Avezzano – Elezioni quattro/8

I contemporanei hanno un’idea vaga del territorio in cui vivono: della città vera e propria, fisica invece? Pesa in questo caso la porzione di spazio, i luoghi in cui i singoli conducono la propria esistenza, i percorsi che collegano gli spazi a essi familiari. Un tempo, i partiti riuscivano (quasi) a sintetizzare una tale mole di dati, avevano il polso della situazione in ogni modo ed elaboravano proposte; una volta conquistato uno scranno, tutta la loro conoscenza finiva generalmente nel dimenticatoio, ma questo è un altro discorso. I comitati elettorali degli ultimi decenni – liste civiche comprese – brillano per la loro scarsissima conoscenza e l’incapacità d’impostare una qualsiasi politica riguardante complessivamente la città.

Nella Penisola alcuni partiti sventolano la bandiera della «sicurezza». Orbene, da noi sono stati registrati 345 omicidi su 60milioni di abitanti, nel 2018; negli Stati Uniti sono state uccise circa 40mila persone su 330milioni, nel 2017 – in Brasile 63mila su 210milioni. Non c’è paragone: l’Italia è un posto abbastanza sicuro, tranquillo e Avezzano ancora di più. Ciononostante Di Pangrazio: «Non è più tollerabile vivere in una città ostaggio di tanta violenza», MarsicaLive, 28 agosto 2020. Sorge spontanea la domanda: secondo quali dati? Non si tratta della classica esagerazione da campagna elettorale; io mi chiedo: che cosa può pensare un pescarese – senza allargarsi troppo – a leggere una frase del genere? La città guadagna o perde in immagine? (Un pescarese che, casomai, voglia aprire una farmacia, una rosticceria o un laboratorio artigianale; Pescara ha circa il triplo degli abitanti del capoluogo marsicano ed è sicuramente più violenta).

Così inizia la prima delle 21 lezioni per il XXI secolo di Y.N. Harari: «Gli esseri umani preferiscono pensare in termini di storie piuttosto che di fatti, numeri o equazioni, e più semplice è la storia, tanto meglio è».

Abbandono le narrazioni, i desideri e mi dirigo verso la conoscenza, quella spicciola, prosaica. Il prossimo sindaco amministrerà un territorio comunale con una superficie di 104,09 kmq; con i suoi poteri può fare molto in un tale ampio spazio. Domanda: le cose sono messe davvero in tal modo? Mi è capitato di pubblicare: «Avezzano con i suoi dodici siti [inquinati] non è messa male, rispetto che so, a Bussi sul Tirino, ma neanche tanto bene», 25 gennaio 2019. (Avevo solo riportato una notizia a scala regionale ripresa solo da MarsicaLive, in zona). Ecco, gli avezzanesi si ritrovano una percentuale (minima a onore del vero) di territorio al momento inutilizzabile, su cui però essi non possono contare – ma non lo sanno.

In diverse occasioni, ho ascoltato persone che lavorano per il Comune a proposito della sua rete stradale. Se ne ha un’idea, non molto precisa della sua consistenza ma conta poco nell’economia del mio discorso: il capoluogo marsicano possiede tra i 200 e i 250 km di strade. (Strada vuol dire anche marciapiedi, caditoie, lampioni, scivoli per i disabili, segnaletica; tornerò in seguito sull’argomento). Capita d’imbattersi, di quando in quando, in scatti e pezzi giornalistici che denunciano la presenza di buche sulla carreggiata e dei marciapiedi dissestati; si tratta di situazioni non troppo gravi rispetto alla realtà – le testate pubblicano quello che gli arriva nella casella di posta elettronica. Chi paga le tasse, i cittadini più in generale, ha il diritto a circolare in sicurezza. Quanto costerebbe mantenere tutto in perfetta efficienza in un agglomerato che conta almeno 200 km di strade? Nel senso: quota del bilancio annuale. In breve: gli avezzanesi dovrebbero utilizzare una buona parte dei quattrini in cassa solo per pagare l’asfalto. Entra in ballo, a questo punto, la saggezza degli amministratori. (Nessuno ha mai sollevato dubbi sulla bontà e la lungimiranza dei piani urbanistici e delle politiche per l’abitazione dal secondo dopoguerra in poi, prevedibilmente).

Una nota di leggerezza. Da un paio d’anni, si conosce la consistenza del patrimonio arboreo – nel senso: quello lungo i marciapiedi e poco altro. È stata una conquista per la città, senz’ombra di dubbio. Sorge spontanea la domanda: come immaginavano, pensavano alla quantità da scrivere sugli appalti, sui contratti per la manutenzione del verde, nei decenni precedenti? Dadi, numeri usciti alla lotteria, indovino?

Passo dal numero degli alberi a quello degli abitanti. È banale dire che è (era) una città di 42.285 anime: non si tiene conto di chi lavora, studia e vive lontano senza rientrare nella categoria dei pendolari. (Vi sono, in compenso, quelli che trascorrono ad Avezzano week end, settimane o mesi per lavoro o studio…). Come impostare, tanto per dirne un paio, le politiche sociali, la stessa Eventi Estate se si conosce poco della composizione, per età, della popolazione?

Va da sé che, generalmente, non si ha un’idea precisa di dove cominci, finisca una città – negli ultimi decenni si è manifestato il fenomeno dello sprawl anche in Italia. Un esempio tra i tanti. Il Centro giuridico del cittadino ha pubblicato: «decine di persone, soprattutto giovani che non hanno i mezzi o l’età per spostarsi con l’auto, sono costretti a camminare su quei cigli della strada, con evidente pericolo», 1 novembre 2019. L’associazione si riferiva al traffico verso gli shopping center posti sul tratto ovest della Tiburtina Valeria – non vi sono marciapiedi di sorta. Ebbene, nei preliminari del piano del traffico (2002), quel tratto della SR 5 era definita area commerciale mentre nella narrazione dominante o sovrastante, la zona dello shopping è tuttora un tratto di via C. Corradini.

Le politiche rivolte a un pezzo di centro degli ultimi anni hanno pedissequamente obbedito a un pio desiderio più che dar forma a uno strumento commissionato e adottato dal Comune.

(4/8, 30 agosto 2020)

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Giuseppe Pantaleo
Lavoro come illustratore e grafico; ho scritto finora una quindicina di libri bizzarri riguardanti Avezzano (AQ). Il web è dal 2006, per me, una sorta di magazzino e di laboratorio per le mie pubblicazioni.