Non sono Io quell’uomo – Il nuovo romanzo di Katia Agata Spera

“Sì, devo vivere la mia esistenza, così come mi è stata donata. D’altronde non vorrebbero questi cipressi fuggire da qui, luogo di solitudine e tristezza, per andare in terre ricche di sorrisi e non di lacrime? Invece, restano, alti, ritti e rigogliosi, accettando il posto che è stato loro assegnato.”

Presentato il nuovo romanzo di Katia Agata Spera, eclettica scrittrice abruzzese: “Non sono io quell’uomo”, il titolo testo che narra le sorti di Francesco Maria, giovane ragazzo dell’entroterra abruzzese degli anni ’60 che, con un ago e con un filo, costruisce il suo domani all’interno di una società ancora cattolica e perfezionista. Relatore della presentazione on line, che si è tenuta sulla piattaforma Zoom lo scorso 16 Maggio, il professor Ilio Leonio: hanno partecipato l’editore Arturo Bernava, la voce narrante Antonio Pellegrini e l’autrice Katia Agata Spera. Molti gli appassionati che si sono collegati anche dall’estero.

Prof. Ilio leonio

L’opera seconda di Katia Spera racconta, in maniera seducente e spigliata, coinvolgente e appassionante, il sinuoso e tormentato cammino di Francesco Maria – afferma in una breve recensione sul testo il professor Ilio Leonioalla ricerca di una identità sessuale, psicologica, professionale, umana. Il romanzo evoca una sorta di pellegrinaggio nel sogno, nelle illusioni, nell’ebbrezza, negli smarrimenti, nei successi di un uomo che anela alla libertà sessuale, attraverso l’affrancamento dai pregiudizi profondamente incisi nella sua storia personale. La narrazione delle tappe di questo tortuoso pellegrinaggio si proietta in uno scenario culturale, storico e antropologico, connotato da una turbinosa evoluzione che procede dai pregiudizi ancestrali profondamente radicati nella civiltà agropastorale delle nostre contrade, ai tratti più evidenti di una cultura urbana e metropolitana sessualmente libera ed emancipata.
Il guscio protettivo, l’approdo regressivo in cui si condensano le proiezioni fantasmatiche del protagonista, è individuabile nel grumo dei tanti e commoventi ricordi di una terra e di una donna, che evocano un sicuro ancoraggio nei momenti di difficoltà, di disagio, di smarrimento. In effetti Cinzia, che rappresenta il personaggio ombra della narrazione, costituisce l’alfa e l’omega del romanzo.
I percorsi frastagliati e vertiginosi del cammino di Francesco Maria, anche quando sono proiettati in una dimensione globale e instabile di una civiltà urbana segnata dall’incertezza e dal disorientamento, riescono a recuperare, nelle tracce della memoria locale, i segni del futuro e della vita, attraverso l’ascolto attento delle voci dell’io e delle voci della terra, della piazza, della casa, del nonno, della mamma, del padre …
La struttura narratologica del romanzo è segnata dalla perfetta aderenza dell’intreccio alla fabula ed è connotata da salti spaziotemporali sempre ben prospettati e agevolmente leggibili.
Lo stile è in stretta correlazione con le unità narrative e descrittive, che si articolano in un equilibrio segnato da una concrezione inscindibile e da un sensibile connubio fra linguaggio denotativo e linguaggio connotativo, allusivo, evocativo, relativo a momenti segnati da più intensa soggettività.
Contribuisce alla leggibilità del romanzo la parola semplice e concreta, senza artifici retorici ed espedienti declamatori, e la modulazione dello stile sulle atmosfere e sulle suggestioni evocate dalla narrazione.
La storia di Francesco Maria ci conduce delicatamente in un territorio, le cui frontiere sono segnate dalle libertà individuali, dal rispetto degli altri, dalla comprensione di ciò che risiede oltre gli stereotipi dell’opinione media comune. La partecipazione al percorso di vita del protagonista richiede anche l’elaborazione di una sofferenza interiore dovuta all’abbandono di archetipi socioculturali che innervano ancora, purtroppo, l’inconscio e la struttura personologica più profonda dell’uomo della postmodernità.
Il lavoro di Katia, insomma, può essere definito come il romanzo dell’incontro, della malinconia e della delicatezza ed è irrigato, in maniera pervasiva, da una soffusa empatia, che consente di incontrare gli altri, tutti gli altri, e di immedesimarsi nelle loro storie, di identificarsi con serena malinconia nel mondo del possibile e dell’auspicabile, di inoltrarsi, con fiducia, nel labirinto di sentieri di vita mai praticati, eppure intensamente presenti e palpitanti di vita e di realtà, delineati con tocchi realistici e delicati.

Il romanzo, edito da edizioni Il Viandante, è attualmente inserito nella Sala Bassani dell’Italia Book Festival, la prima edizione virtuale della fiera della piccola e media editoria organizzata a Modena dal 16 al 24 maggio. Questo è il video promo del libro realizzato da Stefano De Santis.

KATIA AGATA SPERA

Katia Agata Spera
Katia Agata Spera

Katia nasce a Castelvecchio Subequo in provincia di L’Aquila ma sin dall’infanzia vive ad Avezzano (AQ). Nutre una spiccata passione per a scienza e le arti. Laureata in Scienze Biologiche è ricercatrice in biotecnologie, nel ruolo tecnico, presso l’Università degli Studi dell’Aquila.

È coautrice di molteplici pubblicazioni scientifiche, in ambito biotecnologico, su riviste internazionali. È autrice di poesie pubblicate in diverse antologie e scrive articoli di carattere culturale. Il suo primo romanzo è “Riprenditi La Vita” – 2014 – Anfiteatro Editore

Cura su site.it un proprio blog personale.

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