Scurcola Marsicana presentato il saggio di Lucia Visca “Pasolini 1922 -2022 un mistero italiano”

Scurcola Marsicana – Parlare di libri in certi posti, come la sala della musica che si trova all’Osteria Futuro, a Scurcola Marsicana, la Città biodiversa, è come varcare la porta del tempo e ritrovarsi in una dimensione dell’anima aperta a nuove prospettive del sapere.


Una sala che evoca atmosfere quasi felliniane, con le sue ordinate disarmoniche connessioni vintage che incombono con fare circospetto sul bordo di una realtà immersa nella penombra. Soddisfatto il sindaco Nicola De Simone che ha annunciato ulteriori iniziative culturali per avvicinare il territorio ai grandi temi che riguardano la nostra storia.


Se poi ad accoglierti trovi Mario, cuoco custode di una cucina libera dagli schemi dell’usuale pensiero, che ti parla di periferia del gusto, come periferia pasoliniana di un mondo che sta perdendo i suoi riferimenti nelle nebbie della banalità e del conformismo, allora pensi che non può essere un caso, presentare proprio qui, il saggio di Lucia Visca, “Pasolini 1922 -2022 un mistero italiano” edito da All Around Edizioni.


Insieme all’autrice ci si è addentrati lungo un percorso di disvelamento dei fatti relativi all’efferato omicidio del celebre scrittore e drammaturgo. La Visca, testimone oculare della vicenda, fu la prima giornalista ad arrivare al lido di Ostia, il 2 novembre del 1975 quando all’alba fu rinvenuto il cadavere martoriato di un uomo, che di li a qualche ora, si sarebbe accertato essere quello di Pier Paolo Pasolini.


Fra le 7 del mattino, l’ora in cui lo squillo del telefono sveglia la giornalista, e le 11 di quella stessa mattinata, quando Pino Pelosi, un ragazzo di vita, accusato di furto di auto, confessa di essere l’autore del delitto, sono passate appena quattro ore. Il caso sembrerebbe essere già chiuso. C’è un cadavere e c’è un assassino di 17 anni che confessa, fine della storia.


Però non c’è il movente, o almeno, non sono chiare le ragioni dell’assassinio. Nel saggio della Visca si legge: – Alle 11 Giuseppe Pelosi confessa l’omicidio volontario di Pier Paolo Pasolini. L’assassino è a Casal del Marmo, il carcere minorile di Roma. C’è entrato come ladro d’auto. C’è rimasto con un’accusa di omicidio dopo un interrogatorio finito fra uno scoppio di lacrime e un: «Mamma mia, che cosa ho fatto? Perdonami mamma.»


Il racconto di Pelosi è semplice, per questo tremendo. In modo semplice lo ripeteranno in questura. Pasolini abborda Pino Pelosi alla stazione Termini, gli offre la cena alla basilica di San Paolo, lo porta all’idroscalo. Il ragazzo turba uomini fatti con la crudezza della ricostruzione: «Io ci stavo ma i patti erano chiari, dovevo fare io il maschio. Poi lui ha voluto fare il contrario. Ho detto no, lui mi ha insultato e preso a schiaffi. Non ci ho visto più.» –


Eppure, la sentenza del 26 aprile del 1976, al processo di primo grado, del tribunale dei minori, presieduto da Alfredo Carlo Moro, fratello del più noto esponente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, stabilisce che Pelosi è colpevole di omicidio volontario in concorso con ignoti. Quindi Pelosi, nella notte fra l’1 e il 2 novembre, non era solo all’idroscalo di Ostia.


Il tribunale accerta quindi la presenza di altre persone sulla scena del delitto, di cui però non si è mai saputo nulla, ed è proprio questa la ragione che tiene viva l’attenzione mediatica su una vicenda destinata a restare un mistero che suscita le più disparate congetture.


Questi gli elementi su cui ci si è soffermati ieri, durante la presentazione del libro, accolto da una platea attenta e curiosa che non ha lesinato domande e approfondimenti, ai quali Lucia Visca non si è sottratta. Ed è straordinario come ancora oggi, a circa 50 anni dall’assassinio di Pasolini, la sua vicenda umana susciti ancora moltissima curiosità


Probabilmente la parabola della sua esistenza non è solo un fatto artistico, letterario e culturale. Forse è il suo epilogo tragico che la fa diventare qualcosa di epico, come se la trasformasse in una storia omerica in cui l’arte da un lato e la vita dell’artista dall’altro, diventano nutrimento creativo che alimenta entrambi nell’atto di trasformare il vissuto in arte, e l’arte, in quotidiana espressione di sé.

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