Tafazzi in salsa avezzanese

Nel pezzo precedente sulle manifestazioni del 6 giugno ho evitato di aggiungere dei frammenti perché già troppo lungo; essi servivano a mostrare qualche difetto nella comunicazione del Comune di Avezzano. È stato poi diffuso il video di Marco Marsilio (Fdi) che parla dei «tre mari» che bagnano l’Abruzzo. È stato un errore di comunicazione il suo: lui sa che dalle sue parti c’è solo il Tirreno mentre dove lavora, si vede solo l’Adriatico. Quei pochi secondi hanno fatto sbellicare l’Italia intera, spero in proporzione diretta alla distanza da noi. Ripesco quei due pezzetti: la gaffe (personale) di Marsilio – che parla a braccio – al confronto, è rose e fiori. È bene capire che la comunicazione politica, istituzionale non è una faccenda da giovani senza arte né parte; è facile essere fraintesi e bisogna proteggersi da inaspettati boomerang che talvolta investono anche chi si trova fuori dai giochi.

(Il primo). «Tra poco saremo sul podio, in Italia, sulla sicurezza sismica e l’innovazione energetica: con il completamento delle scuole di via Pertini e via Puglie e l’adeguamento delle materne di Caruscino e San Pelino, Avezzano sarà un esempio da seguire a livello nazionale» – M. Sbardella, Di Pangrazio: «La Grande Marsica per avere forza e voce in futuro», Il Centro, 10 gennaio 2021. Lo stesso concetto è stato diffuso in altre occasioni dal Palazzo di città; avranno capito che cosa, altrove? Niente di preciso probabilmente; è tutta fuffa, un po’ perché non esistono classifiche del genere, un altro po’ perché per progettare si segue delle regole ben precise. Due semplici esempi: le travi di un solaio che sarà ampio 3 metri, sono progettate e poi realizzate sicuramente di un minor spessore di uno che ne conta 12 o 15; la parte sottostante di una costruzione è diversa se insiste su roccia viva o su un terreno poco stabile. Qualche curioso si sarà divertito a trovare Avezzano sulla mappa di pericolosità sismica e avrà capito dalla colorazione, che il suo suolo trema non di rado; avrà scoperto – casomai – che quella città ha subito un terremoto che l’ha buttata giù al 90%, 106 anni fa. È una novità per chi, un edificio antisismico – per di più pubblico – in una zona soggetta, da tempi immemorabili, a disastrosi terremoti? Invidierà quella particolare scuola un astigiano, un piombinese, un veneziano? Penso di no: non ne hanno bisogno loro. Ecco, è come se un amico si sganasciasse dalle risate nel confidarmi che sta entrando in ospedale per una chemioterapia. (In fine. Si parla di risparmio energetico dagli anni Settanta del secolo scorso).

(Il secondo). A detta del sindaco, entro questo mese vi saranno: «quasi 100 occhi elettronici» (Il Centro, 29 maggio 2021). Ho notato quest’altro brano, un paio di giorni dopo: «Secondo i dati richiesti da Wired al Comune di Milano, al momento ci sono 2.174 telecamere con finalità di sicurezza urbana, di cui 1.650 orientabili verticalmente e orizzontalmente e 524 fisse. Grandi numeri anche a Roma (1.769 videocamere), Venezia (392) e Parma (350)», Wired, 31 maggio 2021. Ho speso qualche minuto a confrontare il numero degli abitanti e delle telecamere tra il capoluogo marsicano e quello delle quattro città citate – più grandi per superficie territoriale, popolazione e con un maggior tasso di criminalità; ne propongo solo una: l’esito del confronto è purtroppo uguale anche con i restanti centri. Avezzano: circa 41mila abitanti, tasso di criminalità = 43.75, circa 100 telecamere; Roma: oltre 2milioni e 700mila abitanti, tasso di criminalità = 54.14, «1.769» telecamere. La capitale della Marsica ha – finora – installato, in proporzione, più occhi elettronici di Roma, una città certificata, appunto, più pericolosa. Domanda: gli avezzanesi – a detta di chi legge certe notizie da fuori – rimediano la figura degli spreconi o quella dei paranoici? (Avremmo già ampiamente superato quota cento videocamere, in caso il ballottaggio fosse stato vinto dal candidato della destra).

Il senso del ridicolo questo sconosciuto.

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