Sussurri e grida dall’Università dell’Aquila

Ha gli occhi lucidi il preside Di Tom-maso quando parla della “sua” facoltà: “Eravamo al 18esimo posto in Italia, ora siamo scesi in fondo alla classifica delle facoltà italiane di Lettere”.
Alla facoltà, che aveva le sue sedi nel centro storico, il 6 aprile 2009 ha tolto molto, forse più che alle altre. Eppure, erano fiduciose e energiche le parole del preside Di Tommaso nel primo senato accademico post sisma: se gli aquilani avessero mostrato serietà, dignità, trasparenza, non sarebbe mancato il sostegno dell’Italia intera e con quello sarebbe stato facile trasformare la ricostruzione in un esempio virtuoso.
Poi i giorni delle manifestazioni per ottenere una sede consona e semi-centrale, le rassicurazioni degli enti interlocutori e la delusione per  gli impegni disattesi. E subito la ricerca di altri locali adatti e l’allestimento degli spazi. Ora la facoltà di Lettere e filosofia si trova in un capannone nell’area industriale di Bazzano, la sistemazione è dignitosa, certo, ma la zona è povera di servizi e difficile da raggiungere.
“L’importante era cominciare l’anno accademico 2009-2010, ripartire nonostante tutto” sospira Di Tommaso.
Nonostante i servizi che mancano, le istituzioni che fanno spallucce, il desiderio di alcuni professori di andare in pensione e l’impossibilità di chiamarne di nuovi, il dover lottare anche per avere un autobus diretto che copra la tratta Collemaggio-Bazzano pagandolo con 40 mila euro prelevati dalle già sguarnite casse della facoltà. Il lavoro è ancora durissimo e, nonostante tutto l’impegno dei docenti e del personale amministrativo, gli studenti sono schiacciati fra le mancanze di un Ateneo che non è messo nelle condizioni di offrire servizi basilari – la mensa, trasporti efficienti, posti letto, perfino una biblioteca, fondamentale per una facoltà umanistica – e le deficienze di una città che non è più in grado di offrire i luoghi necessari per la vita extra universitaria. “Durissima – confida il preside – continuare nonostante siano un centinaio le immatricolazioni in meno rispetto allo scorso anno accademico”.
Illusorio pensare che questo lungo elenco di difficoltà riguardi la sola facoltà di Lettere. Se Atene piange, Sparta non ride: disservizi e mancanza di luoghi per gli studenti sono problemi comuni a tutte le facoltà, anche a quelle che, come Medicina, in questo 2010-2011, hanno ricevuto moltissime domande di immatricolazioni.
A dimostrazione del generale stato di difficoltà c’è la recente protesta del 17 novembre: un migliaio di studenti hanno assediato per un’intera mattinata il palazzo della Regione per denunciare l’insostenibilità della congiuntura fra i problemi dell’università italiana e quelli del post terremoto. A preoccupare maggiormente è stato l’annuncio della decurtazione di 3 milioni di euro dal Fondo di finanziamento ordinario che era invece stato bloccato con un accordo fra il rettore Di Orio e viale Trastevere dopo il terremoto. L’allarme sembra rientrato ma nell’assenza di comunicazioni ufficiali (al momento in cui si scrive) si teme per i fondi per il diritto allo studio che vedono la Regione Abruzzo precipitata ormai all’ultimo posto in Italia per stanziamenti per studenti.
La lista delle richieste presentate dai manifestanti – alunni, docenti e personale – è lunga: mense e bar universitari, risorse per le borse di studio, intensificazione del trasporto dedicato, rimodulazione dei criteri per il Contributo autonoma sistemazione per gli universitari e tanto altro. È forse ancora troppo presto per tirare le somme e capire se le istituzioni abbiano tenuto fede alle promesse del post sisma nelle quali si impegnavano a tutelare e rilanciare l’ateneo, riconoscendolo come spina dorsale della città, ma 20 mesi sono sicuramente abbastanza per cominciare a rispondere con i fatti alle richieste, almeno a quelle più semplici.
Elisa Cerasoli

Tratto da: SITe.it edizione stampata – numero zero dicembre 2010

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