PowerCrop: quando infuria la battaglia…

Ci eravamo più volte diffusi a narrare come fosse tutt’altro che tramontato il pericolo che si realizzasse, tra il Madonnone di Borgo Incile e l’ex zuccherificio di Avezzano, dinanzi alla cartiera, un immane mostruoso inceneritore (mostruoso al segno che i proponenti di questa riconversione dello zuccherificio di Celano / i quali, sollevàti da un business piuttosto negativo ovvero liberàti della zavorra castellana [ma tenendo ben stretta la turbogas] e con diritto ai soldi per la chiusura del loro impianto alle barbabietole stabilita dall’Europa [ma per quel sito decisa dall’Italia?], puntano anche a quelli derivanti dalla produzione di energia rinnovabile, per tacere di quanto ricaveranno da quella porzione di rifiuti che dovranno per forza di cose utilizzare (valorizzare è più educato) per alimentare la bocca di fuoco / si sono ben guardati dal diffondere un’idea visiva, prospettica, di quanto grande sarebbe cotanto opificio, idoneo ad accogliere centocinquanta camion al giorno, compresi i sabati e le domeniche – camion di cosa, stante le smisurate quantità, è, come sopra accennato, ripetiamo, domanda più che legittima).
In tutta la procedura per realizzare e quindi assestare questo colpo ferale all’agricoltura del Fucino, abbiamo negli anni osservato le cose più incredibili, le bizzarrie più inaspettate, e (quasi) tutte sono andate a favore dei proponenti l’impianto di Borgo Incile, proponenti assurti ormai al ruolo di protagonisti dei destini energetici nazionali, e forti di una rendita di posizione che ce li rende molto meno simpatici degli antichi (e sempre bestemmiati) Torlonia (i quali invece producevamo alimenti e solo in seconda battuta l’energia necessaria per i processi produttivi, e non si sarebbero mai sognati di gravare sulle bollette della collettività tutta). Dobbiamo dunque in qualche maniera accontentarci che il Tar Abruzzo abbia soltanto prodotto un “remand”, ovvero abbia sospeso il diniego all’autorizzazione del 24 marzo scorso (diniego all’epoca improvvidamente festeggiato da alcuni senza cautele e riserve) chiedendo una nuova istruttoria alla Regione, alla quale ha pure dettagliato un’interpretazione della misura della tutela della qualità dell’aria (alla base del rifiuto all’autorizzazione) molto dubbia, e che inficia il pochissimo di buono che nel tempo – ci pare nell’anno 2011 – la Regione aveva fatto. Ove non ci fosse stata una difesa pertinace dell’avvocato del municipio di Avezzano (che è cosa un poco diversa che dire semplicemente: del municipio di Avezzano), era forte il rischio che l’ordinanza cautelare – di una causa che adesso si discuterà nel marzo 2016, ammesso non si finisca prima dinanzi al Consiglio di Stato – semplicemente accogliesse la richiesta di PowerCrop, che era quella di «annullare gli impugnati provvedimenti […] e altresì dichiarare che la Regione Abruzzo è tenuta a rilasciare l’autorizzazione […]», punto e basta. Ora, questo il senso della decisione del Tribunale amministrativo, la palla torna alla Regione, agli uffici competenti della Regione. Non c’è da essere troppo fiduciosi al riguardo. Senza una consapevolezza complessiva e collettiva, stante la (s)proporzione di forze tra i contendenti, e le quinte colonne, e il flagello di chi non capisce la differenza che intercorre tra la politica [nella quale si sono già adagiati, seguendone i riti e le aporie] e i procedimenti amministrativi (ci stiamo riferendo ai cosiddetti grillini, che in questa vicenda hanno fatto solo demagogia, pur avendo ben sei consiglieri regionali e potenzialità notevoli, quantomeno di mezzi se non di cervello), si rischia di veder presto sorgere un mostro con altezze che vanno dai quarantasette ai sessanta metri della ciminiera (perché c’è proprio una ciminiera, come nell’Ottocento!).
Molte sono le domande che continuiamo a porci: a) come sia possibile che una simile cosa possa essere soltanto concepibile nel e per il Fucino; b) quali mostri abbiamo eletto nel tempo affinché si siano costruite delle regole che rendono anche solo proponibile un impianto del genere; c) perché le associazioni di categoria degli agricoltori – le eredi cioè di quel mondo di braccianti ogni giorno rimembrato per aver scacciato Torlonia con lo sciopero a rovescio, oggi Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil – intervengano regolarmente nei processi innanzi ai Tar a sostegno di PowerCrop, del P-A-D-R-O-N-E, non solo da noi ma anche in altri processi di riconversione, assumendo di avere a cuore i venticinque dipendenti dello zuccherificio che verrebbero riassunti con l’inceneritore, dimenticando tutti quelli che potrebbero perdere il lavoro nel resto della piana del Fucino desertificata, e dimenticando anche di zufolare qualcosa di comprensibile ed incazzato quando con un semplice colpo di spugna a Roma si cancella l’altra gamba del primogenito accordo di riconversione, quella centrale orticola che invece di addetti agricoli ne avrebbe richiesti ben quarantasette…. quarantasette dunque no, venticinque (sino a due mesi fa pagati da noi con otto anni di cassa) sì; d)…. chiudiamo qui, avendone per una settantina di pagine… seguirà su internet…

Tratto da “Il Martello del Fucino” n. 2015-7  [ SCARICA IL PDF ]

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