Tagliacozzo – “Primo caso conclamato di presenza mafiosa in Abruzzo”: una condanna e 2 assoluzioni

Due assoluzioni ed una condanna, con la confisca di solo una parte dei beni già sequestrati. E’ questa la sentenza sul reinvestimento a Tagliacozzo di una parte del cosidetto “Tesoro di Ciancimino” nella società Alba d’oro srl. La radiografia delle strategie di penetrazione delle mafie in Abruzzo.

L’Alba d’oro a Tagliacozzo è proprietaria della struttura turistica La Contea, un moderno villaggio vacanze dotato di ristorante, piscina, campi da tennis e calcetto nonché di terreni per un valore di oltre due milioni e mezzo di euro, oggetto nel 2011 di un sequestro da parte del Tribunale dell’Aquila, il primo di questo genere effettuato in Abruzzo.

E’ il primo caso conclamato di presenza mafiosa in Abruzzo”, tuonarono gli inquirenti nella conferenza stampa del 16 marzo 2009, il giorno in cui furono arrestati i tre imprenditori di Tagliacozzo.

Soltanto ieri il Tribunale di Avezzano – Presidente Francesco Lupia, giudici Anna Carla Mastelli e Mario Cervellino – hanno emesso però la sentenza, di cui peraltro si attendono le motivazioni entro i prossimi 90 giorni.

L’unico ad essere stato dichiarato colpevole è Nino Zangari, che è stato condannato a:

4 anni e 8 mesi di reclusione, euro 3mila di multa, pagamento delle spese processuali e a quelle di mantenimento in carcere, interdizione per 5 anni dai pubblici uffici, risarcimento dei danni subiti dalle parti civili a cui viene riconosciuta intanto una provvisionale di 90mila euro oltre al rimborso dele spese legali, confisca dei suoi beni già sottoposti a sequestro giudiziale.

Sono stati invece assolti dal reato loro ascritto – perché il fatto non costituisce reato – i fratelli Achille Ricci e Augusto Ricci, cugini e soci diZangari nella Alba d’oro srl: per essi,il Tribunale ha disposto anche la restituzione delle loro quote della società, precedentemente sequestrate.

Ricordiamo che l’inchiesta giudiziaria “Alba d’oro” era nata su impulso della Direzione nazionale antimafia ed è stata coordinata dal Pm Stefano Gallo della DDA dell’Aquila. Le indagini sono state mirabilmente condotte dagli uomini del nucleo dei Gico della finanza dell’Aquila, a cui va comunque tutto il nostro sincero ringraziamento per il lavoro fatto.

Sottovalutazioni e ritardi

Ma quella di Alba d’oro non è solo una storia di capitali di provenienza sospetta e di collegamenti pericolosi con la politica e l’imprenditoria locale.

Duole dirlo, è anche una storia fatta di tante sottovalutazioni, comprese quelle delle locali forze dell’ordine e della magistratura marsicana.

La stessa sentenza del Tribunale di Avezzano è arrivata solo ieri, a ben 11 anni e 6 mesi dagli arresti. E a oltre 14 anni e sei mesi dall’inizio della circostanziata e lunga inchiesta giornalistica realizzata e pubblicata da SITe.it.

Alba d’oro” con tante ombre

Una parte del tesoro di Ciancimino, ex sindaco e boss di Palermo, custodita e fatta fruttare proprio nella Marsica, attraverso società e prestanome. Una storia che, prima ancora che nelle aule giudiziarie, nel silenzio generale è venuta a galla solo grazie alle inchieste giornalistiche dal basso di site.it e Primadanoi.it. Una storia siculo-marsicana che vale la pena ricordare.

SITe.it se ne occupò nel marzo 2006 nella rivista site.it/marsica n.7 e a metà ottobre 2007 con il ciclostilato site.it/briganti n.4. Dell’argomento si discusse nell’autunno 2007 anche in tre dei quattro convegni organizzati ad Avezzano da SITe.it, Libera e Legambiente con il giornalista de L’Espresso Leo Sisti, il giudice Michele Prestipino e l’on. Lumia, vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia. Sempre nel 2007, l’argomento fu oggetto anche di due interrogazioni parlamentari, una presentata dal senatore Di Lello e una dagli onorevoli Fasciani, Acerbo e altri 9 parlamentari. Un impegno che vide anche la devastazione, ad opera di ignoti, dell’abitazione dell’allora referente di Libera, Giuseppe La Pietra.

A dicembre 2007 viene pubblicato site.it/marsica n. 12, un numero monografico in cui si descrivono nei dettagli tutti gli incroci societari con al centro Alba d’oro e una fitta rete di imprenditori e politici coinvolti in società che vanno dalla gestione del gas alle strutture ricettive, dai centri commerciali agli affari nella produzione di energia e gestione dei rifiuti.

Una marcia trionfale, quella del gruppo Lapis-Ciancimino, che viene interrotta solo il 16 marzo 2009 – appena tre settimane prima del sisma dell’Aquila – da una operazione dei GICO che arresta i tre soci abruzzesi di Alba d’oro: Nino Zangari e i suoi cugini, i fratelli Achille e Augusto Ricci. A detta degli stessi inquirenti si tratta del «primo caso conclamato di presenza mafiosa in Abruzzo».

Ma questa è una storia che va raccontata bene e dall’inizio. Anche per gli sviluppi che troveremo negli affari post terremoto.

Il gruppo siciliano sbarca in Abruzzo nel 2000, quando con la Gas spa e grazie a una sentenza del Consiglio di Stato si aggiudica un appalto di quasi 15 miliardi di lire per realizzare e gestire per 25 anni la rete metanifera dei comuni di Tagliacozzo, Pereto e Sante Marie. I lavori sono ultimati nel 2002 quando, a Tagliacozzo, Nino Zangari è assessore ai lavori pubblici, Gianni Lapis è detentore di quote della Gas spa, l’ingegnere Giuseppe Italiano è direttore dei lavori di metanizzazione e l’Impresa Dante Di Marco è impegnata nel movimento terra.

Nel 2002 nasce l’Alba d’oro srl con Gianni Lapis presidente del consiglio d’amministrazione e soci Nino Zangari, Augusto e Achille Ricci e la Sirco spa: così, con il 50% di Alba d’oro, a Tagliacozzo gli interessi di Lapis si allargano dalla gestione del gas al settore turistico e ricettivo.

Ma a settembre inizia un nuovo capitolo di questa storia: dieci imprenditori si incontrano ad Avezzano, nello studio del notaio Filippo Rauccio, dove danno vita a due nuove società a responsabilità limitata. Una è la Ecologica Abruzzi srl, con sede in Avezzano e soci Di Stefano Ermelinda, Passanante Bartolomeo, Mangano Roberto, Scholl Wolfgang, Vergopia Tommaso, Zangari Nino, Italiano Giuseppe. L’altra società è la Marsica plastica srl, con sede in Carsoli (via Tiburtina Valeria 70) e soci Italiano Giuseppe, Vergopia Tommaso, Ricci Achille, Mangano Roberto, Di Marco Dante, Scholl Wolfgang, Lo Curto Marilena, e Di Stefano Ermelinda.

Entrambe le società dovevano operare nel settore della produzione di energia e dei rifiuti e, insieme alla Ricci e Zangari srl, avevano costituito il Consorzio Ars, con sede a Carsoli, sempre in via Tiburtina al km. 70. Nella primavera del 2007, grazie a un leasing industriale concesso da un istituto di credito della provincia, avevano rilevato un capannone industriale a Sulmona, ma l’acquisto non fu mai perfezionato: il flusso di denaro proveniente da Palermo pare fosse stato interrotto proprio dal progredire delle indagini dei GICO che portarono poi agli arresti di Tagliacozzo.

A questo punto sono necessarie alcune precisazioni: il fratello di Italiano Giuseppe figura anche in uno dei pizzini di Provenzano, Di Stefano Ermelinda è la moglie di Gianni Lapis, Mangano Roberto è uno degli avvocati di Ciancimino al processo di Palermo mentre Achille Ricci è uno degli imprenditori tagliacozzani arrestati, insieme a Nino Zangari e Augusto Ricci, nell’operazione Alba d’oro del marzo 2009. La sede di Marsica plastica e Consorzio Ars, a Carsoli via Tiburtina km 70, è la stessa della Impresa Di Marco.

Da Tagliacozzo passiamo ad Avezzano.

Gli intrecci non si fermano qui, ed è interessante ricordarli perché evocano altri nomi che rivedremo coinvolti negli affari del Progetto Case e della ricostruzione e che suggeriscono le relazioni sottili che legano, in Abruzzo, politica e affari.

Dante Di Marco figura anche in un’altra società, la Rivalutazione Trara srl, che come la Marsica plastica e il Consorzio Ars si propone di operare nello «stoccaggio, trattamento e smaltimento dei rifiuti, oltre che nella produzione di energia e/o calore da fonti rinnovabili, anche mediante trasformazione di rifiuti». La Rivalutazione Trara srl, società con capitale di soli 10.200 euro, appena costituita il 29 marzo 2006, rileva all’asta fallimentare il sito dell’ex zuccherificio di Avezzano. I soci sono: Venceslao Di Persio, Ermanno Piccone, Dante Di Marco, Domenico Contestabile e la Esseci srl.

Anche qui vanno fatte alcune precisazioni: di Di Marco abbiamo già visto gli intrecci con personaggi legati al reinvestimento di Tagliacozzo; la Esseci è interamente sotto il controllo dell’onorevole Pdl Sabatino Aracu (membro del Comitato giochi del Mediterraneo e finito sotto inchiesta, tra le altre cose, per la sanitopoli abruzzese); Ermanno Piccone è il padre del senatore Filippo (parlamentare, sindaco di Celano, coordinatore regionale del Pdl che avrà un ruolo fondamentale nella elezione a presidente della Provincia del compaesano Del Corvo e, infine, destinatario di sostanziosi subappalti nel Progetto Case); Venceslao Di Persio (anche lui nel Comitato giochi del Mediterraneo), compare anche nella Iniziative commerciali del Mediterraneo srl, che a Celano doveva realizzare un grande centro commerciale, promosso da società palermitane e oggetto d’indagini); infine Domenico Contestabile, figura come amministratore unico e socio di maggioranza nella PRS Produzioni e servizi srl.

Le ombre sul terremoto

Nel giugno 2009 nei pressi di Bazzano, lungo la statale 17 che da L’Aquila porta a Onna, si lavora giorno e notte per poter dimostrare ai grandi che durante il G8 percorreranno questa strada che la ricostruzione è finalmente partita. Ma è il cartello per i «lavori relativi agli scavi e ai movimenti di terra lotto 7S» che attira l’attenzione di site.it: il movimento terra è stato aggiudicato a diverse imprese marsicane riunite in Ati. E alcune hanno un nome che non suona nuovo.

La capogruppo è la PRS Produzione e servizi srl di Avezzano, mentre le imprese mandanti sono la Idio Ridolfi e figli srl di Avezzano (che si è vista al lavoro anche per l’adeguamento dell’aeroporto di Preturo per il G8); la Codisab srl di Carsoli; la Ingg. Emilio e Paolo Salsiccia srl di Tagliacozzo e, infine, la Impresa Di Marco srl di Carsoli.

La notizia della presenza dell’impresa Di Marco fu rilanciata con grande evidenza da Attilio Bolzoni su la Repubblica del 29 giugno 2009, con l’articolo «L’Aquila, le amicizie pericolose all’ombra della prima new town». Alle porte del G8, mentre i grandi della terra stanno per arrivare nel cratere, l’incipit dell’articolo di Bolzoni smonta tutte le rassicurazioni sull’efficienza dei controlli nel più grande cantiere d’Europa:

«nel primo cantiere aperto per ricostruire L’Aquila c’è un’impronta siciliana. L’ha lasciata un socio di soci poco rispettabili, uno che era in affari con personaggi finiti in indagini di alta mafia. I primi lavori del dopo terremoto sono andati a un imprenditore abruzzese in collegamento con prestanome che riciclavano, qui a Tagliacozzo, il “tesoro” di Vito Ciancimino. Comincia da questa traccia e con questa ombra la “rinascita” dell’Abruzzo devastato dalla grande scossa del 6 aprile 2009 ».

Ma le reazioni all’articolo di Repubblica sono ancora più sconcertanti: lo stesso giorno il prefetto Franco Gabrielli convoca presso la Dicomac una conferenza stampa e prova anche a difendere la ditta, spingendosi a sostenere che «i controlli che ha disposto avranno sicuramente esito negativo». Alla fine, si dovranno aspettare 70 giorni, invece dei 40 canonici, prima che alla impresa Di Marco la prefettura ritiri il certificato antimafia. Intanto, uomini e mezzi dell’impresa, il 3 di agosto, sono ancora al lavoro nel cantiere di Paganica 2.

E il certificato antimafia è stato ritirato almeno a un’altra ditta componente l’Ati di cui faceva parte l’impresa Di Marco nel cantiere di Bazzano: si tratta dell’Impresa costruzioni ingg. Emilio e Paolo Salsiccia srl, di Tagliacozzo. Nel mirino i subappalti per la realizzazione dei lavori di urbanizzazione dei cantieri di Coppito 2, Coppito 3 e Roio di Poggio. E dubbi si addensano anche sulla PRS Produzione e servizi srl di Avezzano.

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