Cassazione: Carabiniere stupra? Riduzione della pena

Giustizia. Una parola che perde il suo significato quando alla ribalta della cronaca appaiono notizie come quella di ieri: riduzione di 2 mesi sull’appello in Cassazione che vede confermata la condanna a 4 anni e 4 mesi a carico dell’ex carabiniere Marco Camuffo per violenza sessuale.
La condanna stabilita dalla Cassazione è inferiore di due mesi rispetto a 4 anni e 6 mesi inflitti dalla Corte di appello di Firenze.

I fatti. Era la notte tra il 6 e il 7 settembre del 2017 quando due giovani studentesse americane di 19 e 21 anni, iscritte a una università di Firenze, si trovano nel piazzale della discoteca Flo’ frequentata prevalentemente da giovani stranieri quando, in seguito alla chiamata del proprietario, arrivano due gazzelle dei carabinieri per sedare una rissa scoppiata fuori dal locale.

Dopo il loro intervento, le due ragazze si rivolgono ai militari per chiedere delle informazioni in merito alla ricerca di un taxi. Contrariamente alle disposizioni e agli ordini superiori, i due uomini fanno salire a bordo della vettura di servizio le ragazze offrendosi di accompagnarle a casa.

Se non di uomini delle forze dell’ordine di chi si deve fidare una donna?
Salgano e vivono la più atroce notte della loro vita che le segnerà per sempre.

Sono violentate, proprio nell’androne del palazzo della loro abitazione, dai carabinieri Marco Camuffo e Pietro Costa, a quest’ultimo sono stati inflitti quattro anni nel giudizio di appello. Alle prime ore del mattino, abbandonate dopo lo stupro, le vittime chiedono aiuto alla loro coinquilina che le sprona a denunciare alla polizia quanto accaduto. Vengono avviate le procedure con visite specialistiche ospedaliere per poi essere trasferite in casa protetta.
La versione che le due ragazze fossero consenzienti, non è stata mai creduta.

La violenza sessuale, per cui Camuffo è stato riconosciuto colpevole senza più possibilità di appello, rientra tra i cosiddetti “reati ostativi“ alla sospensione del decreto di esecuzione della pena. E con il “codice rosso“ è inoltre previsto che almeno un anno sia di effettiva detenzione carceraria, prima di poter accedere a una misura alternativa alla detenzione.” (La Nazione)

Per Marco Camuffo la sentenza è definitiva. 48enne di Prato, ex appuntato, era quello con il più alto grado della pattuglia in servizio mentre Pietro Costa era carabiniere scelto. Camuffo aveva optato sin dall’inizio per il rito abbreviato che, com’è noto, prevede uno “sconto” di un terzo della pena in caso di condanna.

Il carcere per lui la nuova casa. Quanto durerà?
Al violentatore con la divisa dell’Arma viene rimodulata l’interdizione dai pubblici uffici, non più perpetua, ma della durata di cinque anni. Nasce la rabbia sapere che è stato un uomo di una Istituzione nata con i principi della difesa del cittadino, per il servizio permanente di pubblica sicurezza e con i compiti di polizia militare sulle altre tre forze armate, in Patria e all’estero.

Non sono certo i due mesi che hanno ridotto la pena a far sorgere sdegno, è il concetto di riduzione della pena quale beneficio che non può (non dovrebbe n.d.r.) essere dato a chi, commettendo un così vergognoso e ignobile reato, oltraggia non solo una donna ma il ruolo di difensore della Patria. La divisa è stata profanata, si è sporcata con la violenza sessuale.
Costa e Camuffo entrambi destituiti dall’Arma dei carabinieri hanno subito anche il processo militare, finito con una condanna a cinque mesi. Oggi a Prato Camuffo gestisce un bar, la giusta attività per il suo futuro. Le strade saranno più sicure liberate dai due ex militari Marco Camuffo e Pietro Costa. Chi entra nelle file dell’Arma prende un impegno, tra i quali quello di servire lo Stato e i suoi cittadini, non infrangendo le leggi che per primi devono rispettare e far rispettare.
E’ noto che le pecore nere sono dovunque e il comportamento di pochi non deve, in nessun modo, compromettere l’operato delle Forze dell’ordine. Onore al merito a tutti quegli uomini che, in nome della difesa e degli alti ideali, ogni giorno rischiano la loro vita a tutela dei cittadini.
E’ la “generosità” della Legge che suscita sdegno. Invece di inasprire la pena, proprio in funzione del ruolo sociale del violentatore sessuale, come in questo caso, si trova il punto legale per farlo beneficiare di uno sconto.
Come si fa a riporre fiducia nei confronti della giustizia in questo nostro Paese, obiettivamente ormai allo sbando? Femminicidio, rispetto della donna, inasprimento della pena per gli stupratori, codice rosso…parole al vento!

Print Friendly, PDF & Email