REPORTAGE DA MADRID – Dieci giorni nell’Acampada de Sol

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Reportage di Luigi Venti

Rivoluzione spagnola? Le origini del movimento

Le sorprendenti rivolte nel mondo hanno favorito la proliferazione di gruppi in rete orientati a temi politici, economici e sociali. In Spagna riscuote particolare successo la “Plataforma de coordinación de grupos pro-movilización ciudadana” [Piattaforma di coordinazione di gruppi per una mobilitazione dei cittadini], un rete eterogenea di persone e gruppi che elabora un manifesto, un insieme di proposte per una democrazia più partecipativa e per contrastare privilegi della classe poltica, disoccupazione e potere delle banche, e convoca, per il 15 maggio, una mobilitazione in tutta la Spagna [e anche in alcune città estere].
Ovviamente tutto è gestito tramite web: facebook, twitter, canali su youtube, e il sito ufficiale www.democraciarealya.es. Nelle piazze reali l’inziativa ha successo, e non si conclude con la fine della giornata: a Madrid i manifestanti decidono di accamparsi a Plaza de Puerta del Sol almeno fino alle elezioni amministrative del 22 Maggio, e lo stesso accade in altre 20 città spagnole.
Il movimento si diffonde rapidamente e assume una portata gigantesca, suscitando scalpore e tentativi di emulazione anche all’estero. Tuttavia, nel passaggio dal virtuale al reale, si modifica e non rimane lo stesso. Anzi, si creano vere e proprie “fork”.
Adesso ogni Acampada è autonoma, ha le sue Assemblee e il ruolo della rete originale è praticamente scomparso. Al punto che sul sito “ufficiale” di “Democracia real ya” si possono trovare comunicati di smentita e presa di distanze da diverse iniziative o dichiarazioni fatte da altre ale del movimento.
Dall’altra parte, si possono anche incontrare voci sul web che invitano a diffidare del gruppo originario, di prendere le decisioni solo nelle assemblee degli accampamenti. Alcuni si spingono fino ad affermare, addirittura, che in “Democracia real ya” ci sono pezzi dell’intelligence e dell’alta finanza.

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Acampada de Plaza Puerta del Sol a Madrid

Noi abbiamo seguito sul campo l’Acampada de Plaza de Puerta del Sol a Madrid, sicuramente quella più al centro dell’attenzione dei media spagnoli e stranieri. Lo abbiamo fatto creando da subito una redazione provvisoria di site.it in una tenda piantata in Plaza Puerta del Sol, a Madrid. E vivendo dall’interno il movimento viene spontaneo chiedersi: Chi ne fa parte? Come sono organizzati? Cosa fanno? Cosa chiedono?

Vogliamo sapere innanzitutto chi è che materialmente da parecchi giorni sta occupando 24/24 – senza nessuna autorizzazione – quella che è la piazza centrale di una capitale europea. E lo abbiamo chiesto direttamente a loro. “Questo è un movimento spontaneo, non siamo nessuno in particolare“, ci rispondono tutti. Tuttavia ci sembrano troppo organizzati dal punto di vista strutturale per essere usciti dal nulla, quindi ipotizziamo che nel movimento siano in realtà confluite strutture organizzative e membri di associazioni e gruppi preesistenti e già operanti sul territorio. Lo chiediamo specificamente, e ce lo confermano.

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Dal punto di vista logistico il campo è molto efficiente. Per dare un’idea dell’organizzazione, ne riportiamo la mappa. La piazza è divisa in zone, ognuna preposta ad una specifica funzione. Tutti i servizi, compreso cibo e acqua, vengono offerti senza richiesta di ricompensa [ma ovviamente si è liberi di fare donazioni]. A lavorare, invece, è un esercito di volontari composto da persone di tutti i tipi: dal disoccupato senza casa, a chi invece [la maggior parte] vive a Madrid, ha una casa, una famiglia, e si reca lì solo quando ha finito di lavorare o studiare. E qui già capiamo che il paragone tra questa e le rivolte del Nord Africa non regge per niente.
I servizi di base offerti ai manifestanti sono cibo e acqua, tende, stuoie e il necessario per dormire lì, una connessione internet libera, una infermeria, un asilo per i bambini, energia elettrica, una biblioteca, e ovviamente la pulizia che è a carico dei volontari. Se ti serve qualcosa basta chiedere, anche se puoi impiegare diverso tempo a capire a chi lo devi chiedere, con un iter e una burocratizzazione che sembra quello dei nostri uffici pubblici [e in molti, giustamente, ironizzano su questo].


I volontari sono divisi in un gran numero di commissioni e gruppi di lavoro.
Le commissioni sono 17: Respeto, Comunicacion, Informacion, Coordinacion interna, Analisis, Partecipantes, Extensiòn, Propuestas, HackSol, Documentacion, Artes, Legal, Alimentacion, Infraestructura, Salud, Biblioteca, Infantil.
I gruppi di lavoro 14: Economia, Politica, Arquitectura y Espacio Publico, Social Y Migracion, Ciencia Y Tecnologia, Feminismo, Sanidad, Medio Ambiente, Pensamiento, Educacion y Cultura.
Ma cosa fanno?

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Il motore del campo sono le Commissioni, che gestiscono autonomamente il loro lavoro: tralasciando quelle che danno i servizi materiali di base, diamo un’attimo un’occhiata alle commissioni più importanti.
Legal – E’ la commissione legale. E’ composta da circa un centinaio di avvocati, e almeno 3 garantiscono una presenza continuativa sul campo. Si occupano di trattare con le forze dell’ordine: “Al momento non hanno alcun ordine di intervenire – ci racconta uno di loro – Si limitano a dirci di stare al di qua del marciapiede e di non bloccare la strada“. Gli avvocati elaborano anche i protocolli di comportamento da seguire nei diversi casi: ad esempio, in caso di sgombero, raccomandano di non reagire mai e di restare a peso morto, ed inoltre offrono assistenza legale a eventuali arrestati. Si occupano anche della verifica delle firme raccolte nelle petizioni in piazza.

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Respeto – L’hanno chiamata così pur di non chiamarla “Seguridad“, cioè sicurezza. Di fatto è un servizio d’ordine, praticamente la “Polizia” del campo. Sono gli unici che non siamo riusciti a intervistare, erano molto diffidenti e poi, ad un certo punto, una di loro ha avuto una crisi ed ha iniziato a piangere come una matta: li abbiamo salutati. Molto diffidenti, ma non sappiamo quanto efficienti: quando gli abbiamo detto che stavamo lì da parecchio e che potevano fidarsi sono rimasti spiazzati. “C’è una tenda italiana!?“, ci hanno chiesto sorpresi. Era lì davanti a loro con tanto di bandiera e ci era stata assegnata dalla commissione “Infraestructura“.
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Comunicacion – Sono gli addetti alla comunicazione. Sono circa 80 persone, più dell’ufficio stampa della protezione civile a L’Aquila. Hanno un canale ufficiale, che è madrid.tomalaplaza.net, dove pubblicano principalmente il materiale prodotto dall’assemblea. Di fatto, non c’è molto, soprattutto per un pubblico esterno.
Nella prima assemblea hanno deciso che non avrebbero mai cercato i giornalisti, e che avrebbero lasciato che fossero loro a venire e a chiedere. Di fatto, quindi, non producono di loro mano materiale da inviare ai media o semplicemente da diffondere. Alla domanda “Ma vedremo vostri prodotti come documentari, testi, video, fotografie, ecc?” hanno risposto: “Abbiamo intenzione di farlo, ma al momento non c’è nulla“.
Si lamentano invece delle manipolazioni di media e gruppi politici. Un partito, la Izquierda Unida, ha tentato di mettersi alla testa del movimento dicendo che fosse composto dalla sua base, ma è stato cacciato via. La destra, invece, ha detto che questa era una protesta contro Zapatero, mentre altri giornali hanno tentato di delegittimare il movimento dicendo che si tratta solo di ubriaconi senza proposte.
Quando gli chiediamo che sentore hanno del consenso della gente, ci tengono a precisare la differenza tra opinione pubblica e cittadinanza: la prima è quella finta e manipolata della gente che viene messa in tv nei talk show, la seconda è la vera gente del popolo e, a loro detta, è con loro.
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Extension – Si occupano del coordinamento del movimento con le altre città spagnole e del coordinamento tra i vari movimenti di quartiere che stanno nascendo a Madrid. In ogni caso, non esiste un coordinamento nazionale che metta insieme tutte le città della Spagna, o che getti le linee guida di tutto il movimento.

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Assemblee – Le decisioni vengono prese in questo modo. Le proposte vengono raccolte dai gruppi di lavoro, poi passate alle commissioni che le elaborano e le portano all’assemblea generale, la quale le approva oppure le rimanda indietro. Ovviamente ogni passaggio ha i suoi tempi, la sua burocrazia e le sue assemblee, quindi le decisioni non sono proprio così rapide.
All’assemblea vota chi c’è, quindi in realtà può votare chiunque. Il consenso si manifesta alzando e facendo vibrare le mani nell’aria, il dissenso esibendo i due pugni incrociati. La democrazia forse è garantita, ma la concretezza sicuramente di meno.

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In effetti, dopo parecchi giorni di accampamento, abbiamo chiesto: “D’accordo, i principi generali li conosciamo, ma quali sono le vostre proposte a breve termine? In Nord Africa erano le dimissioni, qui cosa chiedete nell’immediato?“. Loro si sono limitati a rispondere: “Ci stiamo lavorando nelle assemblee“. Forse è un po’ poco, quando si stanno occupando tutte le piazze principali di una nazione. D’altronde il movimento è magmatico, orizzontale, eterogeneo, e chiunque può proporre cose nuove, e avviare nuove discussioni e dibattiti infiniti. Questo può essere fatto da cittadini liberi in una democrazia libera, ma magari anche da gruppi di infiltrati creati ad hoc. Forse questo spiega il totale disinteresse da parte delle forze dell’ordine (e, evidentemente, del governo centrale). Infatti, di fronte a una occupazione lunga e centralissima, c’è giusto qualche poliziotto a fare presenza, e non abbiamo visto neppure uno scudo. Si è scelta la linea morbida, forse, o semplicemente non considerano il movimento come un problema reale.

img_8183.jpgNel campo, comunque, c’è anche chi si lamenta. Riportiamo questa testimonianza:
Il sistema decisionale è lento ed inefficiente. Si passano tranquillamente 3 giorni a discutere del nulla. E’ paradossale che su internet riesco a proporre rapidamente e ad ottenere risposte e considerazione nell’immediato, mentre qui dal vivo, nelle assemblee, nessuno mi da retta e non si conclude mai niente. Poi c’è troppa burocrazia: volevo fare una proposta e per trovare la commissione giusta ho impiegato 5 giorni. Inoltre avevo proposto di occuparci anche dei problemi di pensionati, piccola e media impresa e disoccupati. Credevo che un movimento europeo non potesse prescindere da questo, invece in assemblea tutti con i pugni incrociati a dirmi di no e zittirmi. Inoltre, appena in assemblea prendevo appunti, arrivavano quelli della sicurezza e mi chiedevano minacciosi: “E tu di che giornale sei?“. Alla fine innervosito gli ho risposto provocatoriamente “Di un giornale nazista!“. A questo punto mi sento di dire che questo movimento non ci rappresenta“.
I diversi aspetti di questa rivolta, positivi e negativi, cominciano ad essere abbastanza chiari. Non resta che vedere quale sarà la piega che prenderanno gli eventi. Noi, dalla nostra tenda piantata a Plaza Puerta del Sol, vi terremo aggiornati.

Luigi Venti

Si ringrazia: Vincenzo Latrofa

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