Capiranno mai al Comune, che così autorizzando, così essendo complice, sarà distrutta una parte del patrimonio storico locale? Ci metteranno mai una pezza? (Sono domande retoriche, vabbè).

(Bonus track). Spero che lo staff per la comunicazione del sindaco smetta la ridicola espressione «boulevard urbani» riferita a elementi di un restyling immaginato a ridosso del Quadrilatero – quella con il pleonastico budellone ciclo-pedonale davanti Castello Orsini –, risparmierebbe la figura dei peracottari agli avezzanesi agli occhi di chi legge simili amenità da fuori. (Mai stati a Boul’Mich? Soprattutto: troppa fatica buttare un occhio a Wikipedia, eh?). Buon 2023.

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