Terremoti – Ingv: per studio faglie Appennino, innovativo metodo multidisciplinare

Si tratta di un lavoro sviluppato dal MIUR tra il 2011 e il 2016, nell’ambito del FIRB Abruzzo.

L’innovativo progetto è denominato “Indagini ad alta risoluzione per la stima della pericolosità e del rischio sismico nelle aree colpite dal terremoto del 6 aprile 2009″. A spiegare l’importanza del nuovo metodo di studio delle faglie appenniniche è Michele Carafa, l’autore della ricerca:

FIRB Abruzzo, un importante progetto finanziato dal MIUR tra il 2011 e il 2016 e denominato Indagini ad alta risoluzione per la stima della pericolosità e del rischio sismico nelle aree colpite dal terremoto del 6 aprile 2009′.

A mia memoria questa è la prima ricerca a livello europeo che mira esplicitamente a determinare lo slip rate di tutte le faglie attive presenti in un’importante area sismica, usando congiuntamente informazioni di diversa natura attualmente disponibili nel campo delle geoscienze, come i dati GPS e quelli che descrivono l’orientazione del campo dello sforzo in un materiale viscoelastico, quale è la crosta terreste. Esistono diverse tecniche per determinare lo slip rate di lungo termine: quella piu’ semplice da spiegare si basa sul riconoscimento degli strati di roccia vecchi anche centinaia di migliaia di anni, posti ad altitudini differenti spesso anche centinaia di metri. Secondo una visione geologica classica, questi strati si trovavano inizialmente alla stessa quota, ed e’ ipotizzabile che l’attuale differenza topografica sia principalmente il risultato dei ripetuti terremoti avvenuti in tempi successivi lungo la faglia in esame, spesso determinabili con tecniche piu’ o meno complesse”.

La velocità media su tempi geologici con cui questo processo avviene, chiamata slip rate nella letteratura scientifica, è un parametro cruciale perché quantifica il potenziale di ciascuna faglia all’interno dei modelli elaborati per valutare la pericolosità sismica di una data regione.”

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