Saverio Saltarelli, nato a Pescasseroli e ucciso a Milano

Sono passati 49 anni. Saverio Saltarelli, nato nel 1947 a Pescasseroli, fu assassinato a soli 23 anni il 12 dicembre 1970 a Milano, nel corso di una manifestazione convocata dagli anarchici nel primo anniversario della Strage di Piazza Fontana.

Durante gli scontri di piazza che seguirono al corteo Saverio, militante del Partito comunista internazionalista, nei pressi della Statale di Milano fu colpito al cuore da un candelotto lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo e da breve distanza dai carabinieri.

Dario Fo e Paolo Ciarchi musicarono il fatto con questa canzone, cantata tra gli altri da Pino Masi:

Di seguito riportiamo una biografia di Saverio Saltarelli, pubblicata sul sito della Sezione Lombardia dell’AIVITER (Associazione italiana vittime del terrorismo e dell’eversione contro l’ordinamento costituzionale dello Stato):

Biografia di Saverio Saltarelli

Saverio Saltarelli nasce il 25 maggio 1947 a Pescasseroli (L’Aquila) da una famiglia di pastori.

Lasciato il padre che seguiva da bambino sulle montagne abruzzesi per pascolare il gregge non ancora quindicenne, Saverio è introdotto in un seminario; ove, non potendo pagare la retta, si disobbliga facendo il legatore e l’elettricista.

Al paese organizza dapprima delle battaglie contro la devastazione del Parco Nazionale degli Abruzzi ad opera della speculazione edilizia e per alleviare la condizione dei lavoratori stagionali e degli edili.

Nell’estate del 1969, mentre lavora come falegname in un cantiere di Pescasseroli, organizza un gruppo di studenti-lavoratori per denunciare lo sfruttamento degli stagionali costretti a lavorare fino a 14 ore al giorno e senza contributi. A seguito di questo episodio viene licenziato.

Pieno di spirito critico ingaggia qui le sue prime discussioni sulle condizioni sociali. Discutendo sulle differenze sociali egli prende la difesa dei poveri contro i ricchi e, nel far ciò, si appella all’esempio di Gesù Cristo.

Trasferitosi a Milano con alcune delle sorelle si iscrive al ginnasio Berchet. A contatto con l’ambiente evoluto del Berchet egli deve fare i conti dapprima con le proprie convinzioni religiose, in secondo luogo con l’ostilità sociale degli elementi borghesi del Berchet. Questa seconda prova è la più ardua anche perchè Saverio, tra le altre difficoltà, deve vincere quella di esprimersi in lingua italiana. Ma è su questo terreno che egli dimostra le sue qualità di fondo. A differenza di alcuni suoi compagni di scuola che si vergognano delle sue umili origini Saverio se ne dimostra fiero e rintuzza in modo risoluto i tentativi di sopruso messi in atto dagli elementi razzisti. Così un giorno fa a pugni col figlio di un chirurgo che voleva prenderlo in giro per essere figlio di un pastore.

La vita al Berchet in questo periodo è infuocata. Le assemblee si susseguono in modo tempestoso, mentre tra i gruppi studenteschi di tendenza opposta cominciano a verificarsi i primi urti violenti. Tutto ciò accelera la sua maturazione politica.

Nell’autunno del 1968 fa il suo ingresso nell’università statale. Il contatto con nuovi elementi di sinistra e la più vasta vita intellettuale della Statale allargano il suo quadro politico. Egli prende parte attiva alle agitazioni, partecipa ai seminari, ma non accetta le posizioni del Movimento Studentesco (MS): lo giudica confusionario e pieno di “figli di papà”.

Le disagiate condizioni economiche non gli permettono uno studio a tempo pieno. Deve pensare anche a lavorare per vivere. Così giovedì e sabato fa il fattorino ai supermercati; per un certo tempo lavora alla Rizzoli al turno di notte intruppato in una carovana di facchinaggio; qualche volta va a scaricare sacchi di patate ai mercati generali. Pieno di entusiasmo e di vitalità egli si sforza di conciliare l’impegno politico con lo studio universitario e il lavoro. Naturalmente tutto questo non avviene che a prezzo di duri sacrifici e in condizioni di particolare asprezza.

Alla fine di novembre del 1969 Saverio si avvicina al Partito comunista internazionalista (Rivoluzione Comunista), cominciando ad appoggiare i compagni che operano nell’ambiente studentesco mediante il Comitato di Agitazione Rivoluzionaria (Csar). Il 23 dicembre è in piazza col partito per manifestare contro il terrorismo.

Con l’inizio dell’anno il suo appoggio al partito diventa stabile. Non manca a nessuna importante azione pubblica di partito. Per lui la lotta politica diventa così una cosa seria, un impegno passionale, che egli sente fino in fondo.

Nel tardo pomeriggio del 12 dicembre 1970, in occasione della manifestazione in memoria della strage di piazza Fontana, viene ucciso dalla polizia nei pressi della Statale di Milano, in via Larga, con una bomba lacrimogena sparata da pochi metri di distanza che gli ha spaccato il cuore.

Per la sua schiettezza, semplicità, era simpatico a migliaia di studenti; mentre pochi sono gli operai che nelle grandi concentrazioni industriali del Nord non ricordino il suo viso.

Antonio Iosa
Coordinatore Lombardo AIVITER

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