Nessuna buona azione resta impunita

Avezzano, ore 11.50 di mercoledì 18 gennaio 2023 – Mentre passeggio costeggiando il lato ovest del catino di piazza Risorgimento, noto una persona che, camminando con quello che sembra un piede di lattuga in una busta trasparente nella mano sinistra, si china per raccogliere una bottiglia vuota di plastica sulla pista ciclabile.

Probabilmente il vento di tempesta della notte precedente aveva sparso per le vie molti degli oggetti di plastica che il martedì sera vengono depositati per strada per essere raccolti e smaltiti.

Pochi passi più avanti, la stessa persona raccoglie anche una busta di plastica, sempre sulla ciclovia e, nonostante fosse fradicia di pioggia, la porta con sé dirigendosi verso un mastello giallo di un’attività commerciale (quelli per il riciclo della plastica che il martedì vengono svuotati) che incontra sulla sua strada.

Insospettito dal suo modo di fare, lo pedino con lo sguardo, cercando di capire quali potessero essere le sue intenzioni. Non mi capita spesso di vedere qualcuno che raccoglie rifiuti per strada. Al contrario, ho assistito frequentemente a gesti di inciviltà gratuita nei confronti degli spazi pubblici che condivido con tutti gli avezzanesi.

Immondizia libera e cestini legati

Quando l’anonimo ha raggiunto il primo cesto di immondizia differenziata che ha trovato, si è accorto di non poterlo aprire per via del fatto che era stato sigillato con una barra filettata ed un dado così, non potendo fare altro, si è limitato a poggiare sul coperchio del mastello gli oggetti che aveva raccolto.

Subito dopo si è defilato senza che potessi raggiungerlo, se non col teleobiettivo della mia fotocamera, per ringraziarlo del gesto. Spontaneo ma non inosservato.

Forse c’è ancora speranza

Allo stesso modo, qualche giorno prima, mentre documentavo fotograficamente lo scempio della plastica abbandonata in pieno centro, nel tratto di ferrovia privata “abbandonata” anch’essa che costeggia l’ultimo segmento di via Aquila, una persona che mi ha notato, sorridendomi, mi ha ringraziato.

Personalmente non ho fatto nulla di eccezionale; stavo solo cercando di portare all’attenzione di chi non si preoccupa di ripulire, forse distrattamente, una delle tante discariche cittadine create da qualche “ignoto” – o “figlio di madre ignota” – che non si cura tanto di rispettare gli spazi condivisi.

Così come recita il detto “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”, questi due episodi sono il sintomo di una certa sensibilità di molti avezzanesi i quali, costretti a subire l’inciviltà di pochi, non trovano una sponda istituzionale su cui far approdare il bisogno di convivenza civile, che viene spesso mortificata, quando le segnalazioni rimangono inascoltate o, addirittura, respinte in malo modo.

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