Nasce il presidio della legalità di Libera. Un piccolo ma grande segnale per vigilare sulla legalità nella ricostruzione

articolo originale: 7 giugno 2009

Conferenza stampa a L’Aquila. Tenda dei Comitati, parco Unicef. Libera presenta alla cittadinanza e alla stampa il Presidio per la legalità, un gruppo di “sherpa” che sta scrutando la ricostruzione post-terremoto in Abruzzo. Un lavoro non facile in una terra di fatto “militarizzata”. Continuando un lavoro lungo nel tempo, l’associazione contro tutte le mafie e Libera Informazione lanciano ufficialmente il presidio.


di Gaetano Liardo su liberainformazione.it

Il rischio che oggi si corre in Abruzzo è quello delle infiltrazioni mafiose che seguono il business del cemento. Un rischio su cui bisogna vigilare, nonostante i silenzi dei grandi media nazionali.

A fare il punto sulla situazione sono Roberto Morrione, presidente di Libera Informazione, Gabriella Stramaccioni, direttrice di Libera, Angelo Venti, direttore di Site.it, e Pietro Orsatti, redattore di Left e collaboratore di Terra. Già all’indomani del terremoto la macchina dell’informazione si è messa in moto. Tutti pronti a seguire, anche ossessivamente, il dolore della gente, i danni del sisma, senza tuttavia porsi interrogativi troppo impegnativi: perché un terremoto di medie dimensioni ha raso al suolo un’intera provincia? Di chi sono colpe e responsabilità? Chi si occuperà della ricostruzione e come? Chi vigilerà sul rispetto della legalità?

I molti “set” televisivi imbastiti sono scomparsi con la stessa velocità con cui si sono materializzati. Pochi giornalisti sono rimasti in campo cercando tra mille ostacoli, divieti, niet e censure di raccontare ciò che sta avvenendo nelle realtà terremotate. Tra questi la redazione di Site.it, con il suo direttore, pronti a raccogliere informazioni dal basso facendo circolare notizie all’interno delle tendopoli. Da questa esperienza nasce il Presidio di Libera. «Il Presidio servirà a monitorare i passaggi cruciali della ricostruzione», afferma Pietro Orsatti, uno dei collaboratori dell’osservatorio. A Paganica, all’interno di un campo di rugby, sorgerà una biblioteca per bambini che ospiterà anche il presidio di Libera. Un’esperienza dal basso che vede la collaborazione concreta dei camalli genovesi, pronti a mettere a disposizione le proprie maestrie; di un gruppo di imprenditori umbri, pronti a fornire il capitale iniziale. Un’attività in stretto collegamento con l’associazionismo e con la cittadinanza. «Un contributo piccolo, ma importante», afferma Gabriella Stramaccioni, «l’obiettivo di Libera è di aprire gli occhi su ciò che può accadere, tramite un lavoro di documentazione. Il presidio vuole essere il motore per la ricostruzione legale dei territori colpiti dal sisma».

La legalità nel processo di ricostruzione è un fattore cruciale. Occorre una vigilanza da parte dei cittadini e della società responsabile per evitare sperperi, abusi, irregolarità. «Occorre far luce su possibili rischi di infiltrazione», rilancia Roberto Morrione, «insediamenti mafiosi sono già attivi e forti in Abruzzo. Con il business della ricostruzione, seguendo la via del mattone c’è il rischio concreto che si rafforzino». Le mafie in Abruzzo. Libera, Libera Informazione e Site.it hanno lanciato e rilanciato notizie, ben documentate, sulla presenza delle mafie nella regione. «Già nel 2006 abbiamo iniziato ad occuparci di investimenti sospetti a Tagliacozzo», ricorda Angelo Venti, «dal lavoro giornalistico svolto sono partite le indagini del Gico che hanno portato agli arresti nel 2009». L’impegno del presidio, animato da Angelo Venti, già operativo con la redazione “mobile” a Paganica, è anche quello di supportare altri giornalisti che intendono approfondire le notizie dalle zone terremotate. Quei pochi che ne hanno la possibilità, perché fare informazione è diventato molto difficile. Non si parla, né si scrive delle prime manifestazioni di protesta dei cittadini, dei comitati spontanei, degli interrogativi posti, dei ritardi e delle irregolarità. Non si parla del fatto che gli enti locali sono di fatto esautorati di ogni potere, che la ricostruzione sarà centralizzata e controllata direttamente ed esclusivamente dalla protezione civile. «Le tendopoli sono destinate a restare più di quanto il presidente del consiglio ha reiteratamente affermato nei suoi innumerevoli viaggi in Abruzzo», denuncia Morrione. «Tutto si gioca sulla questione degli appalti», aggiunge Gabriella Stramaccioni, «sappiamo che non sono pubblici. La protezione civile dovrebbe pubblicare la rendicontazione delle spese, la cui tracciabilità renderebbe trasparente la ricostruzione». Una richiesta che i comitati dei cittadini hanno più volte fatto senza però essere ascoltati. «Nonostante il lavoro svolto nell’emergenza, qualcosa nella protezione civile non funziona», lamenta Angelo Venti, «non funziona per quel che riguarda le forniture, per quel che riguarda la relazione con gli enti locali, e per quel che riguarda l’utilizzazione, o meglio la non utilizzazione delle forze dell’ordine». Sulla stessa linea d’onda Orsatti e Morrione: esistono delle lacune, delle irregolarità e la non pubblicità degli appalti rischia di creare un terreno fertile per le mafie.

La presenza di un pool di magistrati della Direzione nazionale antimafia è un segnale forte, che deve però essere rafforzato dai fari accesi dai media e dalla vigilanza della società. Il presidio per la legalità servirà quindi per raccordare la stampa, le associazioni affinché non si abbassi la guardia sul grande gioco della ricostruzione, mantenendo viva l’attenzione e aiutando concretamente le vittime del terremoto.

Per informazioni: redazione@site.it – 336.400692

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Speciale L'Aquila 2009-2019

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