Pubblicità sessista

Silenzio, repressione, censura hanno a lungo circondato la sfera sessuale. Il pudore ne ha difeso i confini ma è stato investito dalle trasformazioni della società contemporanea. Alla spinta modernizzatrice, che porta a comportamenti più liberi, risponde una controffensiva moralistica che prende a bersaglio ogni strumento della “corruzione dei costumi”: l’educazione sessuale, le cattive letture, il cinema (e il pericoloso buio dei cinematografi), la nuova moda femminile, lo sport che rivela i corpi. La storia del Novecento è tutta in questa lotta fra una progressiva liberazione dei costumi e una resistenza intransigente e bigotta al cambiamento. Sul finire del secolo poi i nuovi mezzi di comunicazione faranno trionfare non un nuovo senso del pudore, ma la più sfacciata indecenza. Ma questa è un’altra storia.   (da: Il comune senso del pudoreMarta Boneschi)

NO! questa è la storia di oggi! Oggi, dove gli eccessi sono la moda: influencer docet.

Oggi però è anche il tempo della lotta al femminicidio, è il tempo del continuo dibattito sul rispetto da portare alle donne nella loro funzione sociale, culturale, politica. Donne: madri, sorelle, amiche. Diventa tutto inutile quando a schiaffeggiarti, a infangare ogni sano principio è un enorme manifesto pubblicitario emblema della volgarità, non solo dialettica.

Impossibile che non sia stato visto comunque, per i distratti, la descrizione è la seguente:

su fondo nero la fotografia di una avvenente giovane donna voltata di spalle, con indosso un ridotto tanga, e accanto lo slogan promozionale a caratteri cubitali: “QUEST’ANNO VIENICI DIETRO”.

Negli anni ‘70 Alberto Sordi firma la regia del film in episodi “Il comune senso del pudore”. Ma quelli erano gli anni delle censure in RAI, di una Italia bigotta, dove ormai il cambiamento aveva una forte voce popolare, dove la eco d’oltre oceano, scevra da proibizionismi sessuali, invadeva ormai le immagini cinematografiche e i libri raccontavano dell’erotismo.

Nel 2022 allora si deve percepire che per alcuni l’orgasmo cerebrale si raggiunge solo con biechi meccanismi, frasi che inducono a immaginare… Non voglio credere che il parto dell’idea pubblicitaria nasca dalla considerazione… “basta che se ne parli.”.  Troppo evidente la mancanza di rispetto verso il genere femminile. Questi mezzucci erano di moda negli anni ’60, come si diceva poc’anzi, ma oggi? Con la libertà dei costumi che davvero (non per idea bigotta n.d.r.) avrebbe bisogno di una moderazione, vuol dire che c’è un calo della libidine che deve essere stimolata da una immagine per il raggiungimento di un interesse sessuale? 

La televisione, i social e ogni altra forma di diffusione della comunicazione ha trasformato il dialogo del sesso non come ciò che è: la normalità, ma come una la libertà dell’esibizionismo e della dissolutezza. Ci stiamo abituando, ma questa non è modernità è assuefazione. Il sesso non deve risultare un tabù, ma dovrebbe 

essere obbligatorio parlarne con i più giovani in modo adeguato, istituire e perseguire l’educazione sessuale scolastica, ricordando che il proibito è un frutto che stimola l’indigestione.

Donne ancora strumentalizzate ed esibite come oggetto sessuale!  Un graphic designer che non ha trovato altra idea pubblicitaria per stimolare l’attenzione del pubblico. Ma forse a qualcuno una certa idea sarà stata stimolata! Possiamo avere certezza che non siano questi particolari stimoli a far scaturire i drammi riportati dalla cronaca?

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