Viaggiare disinformati: Autostrade specchio del disastro

Pochi giorni or sono ci siamo permessi di scrivere, parafrasando e adattando la nota battuta di un comico su Palermo e la mafia, che il problema che maggiormente assilla l’Abruzzo pare proprio sia il traffico. LEGGI QUI

Dinanzi a dei provvedimenti della magistratura (provvedimenti dei quali pochi si sono curati di spiegare l’esatto disposto; e pochissimi vi sono riusciti) adottati per diversi ponti e viadotti della A14 – tra i quali quello del Cerrano – il coro di una politica regionale, la nostra, di scarso o nullo profilo, è consistito nel riprodurre acriticamente alti dozzinali lai per reclamare la rimozione dei vincoli e delle limitazioni fissati dai giudici di Avellino per consentire il transito su quella importante arteria adriatica, tra Abruzzo e Marche.

Gli interessi spiccioli del consumatore, quello alla guida della sua automobile, i suoi tempi di percorrenza, sembra rilevino più di ogni considerazione di tutela e incolumità pubblica. Stupisce come una decisione assunta da un ufficio giudiziario e sollecitata dal Ministero delle Infrastrutture sia stata contestata senza alcuna seria analisi del suo fondamento; di più, gran parte di coloro che, pretendendo di rappresentare la cittadinanza, hanno chiesto la rimozione di quei provvedimenti, non avevano, come non hanno, alcuna cognizione dei pericoli paventati da chi ha stabilito le restrizioni al traffico. Pretese piuttosto bizzarre quindi, in specie se provenienti non dalla redazione dello scrivente giornale ma da municipi e politica, con le quali si sono reclamate – essendo in periodo di feste, e i piatti già in preparazione nelle fumiganti stufe della nostra grande regione – soluzioni immediate e definitive e, addirittura, il termine di quel che impropriamente Marsilio è arrivato a definire il «braccio di ferro» tra chi aveva disposto i provvedimenti e chi ne reclamava la cancellazione. Quale autorità / e conoscenze tecniche e risultanze di esami e verifiche / detenessero cotanti politicanti per chiedere quel che improvvidamente hanno avanzato (invano: non a caso), non è dato sapere.

Di sicuro a costoro non difetta la superficialità: ieri, addirittura, per alcune delle cinque strutture interessate e poi – con la partenza immediata dei lavori di adeguamento – dissequestrate temporaneamente, nelle Marche, alcuni primi cittadini di quei luoghi hanno chiesto di intervenire solo sulla corsia di emergenza «perché è quello il tratto interessato al sequestro». Siamo, evidentemente, alla frutta. D’altronde, dopo che Salvini è arrivato scelleratamente a sostenere che la magistraura sequestra i cittadini sulla A14, ogni successiva tracimazione di umori di stomaco è possibile, e persino naturale, conseguente.

Si tratti primariamente di barriere – come nel caso dell’inchiesta di Avellino sul disastro dimenticato della Napoli-Canosa del 28 luglio 2013 – di impalcati o di pilastri, noi ci andremmo molto più cauti, non sottovaluteremmo le criticità emerse.

Il crollo del ponte Morandi e, prima e dopo quell’infausto avvenimento, le infinite polemiche sullo stato effettivo della condizione delle opere delle autostrade A24-A25, avrebbero dovuto insegnare qualcosa in termini di prudenza, e mettere sull’avviso. La questione dell’ammaloramento di viadotti e gallerie realizzati mezzo secolo fa non dovrebbe sfuggire a chi pretende di esprimere la volontà esponenziale delle comunità. Ci rifiutiamo di pensare e accettare, nonostante da tempo i sindaci e molti esponenti politici regionali lo stiano nei fatti sostenendo, che l’interesse del cittadino si esaurisca nel veder abbattere i tempi di percorrenza e nel pagare meno di pedaggio; e che tale interesse, pure legittimo, possa fagocitare tutto il resto, il contesto, la valutazione della complessità di una situazione che si sta disvelando in tutta Italia e che è in nuce e oggetto di una feroce lotta sulle concessioni autostradali e la loro eventuale revoca e a quali condizioni.

Se pure è grave ignorare i contorni della questione delle concessioni, e delle sue cause, troviamo imperdonabile che l’espressione meschina e provincialissima del transito ora e subito, senza se e senza ma, sia stata incarnata da una classe dirigente che non si è accorta che da Roma a Pescara e a Teramo sono stati avviati un gran numero di lavori, e due ponti (Tornimparte e Bussi) sono stati rifatti completamente: qualche problema sussisteva, probabilmente.

Un’altra agenzia del giorno 27 dicembre scorso, una AdnKronos (non MartFucino) informa che in Italia, per i dati Euroedile, «delle 65 richieste di intervento su viadotti e strade registrate nel 2019 ben 11 sono giunte dall’Abruzzo e altrettante dal Piemonte». Ora: o c’è qualche entità tipo Spectre che rema contro la nostra sventurata regione oppure qualche problema c’è, e non è di poco conto. Insistere con pretensioni risibili potrebbe comportare conseguenze gravi, magari non volute, preterintenzionali, ma suscettibili di dispiegare rigopianici effetti.

L’auspicio dunque è quello che chi parla in nome di tutti, valuti e ponderi esattamente quel che dice e sostiene e adotta, in maniera più selettiva e critica di chi, come noi, sta al bar.

Tratto da: il Martello del Fucino 2019-10 – SCARICA IL PDF

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