Voci fuori dal coro: Raffaele Colapietra – Aquila un anno dopo oltre ogni retorica e ipocrisia

Aquila, 24 marzo 2010
Carissimo Amico, grazie del cordiale invito al quale procurerò di dar riscontro non solo con l’indipendenza di giudizio che Lei ha la bontà di riconoscermi ma anche con andatura telegrafica e tranchant che cerchi di fare giustizia di molta retorica e di infinita ipocrisia che hanno avvelenato questa come tante altre cose dell’Italia dei nostri giorni (una fra le tante: che gli abruzzesi siano più “tosti” di altri, niente di più falso, gentarella, people come dovunque).
I  ) – Il 6 aprile 2009 Aquila importante città della provincia italiana (niente di più niente di meno, non capitale europea UNESCO, non quinta città d’arte in Italia ecc. ecc. ecc.: ah! se lo sapessero i leccesi!) è stata colpita da un grosso (per l’Italia) terremoto, che l’ha gravemente danneggiata (non distrutta né rasa al suolo: un terzo dei 300 morti si raccolgono in soli sei edifici costruiti negli ultimi decenni da uomini del “sistema” che, c’è da sperare, ne pagheranno il fio). Nei suoi confronti l’Italia, settima potenza industriale nel mondo, ha fatto quello che era suo strettissimo dovere fare, ed era nelle sue effettive e logiche capacità (niente angeli, niente miracoli, niente solidarietà internazionale per cui vedi subito dopo).
II ) – Protagonisti dell’evento (chiamiamolo così in gergo TV) esclusivamente due, Silvio Berlusconi ed i cittadini aquilani. Rispetto al primo scompaiono assolutamente tutti a cominciare da Bertolaso fedele esecutore di direttive supreme (semmai la sua responsabilità gravissima è quella di essere stato tra i “saggi” che, o per ignoranza o per malafede, hanno tacciato di fantastico ed immaginario il sisma una settimana prima del suo verificarsi; ma di ciò nessuno pagherà il fio se è vero che uno dei “saggi”, il Boschi, ha preannunziato l’istituzione ad Aquila di un istituto internazionale di geofisica, come se si mettesse una scuola di criminologia nella casa di Erba che ha visto protagonisti Olindo e Rosa).
Io sono profondamente convinto che sia Berlusconi che i “saggi” ritenessero non solo possibile ma probabile il sisma: e si tenessero perciò prontissimi ad intervenire, l’uno col G8, l’altro con gli infiniti mezzi di trasporto e l’occupazione militare che in 24 ore hanno desertificato la città (niente deportazione, peraltro, si badi bene, la fuga e l’ospitalità ricchissima sono state offerte e decine di migliaia di aquilani, checché ne fosse della loro abitazione, ne hanno profittato e dopo un anno in parecchie migliaia ancora ne profittano).
III ) – I fini puramente mediatici di Berlusconi (io l’ho spesso definita la sua pensata più geniale dopo i tre olandesi del Milan) sono stati due, il trasferimento del G8 in 48 ore senza alcuna giustificazione di alcuna specie se non quella di un’esibizione pacchiana di efficientismo (se i 10 mila operai che per tre mesi giorno e notte hanno lavorato al G8 lo avessero fatto per il centro storico oggi avremmo una città pressoché normalizzata) e l’insediamento di case antisismiche a svariati Km, l’un gruppo dall’altro, senza servizi di alcun genere a parte l’illuminazione, con criteri d’assegnazione quanto meno opinabili, sotto lo slogan all’Emilio Fede “un tetto a chi ha perso tutto” il secondo membro del  quale andrebbe molto attentamente verificato, infiniti essendo i piccoli e grossi affarucci, i fitti, i subaffitti, i finanziamenti, le anticipazioni, i rimborsi, le seconde e terze case e chi più ne ha più ne metta che vorticosamente si sono affollati e si affollano intorno alla “tragedia” (non si parla della mafia, o dei cosiddetti casalesi, la cui presenza va data per scontata in situazioni del genere con tutti gli ammanigliamenti a tutti i livelli che ciò comporta).
IV ) – I cittadini aquilani, l’abbiamo visto, in 24 ore hanno abbandonato la loro città ed a tutt’oggi vi sono tornati in scarsissima minoranza non solo nel centro storico, ancora in parte interdetto (le carriole sono manifestazioni folcloristiche e demagogiche che si eseguono la mattina di domenica per occupare il tempo da parte di gente che viene da lontano e va a dormire lontano) ma anche nell’immediata e remota periferia, in gran parte intatta ma completamente disabitata. Perché sono fuggiti, lasciando libero campo a Berlusconi? Perché non tornano e preferiscono far fare ai figli i pendolari di cento, magari, e più Km? La paura ancora dopo un anno? O la convenienza e l’affaruccio di vivere per un anno gratis ed intanto vedere che cosa se ne può cavare? Io sono un vecchio quasi ottuagenario che vive solo, per un mese mi sono nutrito di fette biscottate e per cinque mesi sono stato senz’acqua (qualche amico mi riforniva da fuori città). Ho avuto sempre luce e telefono perché servizi nazionali, le bombole di gas, rispetto alle condutture (che tuttora sono mantenute interdette per scoraggiare il ritorno) si sono peraltro trovate fin dai primi giorni a mezz’ora di macchina (io non la guido) dalla città. Può darsi mai che io solo, con la casa pressoché intatta come decine di migliaia di miei concittadini, mi sia sentito in grado di non abbandonarla, come invece essi hanno fatto? Perché le carriole non si sono avute prima e durante il G8? Come si può parlare di riprendere la città quando la città è stata resa res nullius alla mercé del primo occupante (che non aspettava di  meglio)?
Metto per ultimo l’argomento artistico ed in genere culturale dove i danni sono certamente maggiori ma, altrettanto certamente, non si è fatto assolutamente nulla, rassegnandovisi a tempi biblici, se non approntare tendoni e mezzi di fortuna per occasioni di parata (che comunque, tuttavia, se si vuole, si possono svolgere: ma la gente ci va solo se c’è il big di turno, nessuno avverte l’esigenza della vita prosaica quotidiana che è la vera vita). Università, conservatorio, istituzioni musicali, archivio di Stato, funzionano alla meglio, in quest’ultimo caso meglio di prima! Gli studenti a migliaia facendo l’incredibile per ricrearsi l’Aquila notturna che era la loro, che oggi non si riesce a ricreare perché bar e discoteche sono a levante ed a ponente ma che in ogni caso, si capisce, sarebbe falsa, artificiosa, com’era quella ante sisma, la cui scomparsa è per i giovani gravissima, e si comprende bene quanto a socializzazione, ma non incide certo sulla città vera e propria che comincia a vivere alle sette di mattina (e che non esiste più) anziché andare a dormire alle quattro di notte.
Tra gli istituti culturali non ho nominato la biblioteca provinciale che ha recuperato tutto (non ha sede, rimandata, come di solito, alle calende greche) ma tutto ancora nelle scatole perché per gli scaffali si deve fare una gara d’appalto europea: e questa mi sembra davvero la ciliegina che farà sorridere i miei ventiquattro lettori come fa sorridere più o meno amaramente me che in quelle casse ho i libri donati alla carissima biblioteca da qualche anno, cinquant’anni di vita e di letture che volevo far rimanere alla mia città, che ci sono rimasti, come sono rimasto io, ma ad aspettare ahimè! l’Europa così come la nostra povera Aquila s’è vista apparire, folgoreggiare e sparire per sempre il G8.
( Raffaele Colapietra, Storico e docente universitario )
[da: “Presenza taurisanese” anno XXVIII – n. 4 – Aprile 2010]

Tratto da: SITe.it edizione stampata – numero zero dicembre 2010

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