RIFIUTI – Condanne a 3 anni per il rogo Eco X. Il filo rosso che porta ad Avezzano

“Se si guarda oltre la densa nube tossica sprigionata dall’incendio dell’impianto di trattamento di rifiuti di Pomezia c’è un episodio che fa suonare un campanello d’allarme anche nella Marsica.”

di Angelo Venti e Claudio Abruzzo

Era il 5 maggio del 2017 quando un devastante incendio distrusse l’impianto di trattamento rifiuti della Eco X a Pomezia. Si sprigionò una minacciosa nube tossica che per alcuni giorni tenne con il fiato sospeso anche la Capitale. E fece scattare un campanello d’allarme anche ad Avezzano.

Partiamo dalla fine

Il Gup del Tribunale di Velletri ieri ha condannato a 3 anni di reclusione e al risarcimento dei danni l’unico imputato, accusato di incendio colposo e inquinamento ambientale colposo. Si tratta di Antonio Buongiovanni, amministratore della Ecoservizi per l’ambiente, società che aveva in affitto la Eco X. Del terribile incendio si occupò anche la Commissione parlamentare sugli ecoreati: durante un’audizione il manager della Eco X srl Salvatore Guglielmino, poi deceduto, ammise che Buongiovanni fosse semplicemente un prestanome della Eco X. Un secondo fascicolo sulla Eco X srl è stato invece affidato alla Direzione distrettuale antimafia di Roma, anche a seguito di un rinvenimento negli uffici dello stabilimento devastato di una bomba.

Lo scoop di SITe.it

Mentre il capannone di Pomezia ancora fumava, SITe.it fu la prima testata in Italia a svelare – con l’articolo “RIFIUTI – Incendio Eco X: da Pomezia ad Avezzano” – tutti i retroscena sulla storia dell’impianto, con tanto di documentazione fotografica e la ricostruzione degli intrecci societari.

Un articolo che diede un formidabile contributo all’accelerazione delle indagini e che in pochi giorni totalizzò oltre 86 mila letture. Uno scoop reso possibile, in realtà, dall’incrocio dei dati del nostro archivio e gli articoli sui rifiuti nella Marsica che avevamo pubblicato nei mesi e negli anni precedenti.

Il filo rosso che porta ad Avezzano

Se si guarda oltre la densa nube tossica sprigionata dall’incendio dell’impianto di trattamento di rifiuti di Pomezia – era l’incipit dell’articolo – c’è un episodio che fa suonare un campanello d’allarme anche nella Marsica.”

Via Nobel, Nucleo industriale di Avezzano

L’episodio in questione risale al 13 gennaio 2015, quando i militari delle Fiamme gialle della compagnia di Avezzano s’imbattono per caso in due tir. Sono in attesa da ore in un’area di servizio sulla superstrada del Liri, carichi di 27 tonnellate di rifiuti vari, tra cui anche quelli ospedalieri. Gli autoarticolati, poi sequestrati, non hanno un indirizzo preciso ma si scopre subito che la destinazione dei rifiuti è un capannone in disuso appena riacquistato all’asta fallimentare, ubicato nel nucleo industriale di Avezzano, in via Nobel. E che a indirizzare lì i camionisti è un basista locale.

Soprattutto emerge che i rifiuti provengono dalla “Ecoservizi per l’ambiente srl”: all’epoca bastò una veloce verifica e un sopralluogo per accertare che questa società aveva la gestione di un impianto per Rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi a Pomezia. Lo stesso andato in fiamme nel 2017.

Una vecchia conoscenza per la Marsica

Nell’occasione notiamo anche che i mezzi che trasportano i rifiuti al capannone di via Nobel risultano di proprietà della società “Caturano Autotrasporti srl” di Maddaloni (Caserta).

13 gennaio 2015 – Interno capannone via Nobel Avezzano

Collelongo: discarica “Le Grottelle”

La testata Site.it si è già occupata – con la nostra inchiesta giornalistica “L’ombra della camorra sulla discarica di Collelongo?” – della “Caturano Autotrasporti srl”, che vi invitiamo a rileggere.

In particolare sono interessanti gli intrecci societari e famigliari tra la Caturano Autotrasporti srl e la VeCa sud, due vecchie conoscenze che spingono a più di una riflessione sul traffico e sullo smaltimento dei rifiuti in territorio marsicano negli ultimi decenni.

La Ve.Ca sud è stata spesso al centro d’interrogazioni parlamentari, inchieste e ricostruzioni giornalistiche. Nel gennaio 2013 finisce nel mirino dei carabinieri del Ros che indagano sulla Tav di Firenze con il titolare Lazzaro Ventrone indagato per truffa e traffico illecito di rifiuti.

La posizione di Ventrone in questo procedimento è stata poi stralciata ma, nel dicembre 2016, la Direzione Distrettuale Antimafia ha chiesto di processare anche lui. A inguaiare Ventrone anche alcuni pentiti, tra cui Gaetano Vassallo, che ha messo a verbale: “I titolari della Veca Sud e la società stessa sono cresciuti all’ombra dello smaltimento illecito“.

Sullo stesso argomento leggi anche:

Print Friendly, PDF & Email