TERREMOTO – L’Abruzzo e il fallimento della Protezione civile

Articolo originale 22 settembre 2009

L’AQUILA – I nodi della gestione emergenza Abruzzo vengono al pettine. La strategia di spopolamento del territorio perseguita dalla Protezione civile, già dopo le prime due settimane, si preannunciava disastrosa.

di Angelo Venti

Eppure si è continuato allegramente ad affrontare un problema drammatico per decine di migliaia di persone come si trattasse di uno qualsiasi dei tanti “Grandi eventi” finora gestiti dal Dipartimento plasmato e diretto da Guido Bertolaso.
L’effetto positivo dello spot del governo che prometteva il passaggio diretto “dalle tende alle case” è finito e se si guarda oltre gli effetti speciali, il bilancio è nettamente negativo: dopo 5 mesi di tenda se ne rendono conto anche gli sfollati e ciò preoccupa non poco i vertici del Dipartimento.

Ora si teme l’effetto boomerang. Governo e Bertolaso hanno sempre annunciato che a settembre sparivano le tendopoli e che tutti gli sfollati avrebbero avuto una nuova casa. Arrivato settembre, parlano invece solo di “un tetto”, mentre rimane certa la chiusura delle tendopoli con la novità del “trasferimento provvisorio” dei residenti in luoghi lontani.
Nella stessa Protezione civile, si è consapevoli che proprio la chiusura delle tendopoli rischia di essere il detonatore di forti tensioni sociali difficili da governare. Chi è a contatto con gli sfollati è consapevole che spot, visite del premier, promesse, feste e spettacoli non sono più sufficienti a distrarre gli “ospiti” delle tendopoli dai problemi reali.

Gli stessi terremotati cominciano ad essere coscienti che le case promesse sono insufficienti e sono angosciati dal trasferimento a tempo indeterminato e dall’inverno che sta per iniziare. Così, dopo i primi casi spontanei di ribellione, la Protezione civile prova confusamente a cambiare strategia e sottrarsi alle responsabilità, tentando di innescare una guerra tra poveri o di dirottare le proteste contro gli enti locali.

Come prima mossa ha pubblicato le graduatorie provvisorie degli assegnatari del Piano CASE, ma gli effetti tranquillizzanti sono stati modesti. I lavori di sbancamento per molti nuovi insediamenti sono iniziati solo ad agosto e altri devono ancora partire: insomma è evidente che prima di entrare nelle nuove case occorrono mesi. A questo punto, per salvare la faccia smantellando almeno le tendopoli, provano a convincere i residenti ad accettare una sistemazione provvisoria lontano dai luoghi di residenza.

L’altra sera, presso il Campo 2 di Paganica, la Protezione civile ha indetto una riunione con gli sfollati. A tentare di convincerli ad accettare il trasferimento Paolo Vaccari, un funzionario romano piazzato nel Dipartimento nazionale qualche anno fa.

Le sue argomentazioni, alquanto discutibili, hanno finito per far aumentare la diffidenza: “Come padre di famiglia non me la sento di lasciarvi al freddo nelle tende!”. Sui luoghi di destinazione ha risposto che “i primi che accettano, ovviamente, potranno scegliere i posti più vicini”, mentre sui tempi ha detto che si trattava al massimo di un mese. Indicativa del tipo di approccio è la risposta data sulla sorte delle famiglie con figli: “Cosa volete che sia un mese di scuola, possono recuperarlo in estate!”. Infine, appreso della presenza di un giornalista in sala che si è limitato a chiedergli solo il nome e il ruolo, Vaccari è rimasto muto per quasi un’ora e alla fine ha abbandonato la riunione tra le proteste. In suo soccorso sono arrivati gli operatori umbri che gestiscono il campo, che hanno invitato gli sfollati a presentarsi individualmente in un apposito centro di ascolto “per risolvere caso per caso il problema”.

Nello stesso campo, sabato è stata smontata la tenda che ospitava la chiesa, dopo che per una settimana il prete è stato costretto a non celebrare più le funzioni serali perché gli era stato negato un telo per proteggere i fedeli dal vento. Intanto, la Protezione civile sta contattando nel Fucino altre strutture ricettive per gli sfollati, a 50 chilometri. Tempo di disponibilità richiesta: un anno.

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