Parole oziose

Ho letto più volte il termine «comunità» riferito ai residenti in occasione del terremoto ad Amatrice. Io non lo uso generalmente, ma nutro una sorta di fiducia nei confronti di chi lo fa: avrà le sue ragioni – che io non conosco. Ho poi pescato quella parola sull’Huff; si trattava di un’associazione aquilana (Treetrentadue) che produceva un testo dal titolo non poco impegnativo (Decalogo); questo era l’inizio: «1) Non disperdetevi come comunità e non fatevi mettere gli uni contro gli altri». Nel capoluogo di regione ergo, vi era (c’è tuttora) comunità ed è da crederci perché così afferma gente del posto. Rimestando articoli recenti o vecchi però capita di leggere ben altro, da parte di altre persone che vivono ugualmente da quelle parti.

Il sindaco Massimo Cialente: «la borghesia che si è rifatta le ville fuori e affitta a prezzi stratosferici palazzi vincolati del centro dove non si pagano nemmeno le tasse», E. Nardecchia, L’Aquila, Cialente all’attacco: “Affitti stratosferici in centro storico”, in «IlCentro» 13 giugno 2015.

Fabrizio Barca 1: «la borghesia cittadina che ha accumulato ricchezza “non mostra coraggio, non è attrice della ripresa sociale, diventa anzi improduttiva, vive di rendita”», N. Avellani, Barca torna a L’Aquila: “Borghesia cittadina silente e improduttiva”, in «NewsTown» 11 luglio 2015.

«L’Aquila non era già una città, al 6 aprile 2009, osserva [Raffaele Colapietra], Pettino s’era estesa ed esplosa urbanisticamente in maniera mostruosa, il quartiere più ambito, nonostante lì ci fosse una faglia importante», A. Cococcetta, Non il silenzio, ma la città che muore…, 7 marzo 2016.

«Nel territorio comunale dell’Aquila ci sarebbero, ad oggi, 7.250 alloggi disponibili, attualmente liberi e abitabili», M. Fonzi, L’Aquila: 7mila alloggi liberi e uno sviluppo urbano eccessivo, in «NewsTown» 23 maggio 2016.

Fabrizio Barca 2: «vedo anche tante case vuote, palazzi in cui non c’è nessuno e sento parlare di affitti iperbolici. Questa roba non va, non si è speso e non si è investito per creare posizioni di rendita», R. Ciuffini, Rischio gentrification, Barca: “Non si sono spesi soldi per creare rendite”, in «NewsTown» 30 giugno 2016. Nello stesso pezzo l’urbanista Paolo Berdini paventava: «Tra qualche anno il centro della città rischia di diventare una sorta di ridotta dell’alta borghesia».

C’è gente che ci ha rimesso dopo il sisma del 2009, chi ci è andato pari, chi ci ha guadagnato (poco, molto, così-così). Può darsi comunità oggi, in una situazione del genere? Io penso di no.

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