Sulmona, monte San Cosimo\2: gli affari nucleari di Cardone

 Potrebbe essere la scoperta scientifica più rivoluzionaria del secolo, talmente rivoluzionaria da mettere in ombra lo stesso Einstein. Si chiama ‘piezonucleare’ e consisterebbe nella utilizzazione di elementi naturali come ferro, calcio e silicio i quali, sottoposti a compressione, emetterebbero neutroni determinando così una specie di fusione fredda. La scoperta consentirebbe di risolvere tre enormi problemi che angustiano l’umanità: abbattere la radioattività delle scorie nucleari, produrre energia nucleare pulita e combattere le malattie attraverso la trasformazione delle sostanze e dei tessuti dannosi per l’organismo umano.

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Titolare del progetto ‘piezonucleare’ è il fisico Fabio Cardone, che in una pubblicazione dal titolo Verso il nucleare pulito spiega che, delle tre possibili applicazioni, quella che più è a portata di mano è la prima, cioè l’eliminazione delle scorie radioattive. Sfortunatamente però, egli dice, non è possibile costruire un unico prototipo polivalente, per cui è necessario costruirne tre. Il fatto è che ciascun prototipo costerebbe non meno di 100 milioni di euro. Come fare, allora? «Ci dobbiamo affidare al principio che – afferma Cardone – chi più rischia capitali più ricava guadagni». Ed ecco – secondo Cardone – la soluzione: «si può pensare di sviluppare prima le possibilità tecniche di eliminazione delle sostanze radioattive ed applicare i risultati alla distruzione delle scorie radioattive delle centrali nucleari convenzionali. Si potrebbe liberare così l’industria nucleare dell’energia dal suo costo principale, lo smaltimento delle scorie. Con i proventi del metodo di eliminazione delle scorie si potrebbe finanziare lo sviluppo tecnico della produzione di energia nucleare da ultrasuoni e sostanze inerti. Si potrebbe, forse, raggiungere così la produzione di energia da sostanze comuni e senza scorie, e come nelle favole tutti potrebbero vivere felici e contenti, forse».

Già, come nelle favole, forse. Perché la ‘scoperta’ di Cardone è vivacemente contestata nel mondo scientifico, come vedremo.

Ma intanto vediamo dove Cardone pensa di realizzare il suo sogno, e cioè la costruzione di quella che familiarmente chiama ‘ramazza’, vale a dire la macchina destinata a liberare l’umanità, una volta per tutte, dalle insidiosissime scorie radioattive. Il luogo scelto è la base militare di Monte San Cosimo, in Valle Peligna, tra i Comuni di Pratola, Prezza e Sulmona. Potrebbe esserci sito migliore, per i propositi di Cardone? Probabilmente no, ed infatti a dare l’annuncio che proprio San Cosimo è la struttura individuata per costruire il primo prototipo, è stato lo stesso Cardone il 18 aprile 2010.

Del resto, con San Cosimo Cardone gioca doppiamente in casa: perché lui è di Sulmona, e poi perché la ‘macchina’ è di proprietà dell’Esercito Italiano e lui l’ha messa a punto con la fattiva collaborazione del colonnello dell’esercito Antonio Aracu, che ne ha diretto la costruzione. È proprio Cardone, inoltre, a sottolineare che il legame tra gli studi sul ‘piezonucleare’ e i militari è sempre stato molto stretto: cominciarono i nazisti durante la seconda guerra mondiale e negli anni dal 1999 al 2005 la ricerca è stata finanziata, negli USA, dal Ministero della Difesa americano.

Con la sua estensione di oltre 133 ettari, con la dotazione di servizi e infrastrutture già esistenti, con i suoi inaccessibili cunicoli e con il segreto militare che coprirebbe tutto, Monte San Cosimo è l’ideale per realizzare progetti da tenere celati alla pubblica opinione. Tanto più che si tratta di esperimenti non certamente tranquilli, anzi molto pericolosi, come ha ammesso lo stesso Cardone nel forum Energia e Ambiente, sostenibilità del sistema svoltosi presso l’Università D’Annunzio di Chieti il 21 maggio 2008: «ci tengo a dire che tutti i risultati che vi presenterò sono il prodotto della Divina Provvidenza e noi ci siamo sempre gloriati di essere stati un laboratorio cristiano a maggioranza cattolica, perché veramente abbiamo corso dei rischi inauditi». A chi gli domanda come hanno fatto ad uscire vivi da esperimenti tanto pericolosi, Cardone risponde così: «per volontà divina e per grazia ricevuta siamo stati bravi, li abbiamo tenuti sotto controllo».

Ma dove non arriva la Divina Provvidenza scende in campo la politica. Così il deputato Pdl Sabatino Aracu, fratello del colonnello Antonio Aracu, socio di Cardone, si dà da fare e riesce ad ottenere dal Governo Berlusconi l’impegno a finanziare il ‘piezonucleare’ e ciò attraverso l’approvazione di un apposito emendamento al disegno di legge relativo al piano energetico nazionale.

Lo stesso on. Aracu presenta e fa approvare dalla Camera dei Deputati, nella seduta del 1° luglio 2009, un ordine del giorno con il quale, dopo aver premesso che «i risultati della ricerca sulle reazioni piezonucleari potrebbero avere un forte impatto sullo sviluppo di tecnologie nucleari svolgendo il ruolo determinante anche in termini di smaltimento delle scorie radioattive» impegna il Governo «ad adottare, anche attraverso provvedimenti legislativi, idonee misure di sostegno finanziario per lo studio e l’applicazione industriale delle reazioni piezonucleari».

A questo punto, forte dell’appoggio politico a livello nazionale, Cardone bussa alle porte della Regione Abruzzo. Non è difficile, per Cardone, convincere gli amministratori regionali della bontà del ‘piezonucleare’. Anzi, molti di essi si mostrano talmente convinti della ‘scoperta’ che la fanno propria. Così, nella seduta del 4 maggio 2010, il Consiglio Regionale dell’Abruzzo approva una risoluzione bi-partisan con la quale entusiasticamente si afferma che «i risultati della ricerca sulle reazioni piezonucleari potrebbero avere un forte impatto sullo sviluppo in ambito sanitario di terapie antitumorali neutroniche e in ambito ambientale di tecniche efficaci decontaminanti di smaltimento delle scorie radioattive».

Pertanto il Consiglio Regionale impegna il Presidente della Regione e gli Assessori competenti ad adottare «idonee misure di sostegno finanziario per lo studio e l’applicazione industriale delle reazioni ultrasoniche piezonucleari» ed inoltre, «alla luce del piano di ricerca applicato stilato dalla SOGIN» (Società Gestione Impianti Nucleari srl), a chiedere di «realizzare in Abruzzo un Centro Nazionale Ricerche Nuove Energie» per lo sfruttamento del ‘piezonucleare’.

Nella risoluzione regionale si parla genericamente di realizzare in Abruzzo il centro ricerche SOGIN e non si fa riferimento esplicito a San Cosimo. Non ce n’era bisogno perché San Cosimo, dati i suoi stretti rapporti con i militari, Cardone lo aveva già in tasca.

La novità della risoluzione regionale è invece proprio la SOGIN. Questa è la società costituita nel 1999 dallo Stato italiano con il compito di attuare lo smantellamento e la messa in sicurezza delle centrali nucleari dismesse e di trovare un sito definitivo per lo stoccaggio delle scorie radioattive. Si calcola che le scorie per le quali occorre trovare una sistemazione definitiva siano superiori ad 80.000 metri cubi. Il costo del programma di decommissioning è stimato in 4,3 miliardi di euro e i cittadini italiani lo pagano in bolletta. Ma, nonostante che in tanti anni la SOGIN abbia speso un fiume di denaro pubblico, essa è ancora lontana dal raggiungere i suoi obiettivi. Ma cosa c’entra la SOGIN con il ‘piezonucleare’? C’entra, perché il commissario della SOGIN, Francesco Mazzuca, ex-presidente di Ansaldo nucleare, è un convinto sostenitore della ‘scoperta’ di Cardone. Per di più l’Ansaldo nucleare ha co-finanziato gli studi sul ‘piezonucleare’. In base alla normativa italiana (D.Lgs n. 31, 15/2/10), la SOGIN deve provvedere alla individuazione, realizzazione e gestione di un Deposito Unico Nazionale delle scorie radioattive. Ma, ed ecco la novità, questo Deposito deve essere connesso ad un Parco tecnologico comprensivo di un centro studi e sperimentazione.

«Questo significa che Deposito e centro studi, per la legge italiana, devono stare insieme» – dice il comitato Cittadini della Valle Futura che da anni si sta battendo per la riconversione a fini civili del Deposito militare di Monte San Cosimo. «Troppe cose coincidono: la Regione Abruzzo chiede alla SOGIN un centro di ricerche nazionale per il piezonucleare, la SOGIN deve istituire un centro studi e sperimentazione unito al Deposito nazionale, Cardone sceglie San Cosimo come sito per costruire la macchina che dovrebbe abbattere la radioattività delle scorie».

Conclusione: proprio San Cosimo potrebbe essere individuato come il Deposito Unico Nazionale delle scorie nucleari, sempre che esse non vi siano già allocate. Il «Fatto Quotidiano», in un articolo del 3 giugno scorso sul ‘piezonuclearee’, riferendosi a San Cosimo, ne ha parlato come di «un sito militare contenente scorie radioattive, in Provincia dell’Aquila».

Riuscirà Cardone a realizzare il suo geniale o folle (dipende dai punti di vista) disegno? Riuscirà a costruire dentro San Cosimo la ‘ramazza’ capace di trasformare in oro le scorie radioattive che nessuno sa dove mettere? Lo vedremo nella prossima puntata.

Mario Pizzola

La Prima puntata sullo stesso argomento:

– Sulmona, monte San Cosimo: da base militare top-secret ad affari nucleari \ 1 

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