Una Guantanamo per la libertà di stampa

 

LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI – LO SPECIALE DI ARTICOLO 21

La vignetta di Vauro

Non è difficile prevedere che, se il disegno di legge sulle intercettazioni sarà approvato dalle Camere e se la legge approvata sarà promulgata dal Presidente della Repubblica, Berlusconi avrà il suo caso Guantanamo davanti alla Corte Costituzionale. Guantanamera la libertà di stampa, garantita dall’art. 21 della Costituzione.
Il primo magistrato cui sarà chiesto di condannare alla reclusione un giornalista per aver dato notizia delle malefatte di qualche esponente della casta, emerse da intercettazioni in sede giudiziaria, manderà gli atti alla Consulta perché annulli la nuova legge. E la Corte Costituzionale non sarà la sola a sancire l’abnormità di questo tentativo di ritorno ai tempi bui, perché non mancheranno certo di pronunciarsi la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e la Corte di Giustizia dell’Unione. Perché la libertà di stampa è tutelata non solo dalla nostra Costituzione ma anche dai trattati internazionali che l’Italia ha firmato dopo essere uscita dal tunnel del ventennio.
Il fatto che un Governo della Repubblica pensi soltanto di poter introdurre norme di questo tipo per mettere la mordacchia ai giornalisti – che la Corte Europea ha recentemente definito “cani da guardia della democrazia” – significa che ha perso il senso del grottesco. Il che è molto pericoloso perché rivela, insieme ad altre misure, come l’impiego dell’esercito nelle strade, quale sia il modello di società che Berlusconi ha in mente.
Un’altra ragione che potrà portare la legge sulle intercettazioni davanti alla Corte Costituzionale è che essa si presenta come attentato all’autonomia della magistratura.
Per l’art. 112 della Costituzione, il Pubblico Ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale. Questa norma sarebbe svuotata del suo contenuto, se il Pubblico Ministero fosse privato della possibilità di ricorrere, in caso di necessità, allo strumento delle intercettazioni. A reprimere eventuali abusi nell’impiego di questo mezzo sono più che sufficienti le norme vigenti, tanto più che il Ministro della Giustizia ha recentemente visto aumentare i suoi poteri in materia disciplinare. Non c’è bisogno di una nuova legge, finalizzata evidentemente ad ostacolare la repressione di una serie di reati molto pericolosi per la sicurezza del cittadino. E’ pertanto più che probabile che la magistratura sollevi davanti alla Corte Costituzionale un conflitto di attribuzione nei confronti del Governo e del Parlamento. In questo caso, come in altri analoghi che si preannunciano, sottostante al conflitto tra i poteri dello Stato v’è l’endenico conflitto di interessi che farà ricordare negli anni a venire questo periodo della storia del nostro Paese come un ciclo di regresso della democrazia.

Tratto da: http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=3604 

Libertà di stampa, 15.06.2008

di Domenico d’Amati Presidente Comitato Giuridico Articolo21

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