Avezzano eterna adolescente

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Mi ha colpito in modo marginale l’improvvisa «sparizione» della pista ciclabile su corso della Libertà per dei lavori non in corso e non lungo tutto il tronco – per quello che ho notato alle 7,30 del 19 dicembre; è successo tutto di colpo senza il consueto clamore mediatico da parte di chi amministra. Si è trattato – secondo me – della classica furbata da studentello della media inferiore, il tipo che vuol prendersi gioco del prof, ma non ci riesce com’è ovvio. (È hýbris di passaggio, che scompare non appena un ragazzo comincia a scoprire i propri limiti). M’interessa ripercorrere ciò che è successo in precedenza, ritengo sia più interessante.

L’avversione alla pista ciclabile che attraversa una zona del Quadrilatero risale a poco dopo la sua costruzione (2018); l’opposizione all’amministrazione De Angelis provò in diverse maniere di sbarazzarsene, ma queste non approdarono a nulla – com’era prevedibile.

L’attuale situazione deriva dalla tarda estate 2020 (Amministrative); la maggior parte dei candidati sindaco mostrò scetticismo quando non avversione nei confronti di simile infrastruttura, tra questi i due contendenti che raggiunsero il ballottaggio. La maggioranza degli avezzanesi andati alle urne, era perciò contraria a quella pista ciclabile. (Almeno l’Occidente va da un’altra parte, com’è noto). Il neo-sindaco promise, in un paio d’interviste, che smantellare i cordoli – per ragioni di «sicurezza» – sarebbe stata una priorità della sua Amministrazione; sappiamo com’è finita. (Un paio di domande retoriche: quante città italiane, da allora, hanno eliminato gli stessi pericolosissimi cordoli? L’azienda produttrice dei citati perniciosi separatori ne produce ancora?). Nel frattempo, il mercato degli ambulanti era tornato nella sua vecchia sede, occupando, in un giorno di particolare affluenza – sabato –, anche il tratto dell’infrastruttura su via XXIV Maggio – io parlai di pista ciclabile octroyée. Concessa perciò – gentilmente – da gente generalmente non del posto. (Poi sono state aggiunte addirittura delle lucine, in un pezzo di quel tratto).

A marzo, rituale lamentazione dei commercianti riguardante la situazione in corso della Libertà, appiccicata alla chiusura o anche al trasferimento di alcuni esercizi (Happy Idea, New Office, La Sorgente): «le [cause] sono molteplici» (Giuliana Di Pasquale), però poi si va a finire nel solito punto «Colpa, secondo alcuni, anche della pista ciclabile che si è “mangiata” i parcheggi su un intero lato della strada.», E. Berardinetti, L’urlo dei negozianti: «Corso della Libertà sempre più in agonia», in «Il Centro» 8 marzo 2022. È interessante per fare il paio, un’intervista a Lucio Mercogliano e Carmine Silvagni due elementi dell’Amministrazione in carica; anche loro parlano di: «ciclabile nelle zone di parcheggio dei negozi», E. Berardinetti, Fuga dei negozi, il Comune: colpe di ex amministratori, in «Il Centro» 10 marzo 2022. Aggiungo la recente: «Molti dei titolari addossano le responsabilità anche sulla pista ciclabile, per aver occupato i parcheggi su un intero lato della carreggiata», L. Pulsoni, Corso Libertà, sparita la ciclabile. Il Comune: «Misura temporanea», in «Il Centro» 17 dicembre 2022. Qual è il collante? È l’uso privatistico di spazi pubblici urbani. Chi è in affitto o acquista un locale, vanta dei diritti anche sul marciapiede e sulla carreggiata davanti al proprio esercizio. È un malcostume coperto dalla diffusa omertà, un retaggio agro-pastorale nella mentalità di chi si trova accampato nel perimetro comunale. Ancora sullo stesso tema, l’assessore alle Attività produttive: «da molti [commercianti] viene vista negativamente perché toglie parcheggi ed è poco utilizzata», e.b., Verdecchia: attenzione a corso della Libertà, in «Il Centro» 18 maggio 2022. Un uomo dell’Amministrazione avrebbe risposto per le rime, soprattutto per ciò che riguarda la seconda parte – d’altronde, «Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare», per dirla con don Lisander. L’utilizzo, il numero delle persone che frequentano una simile infrastruttura è (dovrebbe essere) monitorato dall’Ufficio del traffico comunale. Domanda: esiste un tale sportello ad Avezzano?

A fine marzo, trasalii – ‘Lo sposo è impazzito oppure ha bevuto’ – nello scoprire che Avezzano entrava a far parte del circuito ComuniCiclabili FIAB. Era successo lo stesso al capoluogo regionale due mesi prima ma vi erano dei buoni motivi: L’Aquila si trova avanti decenni rispetto ad Avezzano per ciò che riguarda le politiche della mobilità. (Anche Sulmona – 22mila abitanti – è messa meglio).

Ad aprile, è stato annunciato l’avvio dei lavori per un tracciato ciclo-pedonale sulla SR 5 che parte da Caruscino e raggiunge – per ora – San Pelino; io ne avevo già sparlato al suo tempo, salvando però il marciapiede.

https://www.site.it/avezzano-la-pista-ciclabile-sospesa/?amp

Mi ha infastidito leggere questo, domenica. La citata «sparizione» «riaccende lo scontro tra gli ambientalisti e i commercianti di corso della Libertà, contrari al passaggio della pista ciclabile nella zona», L. Pulsoni, Ciclabile sparita, s’alza la protesta. Gli ecologisti: «Subito il ripristino», Il Centro 18 dicembre 2022. Ad Avezzano lo svolgimento di quella vicenda è stato uguale a quello registrato – nove volte su dieci – in altri comuni, non solo italiani negli ultimi decenni: è l’Amministrazione comunale a prendere l’iniziativa, in genere per risolvere alcuni problemi del traffico. (C’è poi chi si accoda, sostiene, difende quell’idea com’è normale – associazioni, comitati di quartiere, sindacati, semplici cittadini). Fu un Comune statunitense a chiudere il primo tratto di strada al traffico motorizzato, nel 1953non c’erano associazioni né di ambientalisti né di biciclettomani allora, a chiedere un’isola pedonale; non esistevano proprio. È successo lo stesso negli anni Settanta, con le piste ciclabili: furono gli amministratori a prendere simili decisioni e di nuovo per evitare gli ingorghi nel centro città. (Ho riportato quelle date per dare una cifra dell’arretratezza e del provincialismo che si respira, a pieni polmoni, nel capoluogo marsicano). Sono perciò gli amministratori, i partiti politici e non altri i primi a dover difendere quel tipo d’infrastruttura. Poi viene il progettista; è successo mesi addietro per le accuse (campate in aria) al progetto di restyling di piazza del Mercato – tutto dipendeva invece da qualche modifica operata nelle stanze del Palazzo di città. (E poi, ci vuole tanto per ribattere alla panzana messa in giro da alcuni bottegai secondo cui i negozi chiudono perché c’è la pista ciclabile? Allo stesso modo, perché alcune testate giornalistiche danno spazio a posizioni frutto di una simile – a voler essere ottimisti – sfrenata fantasia? Qui torniamo a don Lisander…). Tante macchiette in circolazione non si rendono conto – neanche lontanamente – della pessima figura che rimediano tutti gli avezzanesi quando qualche forestiero mette i piedi in città.

Riprendo con i comuni cittadini. Nello scorso aprile, è stato eliminato l’ultimo dei tre tratti di cordolo della ciclabile che raggiungeva piazza J.F. Kennedy; la lentissima opera di rimozione è durata non meno di tredici-quattordici mesi. Si trattava di elementi di una discreta taglia: letto qualcosa sulle numerose testate locali? Quelle dove non mancano mai scatti e commenti indignati per un… flacone (vuoto) di metadone o qualche fazzoletto di carta abbandonato per terra.

Come finirà? Mi fido di quanto dichiarato dall’assessore ai Lavori pubblici sul Centro di domenica scorsa: tornerà tutto normale alla fine. Durante il lockdown, furono concessi – spostando le «panchine» di pietra – degli spazi agli esercenti posti nella parte superiore della Piazza per la durata di quel periodo: è rimasto così. Quello invece me lo aspettavo – immagino che non sia neanche finita a quattrini. (La nuova Avezzano è cresciuta sulla rendita non sul lavoro).

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