Avezzano – Elezioni tre/8

(Una parentesi). Gli avezzanesi si mostrano spesso arrabbiati nei confronti degli aquilani; l’hanno presa anche con i pescaresi recentemente, ma non si è mai registrato un atto di ostilità o di rivalsa o un qualsiasi tentativo di modificare i rapporti di forza.

Federico Falcone scriveva: «Il dramma Coronavirus ha messo in luce, una volta di più, come la realtà marsicana sia slegata dal contesto provinciale e totalmente indifferente nell’ambito di quello regionale», MarsicaLive, 29 aprile 2020. Mario Sbardella riporta: «[In] città si parla della Marsica sotto scacco degli aquilani», IlCentro, 10 giugno 2020. Leonardo Casciere ha poi dichiarato al Centro «L’intento degli aquilani è chiaro: vogliono gestire la città, evitando di avere al tavolo un sindaco che possa far valere le ragioni del territorio», 19 giugno 2020.

È infine uscito il candidato sindaco ideale da attaccare: Tiziano Genovesi; egli ha ricevuto l’appoggio del leader nazionale della Lega, dal consigliere regionale di Ovindoli Simone Angelosante e difeso strenuamente, seguito passo dopo passo, dal deputato aquilano e coordinatore regionale Luigi D’Eramo – «ormai di casa in città», IlCentro, 14 luglio 2020. Lo stesso ha avuto un ottimo supporto dai quadri regionali del suo partito – non si era mai vista una cosa del genere in precedenza, anche se possibile. La campagna elettorale dell’uomo della Lega è stata finora meglio seguita e in modo tempestivo, dalle testate giornalistiche aquilane (AbruzzoWeb, IlCapoluogo) più che dalle marsicane.

Torno al discorso che m’interessa maggiormente.

Possono gli avezzanesi provare a risalire, rosicchiare un po’ di potere? È difficilissimo se non impossibile appunto per un’organizzazione di tipo piramidale dei partiti politici dopo l’Ottantanove che lo consente meno che in precedenza. (È una questione che riguarda solo loro). Chi vuol far carriera partendo dalla periferia deve accontentare chi gli sta sopra: si ascende per cooptazione dall’alto non per elezione; tutto si basa nel non mettere in discussione l’ordine esistente: L’Aquila nel nostro caso. Il politico aquilano o pescarese (chietino, teramano), pensa a dirottare il grosso dei quattrini che riesce a racimolare dalle sue parti; finiscono solo le briciole alle città minori – il politicante che si trova in basso deve acconsentire, se vuole guadagnare una posizione superiore. Maurizio Bianchini: «Inutile lamentarsi quando eleggiamo soggetti pronti a incassare il voto degli avezzanesi e un minuto dopo gli stessi si offrono al miglior offerente per carriere personali», MarsicaLive, 21 luglio 2020. («Ricordatevi che c’è una grande differenza tra inginocchiarsi e mettersi a pecora», Frank V. Zappa dixit). Altrimenti?

Ho incrociato questo, mesi addietro: «Qui l’unica soluzione è la secessione dall’Abruzzo»; affermava questo il sindaco di Collarmele (Antonio Mostacci) a proposito di questioni inerenti alla sanità (MarsicaLive, 16 aprile 2020). Ok, via dall’Abruzzo per andare dove? Ho immediatamente ripensato al cosiddetto movimento per la «Provincia AZ» nella seconda metà degli anni Ottanta del secolo scorso: Avezzano voleva diventare provincia, aiutata dagli altri paesi della Marsica con decine di migliaia di firme raccolte ed entusiasmo alle stelle. (Finì male, com’era prevedibile). Si registrò una larghissima partecipazione popolare ma si notò poca politica tra la mala pianta del localismo e quell’altra nascente – peggiore – dell’identitarismo; nessuna menzione dell’ambiente e della geografia. Non ci accorgemmo (collettivamente) perciò che noi eravamo (siamo) legati al Lazio da due bacini idrografici (Tevere, Liri-Garigliano e Volturno). Il Velino ci separa o ci lega a quella regione? Era preferibile, in tal senso, la figura di Odisseo oppure Lassie più che Abramo in giro per l’Asia Minore: era più facile tornare a casa, più utile soprattutto. (Altro che regione patchwork, Marsi e paccottiglia del genere). In ogni modo, meglio la «città eterna» che quella degli affittacamere: avremmo contato politicamente poco, ma in quelle parti giravano più quattrini, indubbiamente. Pesò in quella vicenda, appunto, l’abitudine (l’attitudine?) a stare al guinzaglio: risparmia la fatica di pensare, d’impostare strategie di sorta.

In simili discorsi, appare costantemente una linea continua adagiata in una cartina – altrettanto muta – che sta per Marsica: senza rilievi, pianure – campagna –, fiumi, strade e ferrovie quindi flussi, città e perciò persone; priva di uno straccio di una storia alle spalle. È ben diversa la realtà: una città, nel nostro tempo, «prosegue» in qualche maniera in un’area difficilmente individuabile. Un ragguardevole numero di avezzanesi ha creduto alla panzana – fatta circolare da qualche testata trash – che indicava la costruzione di una pista ciclabile al centro come la causa scatenante della chiusura di alcuni negozi in quella zona, mentre sarebbe stato utile commentare i dati Istat che quantificavano il calo dei residenti nell’ultimo quindicennio, sia nella Marsica, sia nelle aree circostanti: la crisi demografica del vasto hinterland si ripercuote anche nelle attività che si svolgono nel capoluogo. (È anche vero che se così tante persone ricorrono al pensiero magico, non c’è speranza di sopravvivenza in una società, in un’area geografica così connessa e… moderna. Non si accenna minimamente neanche alle proiezioni per il prossimo trentennio; la fascia appenninica è la parte dell’Abruzzo che maggiormente rischia di divenire un ‘erbal fiume silente’).

È difficile da mandar giù l’essere il capoluogo di un’ampia zona ormai alla deriva, da anni – altro che attrarre nuovi investitori. Fa riflettere una constatazione di Pierluigi Di Stefano (Generazione +): «La mia generazione è quella che ad Avezzano è sparita» (MarsicaLive, 11 agosto 2020). È velleitario parlare di ripresa economica senza laureati ventenni o trentenni a disposizione.

Nell’election day in questione, si deciderà soprattutto della riduzione o no del numero dei parlamentari. Nazario Pagano (Forza Italia) ha ricordato che l’Abruzzo potrebbe passare, in caso di conferma: «da 14 a 9 deputati e da 7 a 4 senatori», AbruzzoWeb, 20 agosto 2020. Gli oltre 36mila elettori avezzanesi avevano finora non molte chance di eleggere un proprio rappresentante a Roma – occorre un bacino di quasi 96mila abitanti; si tratterà di disporre un rappresentante ogni 151mila se la legge sarà confermata dagli italiani. M’interessa perciò la percentuale di No al referendum confermativo a scala regionale: dopo aver eletto un romano presidente della regione Abruzzo, gli abruzzesi – ex forti e gentili – faranno glu-glu-glu anche in quest’occasione? 3/8

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