Powercrop – Lo Smemorato di Paterno: Termovalorizzatore NO, … NI, … SI!

Nel programma elettorale amministrativo che l’attuale sindaco di Avezzano si degnò di ostendere all’universo mondo – mondo che altro non chiedeva [chiedendosi come avesse potuto sopravvivere sino a quel momento, in attesa] che la discesa in campo di cotanto Tecnico – vi erano, stiamo parlando dell’anno scorso, diversi sacrosanti riferimenti all’agricoltura quale settore da difendere e potenziare. Nel documento (scaricato all’epoca dal sito del candidato, ben sapendo che ci sarebbe, non a lungo, occorso) era incidentalmente scritto, già nel paragrafo inerente il lavoro e lo sviluppo, dell’esigenza di «promuovere il valore della cultura rurale e dell’economia agricola (impedendo pure insediamenti industriali ad alto impatto ambientale, come l’impianto a biomasse, tali da compromettere le vocazioni agricole del comprensorio)».Tale concetto sul progetto PowerCrop a Borgo Incile veniva ripreso e sviluppato nel paragrafo pertinente la qualità urbana e l’ambiente, dove esplicitamente si pronunziava un giudizio tanto severo quanto inappellabile:

«Con riferimento all’insediamento della centrale a biomasse la posizione dell’amministrazione è che il nostro territorio vada valorizzato con opere che non abbiano un impatto negativo sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. E’ cosa nota che il comprensorio non produce le quantità di prodotti agricoli di scarto necessarie per il funzionamento di uno stabilimento di tali dimensioni nel Fucino. Siamo pertanto contrari alla realizzazione dell’impianto a biomasse, anche perché esso contrasta con la vocazione agricola del territorio. L’opposizione della cittadinanza di Avezzano a tale impianto è stata peraltro netta e se i cittadini sono contrari ad un’opera, per i risvolti negativi su un bene primario come la salute, non si può non tener conto della loro volontà. La consultazione della popolazione sui grandi temi di interesse collettivo sarà un principio fondante dell’agire dell’amministrazione».

Si glissa, poi, per carità di patria, sui toni lirici dallo stesso sindaco – allora candidato – raggiunti in occasione dell’incontro che egli ebbe con il Comitato marsicano NO PowerCrop che da anni lotta per scongiurare l’esiziale insediamento dell’impianto. Impianto che bizzarramente dovrebbe andare a riconvertire, sulla sponda opposta del Fucino, a beneficio di un privato (del nord) ma sotto l’egida pubblica, quello zuccherificio di Celano che una politica nazionale e locale miope hanno fatto chiudere senza colpo ferire, causando un danno i-n-e-n-a-r-r-a-b-i-l-e al comprensorio. Cosicché con un piccione (lo zuccherificio) potremmo ritrarre due danni (la sua chiusura e la riconversione in un inceneritore di capacità bestiale).

di-pangrazio-visto-da-michael-w.jpg

E’ giunta quindi a ciel sereno (ma non a tutti inaspettata) la notizia, pochi giorni or sono, di un non meglio precisato summit in Prefettura (con Sua Eccellenza investito del sorprendente titolo di commissario ad acta) finalizzato a studiare – si ritiene (in assenza di verbale, che non abbiamo potuto leggere) – come sottrarre dalle pastoie burocratiche l’iter che dovrebbe condurre alla realizzazione dell’inceneritore (che dovrebbe nientemeno che consentire il reimpiego di personale dello zuccherificio [che era di un privato] che da quel dì è in cassa integrazione). Con una certa sorpresa, dunque, si sono lette le proposizioni, attribuite al sindaco Di Pangrazio dall’ottima fonte di stampa che ha rivelato la tenuta della riunione in Prefettura [riunione troppo celata per non suscitare (magari ingiustificati) sospetti]. Costui, il sindaco di Avezzano, avrebbe «rappresentato la necessità di illustrare preventivamente alla popolazione e alle Associazioni ed ai comitati spontaneamente sorti in occasione della progettata realizzazione della centrale, tutti gli aspetti attinenti le caratteristiche tecniche del progetto e le competenze specifiche dei soggetti della sua corretta e legittima attuazione, in modo da fornire rassicurazioni alla popolazione medesima sulla non pericolosità per l’ambiente e per la salute dei cittadini dell’impianto di cui si tratta».

Fuori dal gergo burocratico, tale estrapolazione di verbale (si ribadisce: il documento non è ancora uscito dalle stanze della Prefettura, ammesso che esista; ma è da presumersi di sì, se citato tra virgolette e ad oggi non smentito), che invero potrebbe significare tutto e il contrario di tutto, in specie se decontestualizzata, è stata considerata dall’opinione pubblica (ammesso esista ancora, in Abruzzo) come un endorsement quantomeno in favore del riavvio dell’accidentata procedura amministrativa – ad oggi “sospesa” in seguito ad un impasse fatto da tre ricorsi al Tar e un atto politico della Regione Abruzzo – della pseudo-riconversione (con vero-inceneritore), e già questo riflesso qualcosa dovrebbe significare.

Ai primi due indizi di resipiscenza al contrario del sindaco (la partecipazione al summit e le esternazioni successive allo stesso), alcuni si sono consolati pensando che uno dei tre ricorsi in essere fosse, in ogni caso, del municipio di Avezzano. E grande è stata la sorpresa di costoro nell’apprendere, da noi (non da Di Pangrazio, non dalla stampa seria, non dalle forze politiche), che tale ricorso è andato perento in ragione del fatto che gli avvocati del Comune hanno “dimenticato” di chiederne la discussione. Tre indizi fanno una prova, questo è a tutti noto, anche a noi che non siamo dei Tecnici come Di Pangrazio (individuo molto sfortunato con gli avvocati, pur essendo un Tecnico: nello stesso pezzo su site.it con il quale analizzavamo questa perenzione del ricorso al Tar avverso la centrale PowerCrop abbiamo incidentalmente ricordato l’altro bizzarro incidente occorso alla causa intentata dall’amministrazione Floris contro il Cam, che allo stesso modo, a metà dello scorso anno finì ingloriosamente per un errore di procedura. Cosa che consentì a quello spudorato di Gianfranco Tedeschi di replicare, a Sforza che sul suo giornale gli chiedeva di come fosse andata a finire quella segnalazione, di dire che «il tredici giugno 2012 è stata chiusa favorevolmente al Cam. Non intendo fare considerazioni di merito e mi limito a dire che gli amministratori del Cam erano sereni anche per quella verifica». Erano tranquilli sì, si è fermato tutto prima della verifica! Questo anche per mostrare come fossero del tutto assurde le pretensioni di alcune minoranze politiche – pensiamo all’IdV locale – che l’anno scorso hanno appoggiato la candidatura Di Pangrazio, fidando fosse un passo contro Gianfrancone. Santa ingenuità! / Quanto poi fossero necessarie quelle verifiche è, oggi, a tutti noto…).

Una seconda prova del mutamento di opinione del sindaco di Avezzano sull’inceneritore è venuta dalla sua reazione al profluvio di doglianze abbattutesi sul suo capo, in particolare in occasione della partecipatissima riunione dell’altra settimana all’Incile. Contrariamente al solito, non abbiamo letto alcun sermone sulla politica del cambiamento, sulla rivoluzione epocale che egli, Tecnico, starebbe portando in città, nessuna delle solite trombonate con le quali lo staff gli ammanta ogni singolo atto che va compiendo, fosse pure un sorbire il caffè senza zucchero. Niente di niente, silenzio ostinato. Di peggio, solo l’atteggiamento di assessori e consiglieri avezzanesi, che si sono camuffati da passanti, asserendo di non sapere nulla, prima di essere silenziati da qualcuno (chi?). Anche personaggi politici logorroici quali l’avvocato Verdecchia paiono aver improvvisamente perso la favella.

La terza prova è testimoniata, infine, dall’accoglienza glaciale fatta ad una richiesta di incontro immediatamente trasmessagli, non sappiamo se a titolo personale o dal Comitato NO PowerCrop, da alcuni inguaribili ingenui, frazionisti dell’Incile.

Come bene disse uno dei padri fondatori della Repubblica italiana, Bernardo Provenzano, «cerca sempre la verità prima di parlare, e ricordati che non basta mai avere una sola prova per affrontare un ragionamento, per esserne certo in un ragionamento occorrono tre prove». Qui ci pare che, con buona pace del Di Pangrazio fratello del sindaco e consigliere regionale, sia più che dimostrata la colpevolezza di Gianni.

Per carità, mutare opinione è legittimo. Sarebbe però interessante conoscere la ragione (scientifica, magari Tecnica) di tale mutamento, che oggettivamente pone il primo cittadino in contrasto con quanto asserito in campagna elettorale, su un argomento che ha fatto, probabilmente, la differenza in quel frangente (il suo concorrente, primario di pediatria, in campagna elettorale non disse nulla sull’impianto: a testimonianza di come la scelta politica fosse realmente di basso profilo: come si fa ad essere primari di pediatria e non essersi formata un’idea su certi impianti, fosse pure favorevole?).

Più che nell’ambito di una fisiologica dialettica politica (che qui è del tutto assente; assenza rivelatrice di quanta sia la considerazione nella quale un certo ceto politico tiene l’opinione pubblica; talmente infinitesimale che c’è chi si illude, quest’altr’anno, di poter tranquillamente tornare in Regione, nonostante questo macigno piovuto dall’alto, imbastendo magari due storielle – si veda alla voce: Beppe Di Pangrazio) qui si torna all’episteme, alla cognizione di noi in quanto comunità, di noi regione.

La Marsica è quasi sempre stata questa: una sorta di distretto minerario nel quale, prima da Napoli e poi da Roma sino al Nord, far piovere ogni sorta di progetto (in)immaginabile per “sfruttare” l’unica risorsa di questa zona: l’ambiente. Con le briciole magnanimamente concesse ai locali.

In quest’occasione, la subalternità che tante volte abbiamo attribuito a Fontamara, luminosa emerge e può essere diagnosticata ad Avezzano. Il direttore di questo foglio è stato il primo, stiamo parlando di sei anni fa, a narrare come in quel quadrante dell’Incile, a due chilometri dal centro di Avezzano, vi fosse – e vi sia – intenzione di farne tre di inceneritori, che andrebbero ad aggiungersi ad altri impianti già moooooolto impattanti…. In quale altro luogo del pianta potrebbe concepirsi tutto ciò?

La miglior chiosa a tale tema – che ricomprende anche la vicenda della centrale PowerCrop – è giunta, non a caso, dal presidente in pectore della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, che l’altra settimana, accorso ad Avezzano, ha pronunziato le seguenti parole: «La Marsica ha il dono più importante per potersi valorizzare. Lo spazio». Un programma politico che, lanciato da cotanto personaggio, ben lascia intravedere gli sviluppi. Tale idea, messa a reagire con la nostra indole gregaria e con la spaventosa crisi economica del territorio, produrrà dei mostri aberranti. Ed è un peccato, perché invece si dovrebbe fare l’esatto contrario, e tutelarlo quello spazio, anche rilanciando – con investimenti decisi sulla depurazione e la bonifica del territorio – dei settori nostri tradizionali, e che in futuro potrebbero rivelarsi decisivi. Senza voler essere gli “apocalittici” descritti da Umberto Eco, è ormai un dato acclarato – da parte di studi serii prodotti da chi rifiuterebbe persino di tenere in mano un foglio come quello che adesso state leggendo – che le primavere arabe e buona parte dei sommovimenti che in questi anni abbiamo seguito in televisione hanno, in nuce, non tanto, purtroppo, l’assenza di democrazia ma il rialzo dei prezzi dei generi alimentari a livello mondiale…

Franco Massimo Botticchio

Il Martello del Fucino 2013-5 (SCARICA IL PDF)

Print Friendly, PDF & Email