Quella volta che Papa Ratzinger arrivò in incognito a Santa Maria delle Grazie a Rosciolo di Magliano dei Marsi

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 28-09-2011 Città del Vaticano Vaticano Papa Benedetto XVI, Udienza Generale Nella foto Benedetto XVI in p.zza San Pietro Photo Roberto Monaldo / LaPresse 28-09-2011 Vatican City Pope Benedict XVI, General Audience In the photo Pope Benedict XVI

Magliano dei Marsi – C’è un’Italia, descritta spesso a torto come “Italia minore” che forse, proprio per essere rimasta fuori dai grandi circuiti del turismo di massa, riesce ancora oggi a sorprendere il visitatore appassionato della storia, dell’arte e della cultura. Chi ama perdersi fra gli antichi borghi del belpaese, fra viottoli stretti, case di pietra e piazzette dal passato glorioso, non può mancare di visitare il borgo di Rosciolo, a Magliano dei Marsi.

Marcone, nel suo libro, “Lago dei Marsi” del 1886, descrisse Rosciolo come… “piccola borgata, benché giaccia in una valle amena e temperatissima, ha l’aria di un sepolcreto… strette ed impantanate le sue vie… La cattedrale, fondata nel XIII° secolo… in stile bizantino ma rifatta e deturpata in varie occasioni, non ha altro di antico e pregevole che il rosone intatto, e l’ombra irriconoscibile di qualche dipinto”     

Una descrizione non esattamente invitante, ma siamo nella seconda metà dell’800. Appena otto anni prima, gli ingegneri del Genio Civile, Barilari e Betocchi avevano certificato l’ultimazione della grande opera di prosciugamento del Fucino. Nicola Marcone, viaggiatore dell’epoca, in visita nella Marsica, era giunto nel borgo medievale di Rosciolo, sulla collina, posizione strategica di avvistamento, a presidio dei Piani Palentini e dell’antica via Quinctia, che collegava le città romane di Reate (Rieti) con Alba Fucens.

Oggi Rosciolo è facilmente raggiungibile attraverso l’autostrada A25 provenendo da Pescara, o dalla A24 provenendo da Roma e dall’Aquila. Si esce al casello di Magliano dei Marsi e si prosegue per circa 3 km per arrivare nel centro storico di questo piccolo agglomerato urbano, dove ci si trova davanti alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie.   

Alla fine dell’800, lo storico Bindi scriveva che era altamente probabile che un modesto manufatto sacro fosse già presente a Rosciolo nell’anno mille. Ciò lo aveva dedotto dalla lettura di documenti che attestavano l’esistenza di un castello donato nel 1084, con tutte le sue pertinenze, da Berardo, Conte dei Marsi, ai monaci benedettini. All’epoca ogni castello aveva la sua piccola chiesa. Tuttavia la realizzazione della struttura, come appare oggi, viene collocata nel 1446.

La parete della chiesa ha una forma rettangolare interrotta da una cornice orizzontale che marca il distacco dei due portali d’ingresso dal rosone, che richiama quello della Basilica di Santa Maria di Collemaggio. La cosa che colpisce l’osservatore è il campanile, incastonato nel corpo della chiesa, quasi ad esaltare l’asimmetricità della facciata.

Il portale principale, posto al centro fra la torre campanaria, e il portale di destra, è del 1446, come descritto nell’epigrafe incisa sull’architrave. È costituito da due colonnine esterne a tortiglione con capitelli a fogliame di pregevole finitura.  Su di essi insiste un arco a sesto acuto. All’interno della linea di facciata sono realizzate colonnine semicircolari a sostegno di archetti gotici che creano una lunetta dove è rappresentata una Madonna con Bambino che indica con la mano l’Agnello di Dio e San Pietro.

Al di sopra della cornice orizzontale è collocato il Rosone gotico, costituito da dodici colonnine alla cui estremità sono collocati fregi arabescati, posti a raggiera e delimitati da una cornice circolare scolpita a foglie d’acanto. L’opera è attribuita ai maestri Giovanni e Martino, della Scuola Aquilana. Aspetto curioso è il posizionamento del rosone che appare tutto spostato a destra per chi guarda dalla navata interna.

Probabilmente per realizzare il portale gotico come lo vediamo oggi, fu allargata l’apertura che immetteva nella chiesa mono-aula, che sarebbe stata ornata, secondo gli storici, dal portale romanico poi riposizionato più a destra, per chi guarda da fuori. A tal fine, fa fede la muratura del lato destro della facciata, diversa dall’altra facciata.

Il portale a destra invece potrebbe essere stato prelevato da un’altra chiesa, lo farebbe pensare la ricchezza della cornice, fregiata da volute con putti, leoni e serpenti, che decora i fianchi, l’archivolto e l’architrave. Volute e cerchi ornamentali, terminano nelle orecchie di una maschera umana in bassorilievo, posta al centro dell’architrave.     

Le volute, che finiscono nelle orecchie della maschera, hanno alimentato racconti popolari tramandati nei secoli. Questi attribuiscono alla raffigurazione le parole vane e maliziose che attraverso l’aria e finiscono nelle orecchie di Dio. Non a caso le anziane del posto chiamano la maschera “smormoro” da mormorio appunto.   

Il portale viene attribuito alla Scuola Marsicana, nata per iniziativa dei Benedettini di Santa Maria in Valle Porclaneta. La circostanza farebbe risalire il portale ai primi anni del ‘200. Le ipotesi sembrano comunque concordare sul fatto che il portale provenisse dall’antichissima chiesa di San Barnaba, smantellata quando gli abitanti dell’omonimo insediamento, posto sulle pendici del monte Velino, decisero di trasferirsi all’interno delle più sicure mura del castello di Rosciolo.

All’interno della chiesa si trovano tre navate, suddivise da quattro archi a sesto acuto su colonne quadrate. La navata centrale è costituita da una copertura a capriata, mentre quelle laterali sono a crociera ogivale. La zona del presbiterio è rialzata ed è accessibile mediante quattro gradini che conducono di fronte all’altare, mentre le ali laterali sono costituite da due cappelline.

Quella a sinistra è dedicata al Sacro Cuore, quella di destra alla Vergine Immacolata. Sulla parete dell’abside, una quindicina di anni fa, a conclusione di un’opera di restauro, è stato collocato un Crocifisso ligneo risalente al 1400. Ai lati di questa parete, si trovano due porte che conducono negli ampi locali di servizio della chiesa fra cui, la sagrestia.

Proprio dalla sagrestia si potrebbe vedere spuntare Costanza, una vivace ragazza di 93 anni. Con aria serafica inanellerebbe una serie di aneddoti, uno più divertente dell’altro e si farebbe seria solo nel raccontare di quella volta che Papa Ratzinger arrivò in incognito a Rosciolo, un giovedì pomeriggio nell’agosto del 2011, accompagnato dal fratello Georg.

Costanza è un archivio vivente, memoria storica di antichi canti liturgici eseguiti da un coro appassionato che conferisce a quelle nenie sacre una solennità potente da cui riemergono le atmosfere dei secoli bui del basso medioevo, ben raffigurate nelle rappresentazioni pittoriche che attraversano più epoche. Numerosi sono infatti gli affreschi sulle navate e sulle volte a crociera, pitture per lo più, in stile gotico-romanico. 

Sulla navata destra è incastonato un piccolo altare rinascimentale in pietra dipinta, arricchita da dorature, probabili testimonianze di un tempio pagano del periodo romano imperiale. La stessa navata esprime molteplici temi pittorici dai colori intensi e vividi. L’intera opera pittorica che riveste gli interni della chiesa attraversa almeno cinque secoli, dal 1200 al 1700.

Appena si entra, ci si trova di fronte alla figura di Santa Lucia in abiti rinascimentali, finemente affrescata su una faccia del primo pilastro. Con la mano destra all’altezza del petto tiene gli occhi, simbolo del martirio subito. A destra del pilastro, la navata è un susseguirsi di scoperte. Notevoli le figure dei sovrani, a destra e sinistra dell’altare. È Re David la figura a destra, mentre rappresenta il Re Salomone la figura a sinistra. 

Nella terza campata, sempre sulla navata destra, si lascia ammirare un intenso affresco costituito da sette cerchi ancora visibili, contenenti scene riferite ai misteri del Rosario, altri sono andati perduti. Più in alto è raffigurato un vistoso tendaggio rosso con cimasa color oro, agganciato in cinque punti per dare il senso del movimento in volute armoniose.

L’affresco del Rosario, è in parte andato perso per l’apertura di una finestra che però ha consentito di riportare alla luce un affresco sottostante più antico. La scenografia della pittura rappresenta nel complesso due diversi momenti storici che attraversano la chiesa. Nella porzione più antica dell’affresco, i dipinti si presentano martellati per l’adesione del nuovo intonaco, mentre il grande dipinto del Rosario, è stato probabilmente realizzato successivamente, a metà del ‘400, dopo la ristrutturazione del tempio.

La volta sovrastante è costituita da quattro sezioni, separate da costoloni bianchi con ornamenti classici di color nero. Questi convergono su una corona d’alloro verde su sfondo rosso. Nelle quattro vele sono rappresentati i quattro evangelisti, così come evocati dalla visione del profeta Ezechiele, tramandati come simboli nella tradizione delle arti visive. Molte sono le suggestioni che sorprendono il visitatore catturato dai colori di queste immagini sacre che testimoniano un’attività intensa e ininterrotta nel corso dei secoli. 

Non ultima, un’icona incavata nel muro, interamente affrescata. Circostanza che farebbe ritenere che non servisse a contenere qualcosa. Nell’icona è raffigurata una figura femminile dalla chioma bionda e dai tratti aggraziati. Indossa una veste di corte, color giallo, e un manto più ampio tenuto dalla mano che stringe un oggetto, forse un libro, oppure una teca contenente preziosi.

La tecnica pittorica usata per affrescare l’edicola con la nobildonna, potrebbe risalire al lontano medioevo, è quindi probabile, si tratti di uno dei primi affreschi della chiesa primitiva. Il significato attribuito all’affresco vuole che l’immagine ritratta sia quella di Santa Rosalia, nata dal matrimonio di Sinibaldo, Conte dei Marsi, con la figlia del Re di Sicilia.

A metà della navata centrale, con gli ultimi restauri eseguiti sul finire degli anni ’90, subito sotto il rosone, è emerso un grande dipinto in bianco e nero che potrebbe riprodurre la chiesa come si presentava nel XVI° secolo. Nel dipinto spicca la figura di un santo, forse San Pietro, o San Barnaba Apostolo per via del libro del Vangelo tenuto in mano.

Nel 2009, Don Vincenzo Angeloni, parroco a Rosciolo, diede alle stampe un interessante volume dal titolo Santa Maria delle Grazie, storia ed arte di una chiesa del mille. Si tratta di un approfondito studio che cataloga con assoluto rigore tutti gli elementi di natura storica, artistica e architettonica che appartengono alla Cattedrale e sono patrimonio culturale di una comunità che affonda le proprie radici in un passato epico.     

Santa Maria delle Grazie è un piccolo gioiello custodito nell’antico borgo di Rosciolo, è uno scrigno di arte e di storia che va respirata attraverso le atmosfere evocate dai suoi affreschi. Le immagini raccontano il fluire del tempo, scandito una volta, dai rintocchi della campana dell’austera torre, sulla cui facciata, c’è un’epigrafe che sentenzia: “quanti tocchi do io qui dentro a sorte, tanti passi dai tu verso la morte.”

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