Rissa di Capistrello. Mamma del ragazzo pestato attacca il sindaco Ciciotti

Ferito con 20 giorni di prognosi ma per il sindaco sono «Cose che si verificano tra ragazzi». Lo sfogo della mamma dell'adolescente picchiato pone in risalto il fenomeno del bullismo fra adolescenti e stigmatizza le dichiarazioni del primo cittadino

di Alfio Di Battista

Non si arresta l’ondata di indignazione per i fatti di cronaca relativi al pestaggio avvenuto a Capistrello nei giorni dedicati ai festeggiamenti del Santo Patrono.

La vicenda matura nella notte fra il 12 e il 13 giugno, quando scoppia una colluttazione fra ragazzi per futili motivi. Ad avere la peggio un ragazzo di Luco dei Marsi che riportò ferite e fratture. Il tutto è ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria, che sta lavorando per ricostruire la dinamica dell’accaduto.

A tornare sulla questione è la madre del ragazzo, attraverso un post pubblicato sui social con cui stigmatizza le dichiarazioni del Sindaco di Capistrello, Francesco Ciciotti, che davanti alle telecamere del TG3 Abruzzo, minimizzò la portata dei fatti accaduti, derubricandoli come «Cose che si verificano tra ragazzi»:

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Una prognosi di 20 giorni quella formulata dal pronto soccorso, un dato oggettivo che il Sindaco non mette in discussione, pur rimarcando l’infondatezza delle notizie diffuse, che avevano dato il ragazzo ricoverato con danni irreversibili. Ma la furia di una madre, raggiunta nel cuore della notte dalla notizia di un figlio vittima di un pestaggio, diventa uno tzunami che la porta a fare una domanda diretta al Sindaco.

«Se fosse stato suo figlio ad essere massacrato e a tornare a casa nelle condizioni in cui ho visto rientrare il mio, di figlio, avrebbe ritenuto la vicenda poco grave? Come può una carica istituzionale così importante come la sua far passare un messaggio che tende ad alleggerire un episodio che va sempre e comunque condannato?»

Lo sfogo della mamma di Luco dei Marsi continua. «Io sono un genitore, ma anche un’educatrice che lavora nel e per il sociale e con chiunque opera al mio fianco, combattiamo ogni giorno contro qualsiasi forma di arroganza, di prepotenza, di violenza anche solo verbale, figuriamoci fisica.»

Poi la chiosa finale. «Caro Sindaco, le giunga tutto il mio dispiacere, quello della mia famiglia e di tutte le persone (tra cui molti insegnanti) che in questi giorni non hanno fatto altro che manifestare la loro vicinanza e solidarietà a mio figlio e che, con l’intervista da lei rilasciata, hanno visto sminuire il loro quotidiano prodigarsi per educare i ragazzi al rispetto della vita, della società e del bene comune. Grazie per aver reso ancor più difficile il servizio educativo.»

Moltissimi gli attestati di stima e di solidarietà raccolti dalla signora che hanno fatto diventare il post virale. Resta in tutta la sua drammaticità il tema dell’intolleranza e della mancanza di rispetto verso il prossimo. Fenomeni che spesso si manifestano in maniera strisciante sfociando poi, in veri e propri atti di violenza gratuita che evidentemente non possono essere minimizzati.

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