Toto, i sindaci e la malafemmina/2 – Giornaloni allineati e coperti (in Abruzzo)

Come noto, le parole creano il mondo, e quindi lo rappresentano. Di qui, l’insistenza contemporanea sul fenomeno della narrazione. Si è (anche) per come ci si descrive, nelle forme che la collettività sceglie per informarsi e descrivere la realtà. In quest’ottica, grande importanza rivestono gli organi di informazione locali, che trattano dell’ambito che frequentiamo e del quale siamo e ci sentiamo parte. Questa trattazione – che è anche una mediazione – non è mai neutra, o neutrale, e il suo andamento è spesso rivelatore di meccanismi che spesso sono meccanici o inconsci (di ambiente, formazione culturale) ma più spesso costituisce il frutto, più o meno riuscito, di un preciso obiettivo finalizzato alla formazione e all’orientamento della (con permesso parlando) opinione pubblica, ammesso che quest’ultima effettivamente esista (e sia qualcosa d’altro e distinto della platea dei singoli destinatari delle pubblicità dei banner dei siti di informazione e chiacchericcio locali).

Negli Abruzzi, dopo la sciagurata e mai abbastanza compianta scomparsa della testata Primadanoi.it, a incarnare il ruolo dei giornali che si rivolgono alla comunità regionale tutta sono rimasti sostanzialmente due presìdi: il maggiore quotidiano regionale, «il Centro», e il romano «Il Messaggero» – storicamente molto radicato nelle regioni centrali italiane – con il suo inserto dedicato alla cronaca abruzzese costituito da una ventina di pagine.

I due giornali suddetti, nella loro uscita di domenica 15 dicembre 2019, ci consentono di sciorinare qualche piana considerazione, con a riferimento il cosiddetto caso Renzi-Fondazione Open, e gli addentellati dello stesso con la famiglia Toto, la sua holding e, quindi, le concessioni autostradali A24-A25.

Dei finanziamenti alla Fondazione Open da parte di diversi gruppi, imprenditori e privati, la stampa nazionale, tra i primi giornali il più importante quotidiano nazionale, «Il Corriere della Sera», ha preso ad occuparsi dall’ultimo torno dello scorso novembre. Un caso clamoroso, che ha fagocitato l’attenzione della opinione pubblica italiana, che ha preso ad interrogarsi sul rapporto di osmosi tra: la Fondazione Open, i suoi esponenti (Carrai, Bianchi), i finanziatori, il gruppo politico espressione della ‘Leopolda’ e l’azione trascorsa delle Autorità, esercitata e disposta da queste ultime in riguardo di chi ha (aveva) sostenuto la struttura renziana, ora non più esistente. Esemplificativo, di questo interesse e delle ricadute del caso, il pezzo di Emanuele Lauria su «la Repubblica» dello scorso 3 dicembre intitolato: ‘Fondazioni politiche. Dopo il caso Open la maggioranza litiga sulla trasparenza’. Dove per maggioranza deve intendersi quella di governo. Non esattamente una quisquiglia.

Tra coloro che con l’avvocato Alberto Bianchi (responsabile per lungo tempo della Fondazione Open, e attualmente indagato dalla Procura della Repubblica di Firenze per finanziamento illecito ai partiti e traffico di influenze) hanno avuto dei rapporti di natura professionale figura il gruppo Toto che, stando alle cronache, a detto professionista si affidò nell’anno 2015 per occuparsi del fascicolo ‘Toto-Cai-Alitalia’ nonché per un contenzioso relativo ad un lavoro effettuato sulla variante di Valico dalla ‘Toto Costruzioni Generali’, e commissionatogli da ‘Autostrade per l’Italia’ del gruppo Benetton. Quest’ultimo contenzioso verrà chiuso con un accordo transattivo con il quale ‘Autostrade per l’Italia’, nel 2016, dopo una serie di incontri e contatti che hanno vellicato la curiosità e la pruderie sia degli inquirenti sia dei giornali nazionali, riconoscerà all’appaltatore, Toto giustappunto, un congruo indennizzo per i maggiori oneri sostenuti per effettuare l’opera sulla variante di Valico, nella misura di settantacinque milioni. Per il suo intervento professionale nella diatriba, l’avvocato Bianchi incassa 750.000 euro, che questi gira per intero alla Fondazione Open.

Su queste cifre vi è qualche divergenza nei resoconti, come pure sui successivi rapporti professionali intervenuti tra lo stesso avvocato ed il gruppo Toto («LaVerità» del 15 dicembre scorso riferisce di parcelle per tre milioni di euro; e parte di questi emolumenti sarebbero finiti sui conti correnti di Open e del ‘Comitato per il sì al referendum’) e ai quali più tardi si arriverà, incidentalmente.

Il nocciolo della questione è sintetizzato dalle parole di Alessandro Di Battista:  

«Noi non abbiamo abolito il finanziamento privato – dice parlando dei Cinque Stelle – Da quanto leggo, l’ipotesi degli inquirenti è che le norme con cui è regolato siano state aggirate, ossia che certi imprenditori o multinazionali abbiano restituito il favore per alcune leggi ai governi Renzi e Gentiloni finanziando la fondazione legata ai renziani. Le ricche consulenze commissionate dal gruppo Toto all’avvocato Bianchi sono un fatto, e non parlo della loro liceità» [AdnKronos, 29 novembre 2019]

con le quali quell’esponente politico gioca di sponda con l’ipotesi degli inquirenti fiorentini, per i quali «la consulenza a Bianchi è solo un modo per nascondere un finanziamento» («Il Fatto Quotidiano», 29 novembre 2019); nello stesso articolo del Fatto, di Massari e Pacelli, si riporta addirittura uno stralcio che parrebbe estratto dal testo del decreto di perquisizione al Bianchi, perquisizione che viene motivata con le seguenti parole: «’le operazioni di trasferimento di denaro dal gruppo Toto ad Alberto Bianchi e quindi da Bianchi alla Fondazione Open appaiono in effetti dissimulare un trasferimento diretto di denaro‘ dai Toto alla Open».

Tutto ciò corroborato e ampiamente annaffiato dal corredo e dal portato dei sospetti sui contatti avuti da Marco Carrai (esponente di Open, e interfaccia politica di Matteo Renzi), con i vertici di Autostrade, forse proprio per sollecitare la definizione del contenzioso di cui sopra, sulla variante di Valico.

Tutto questo, nei primissimi giorni dello scorso dicembre è passato sostanzialmente senza lasciare traccia negli Abruzzi (con la sola eccezione che appresso si dirà, di Ingroia), men che meno nelle colonne dei giornali sopra citati; fogli sui quali buona parte dell’opinione pubblica abruzzese viene a conoscenza dei fatti e si forma un’opinione. Non esattamente quel che ci si attenderebbe, se solo si riflette che si sta trattando delle vicende di una holding di emanazione chietina, e soggetto economico di notevole rilievo nel panorama economico e politico regionale; e, in qualche modo si sta parlando di autostrade, anche di quelle che quasi ogni giorno percorriamo.

Sulla politica la butta quel che un’agenzia, il 4 dicembre 2019, definisce come posizione del soggetto politico grillino (fonte indicata: «M5s sul blog»):

La “compagnia del casello”, dagli anni ´90 a oggi, ha macinato miliardi su miliardi indisturbata, grazie alla connivenza di una politica prostrata e in molti casi complice. Per capire come i Benetton e altri gruppi finanziari abbiano fatto delle autostrade le loro miniere d´oro, bisogna per forza approfondire i continui flussi di denaro che, con percorso inverso, da essi è arrivato nelle casse dei partiti politici che hanno dominato la scena degli ultimi trent´anni […].

Una lunga intemerata, sobriamente rubricata “I signori del castello coperti d’oro da una politica prona”, che si chiude così:

[…] Ovviamente lo stesso discorso vale per tutti i signori del casello. Sono i primi anni duemila quando i Gavio iniziano a foraggiare partiti a destra e a manca, tanto è succulento il “buffet” delle autostrade italiane. Nel quale ancora oggi il gruppo finanziario della famiglia piemontese continua a mietere quattrini. Al pari dei Toto, che controllano la nota Strada dei Parchi Spa, i cui finanziamenti ai partiti politici vanno oltre ogni colore, bandiera o steccato ideologico, tanto da toccare persino compagini “meteora” come Democrazia europea all´alba del nuovo millennio. Insomma, una mangiatoia senza pari. Dove la politica in cambio di oboli sistematici stende tappeti rossi, e nella quale i tycoon dell´asfalto ingrassano a suon di utili miliardari. [Roma, 4 dic. (LaPresse)]

Il silenzio con il quale, dai grillini abruzzesi, è stata accolto questo passaggio del sacro blog sui finanziamenti di Toto ai partiti politici […] di ogni colore dovrebbe togliere, a nostro modesto avviso, ogni dubbio sulla circostanza che tale assunto sia anche da intendersi, involontariamente, ego-autoriferito. Ma, fatta salva la nostra maldicenza (che resta nostra), non è difficile rendersi conto della notevole differenza che ripassa tra l’atteggiamento grillino tenuto sotto il regno abruzzese di Luciano D’Alfonso, nel corso del quale non passava giorno senza che si ricordasse il di lui comparaggio con Toto, e la ingombrante presenza di questi in tutti gli affari abruzzesi; e l’attuale prudente deferenza di coloro che ieri gridavano a squarciagola, ed oggi Toto (inteso come Carlo, la sua famiglia, la holding, ‘Strada dei Parchi S.p.A.’) non osano, da noi, neppure nominarlo. Per tacere delle commarelle!

Ancora silenzio dei due giornaloni. Difficile da giustificare ma non ancora scandaloso.

La cosa prende una piega quasi inspiegabile quando sabato 14 dicembre due giornali nazionali – «Il Fatto Quotidiano» e «LaVerità»; non esattamente «Il Martello del Fucino» – pestano duro, con diverse pagine, le prime oltretutto. In particolare «LaVerità», che aveva già nel recente passato titolato «la Finanza indaga sull’emendamento che salvò Toto dal debito con Anas» ricostruisce la vicenda, per come emerge dall’andamento delle ultime indagini e dai fascicoli sequestrati:

Per uno scherzo del destino il documento che rischia di provocare il terremoto nel Giglio magico renziano è un provvedimento sulla sicurezza antisismica. Forse è davvero la pistola fumante dell’inchiesta sulla fondazione open quella che la guardia di finanza ha trovato il 17 settembre scorso nel corso della perquisizione nello studio dell’avvocato Alberto Bianchi […] non una scoperta improvvisata né un colpo di fortuna. I militari, come avevano anticipato in un’informativa inviata alla Procura di Firenze un mese prima, sapevano che cosa cercare: l’emendamento del deputato abruzzese di Alternativa popolare, Aldo Di Biagio che, nel 2017, aveva consentito al gruppo Toto di sospendere il pagamento di 111 milioni di euro di date scadute del ‘corrispettivo della concessione’ per le autostrade A24 e A25 […] É stato lo stesso Bianchi a consegnare la pratica intestata “Strada dei parchi spa – Anas spa (consulenza)” agli inquirenti. Un dossier in cui mancava la lettera di incarico ma che conteneva atti ben più interessanti dal punto di vista investigativo. All’interno di una cartellina rossa era custodita la stampa dell’emendamento che modificava l’art. 52 quinquies del decreto legge 50 del 24 aprile 2017, convertito, un mese dopo, nella legge 96 del 21 giugno 2017 (governo Gentiloni). In pratica, la rettifica legislativa che offriva ai Toto la possibilità di sospendere il pagamento all’Anas di due rate (2014 e 2015) da oltre 55 milioni di euro ciascuna in cambio di un piano di “interventi urgenti” per la messa in sicurezza delle autostrade A24 e A25. Soldi da restituire allo Stato in tre rate da 37 milioni tra il 2028 e il 2030, quindi 15 anni dopo la loro scadenza naturale. Il particolare che ha allertato gli investigatori è che non si trattava di una stampa anonima ma di un documento “lavorato”. Le Fiamme gialle hanno individuato, infatti, oltre a quella dell’avvocato, un altro tratto – di grafia diversa – che segna “Di Biagio riformulato”. Chi lo ha scritto? […].

Come si può ben vedere, una commistione tra concessioni politica e affari piuttosto interessante, e sul cui profilo penale se la vedrà chi indaga. Ma è – né più né meno – il meccanismo riprodotto con l’ultima finanziaria, per evitare l’aumento dei pedaggi autostradali, e che costituisce un fatto di indubbio interesse pubblico. Cosicché, ci si attende, il giorno successivo, quella domenica invernale tipo nella quale si va a consumare un caffè in piazza, si prendono le paste con la crema e si passa dal giornalaio (o si guarda di sottecchi il giornale dove si prende il caffè con la pasta) che i due giornaloni – «Il Centro» e «Il Messaggero» – diano conto di questo affaire, alla stessa stregua e con il medesimo rilievo con il quale hanno magnificato la soluzione trovata per scongiurare l’aumento dei pedaggi anche nel 2020-2021 e fare (iniziare) i lavori di adeguamento delle autostrade abruzzesi (evviva!). Ma scorrendo i due giornali, incredibilmente, domenica, non abbiamo rinvenuto parola. Nel mentre i giornali pistaioli hanno continuato a diffondersi sul tema, ovviamente, confermandoci nell’idea che la questione sia assai interessante.

Il silenzio dei giornali ‘abruzzesi’ non è di certo sorto dal timore di partecipare ad una plateale violazione del segreto istruttorio, giacché la notizia risiedeva nel fatto che ci fosse chi aveva pubblicato queste cose. Tale circostanza è apparsa subito chiara a ‘Strada dei parchi S.p.A.’ che si è affrettata a diramare la sua propria versione sin dal 14 dicembre, in modo che fosse presente, sui giornali (altri), il proprio punto di vista, con un comunicato diffuso in orario utile per essere impaginato:

2019-12-14 15:33:00 

ZCZC

ADN0726 7 POL 0 ADN POL NAZ

CASO OPEN: GRUPPO TOTO, ‘SU A24/A25 NESSUN FAVORE O SCONTO’ =

La norma e’ la risposta del Governo a una sentenza del TAR

Roma, 14 dic. (Adnkronos) – ”Non abbiamo chiesto né ricevuto favori”. Il Gruppo Toto torna a ribadire che sono “pretestuose e fuorvianti le ricostruzioni che chiamano in causa la controllata Strada dei Parchi SpA (SdP), concessionaria delle Autostrade A24e A25,come beneficiaria di favori da parte del Governo di Matteo Renzi”.

“Per tenere in piedi la tesi dei ‘favori’ – si legge in una nota del Gruppo – continuano ad apparire sulla stampa riferimenti alla norma che è servita a finanziare la messa in sicurezza urgente delle autostrade A24 e A25. Vengono però del tutto ignorate date e riferimenti, giudiziari e temporali, che precedono questa norma e ne sono la genesi, che da soli smontano le tesi sin qui apparse. Stiamo parlando dell’art. 52 quinquies della L. 21 giugno 2017 n. 96, approvato dal Parlamento, per la conversione del DL n. 50/2017. Bene questa norma stabilisce che, ”tenuto conto della necessità ed urgenza di mettere in sicurezza antisismica le autostrade A24 e A25”, prevede che “l’obbligo del concessionario di versare le rate del corrispettivo della concessione …relative agli anni 2015 e 2016, ciascuna dell’importo di euro 55.860.000 comprendente gli interessi di dilazione, è sospeso..”. Ebbene tale norma rispondeva all’obbligo da parte del Governo di rispettare una sentenza del Tar Lazio, n. 02844, 7 giugno 2017 la quale ordinò al Governo allora in carica di sanare una situazione di mancato finanziamento delle opere straordinarie di messa in sicurezza antisismica (anti-scalinamento dei viadotti), imposte, fuori dal contratto di concessione, dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti- MIT (Nota prot. 7685 del 3.05.2017, Ufficio Ispettivo Territoriale di Roma, Direzione Generale Vigilanza sulle Concessioni Autostradali)”. (segue)

(Cro/AdnKronos)

ISSN 2465 – 1222

14-DIC-19 15:35

Ma i nostri giornaloni, tacendo, non hanno ripreso neppure Toto!

Tutto questo nostro argomentare potrà apparire una fisima – o il birignao sul ‘bucare una notizia’ – ma la domanda che sorge e ci poniamo è questa: quanto ne sanno, i cittadini abruzzesi, di quel che sta accadendo, è accaduto, sulle concessioni autostradali, sulla sicurezza di viadotti e gallerie, ecc.?

Nondimeno, la questione ha un suo rilievo perché – come ha adombrato ‘Azione civile’ in un suo comunicato del 2 dicembre ultimo scorso sul tema Toto, i concessionari devono rispondere a precisi requisiti tra i quali quello, primario della onorabilità.

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