Mafia e tribunali minori – Fratelli Spada in carcere massima sicurezza Sulmona

Francesco e Juan Carlos Spada, esponenti dell'omonimo clan mafioso del litorale romano arrestati sabato scorso ad Ostia, reclusi da ieri nel supercarcere di Sulmona. L'arresto convalidato dal l gip di Roma, dopo le accuse di una per sequestro di persona e riduzione in schiavitù ai danni dei suoi due figli

Juan Carlo e Francesco Spada

La nota di Mauro Nardella, del sindacato Uil della polizia penitenziaria: “Ecco uno dei tanti motivi per cui un tribunale a Sulmona non deve mai mancare”.

COMUNICATO STAMPA

FRATELLI SPADA NEL CARCERE DI MASSIMA SICUREZZA DI SULMONA. NARDELLA (UIL PA): ECCO UNO DEI TANTI MOTIVI PER CUI UN TRIBUNALE A SULMONA NON DEVE MAI MANCARE.

Come sempre accade all’ombra del Morrone anche nel caso  dei fratelli Spada, da ieri reclusi nel carcere di piazzale vittime del dovere, gli uomini alle dipendenze della Direzione e al comando del Dirigente penitenziario Sarah Brunetti sapranno come gestire al meglio una tipologia di detenuti del genere.

Il tutto malgrado la gravissima carenza di organico stia falcidiando le aspettative di vedere il lavoro prodotto da tutti gli operatori penitenziari di stanza al carcere ovidiano compensato dall’assicurazione di quei diritti soggettivi, quali ferie e turni più sopportabili, che troppo spesso ultimamente mancano all’appello.  Comunque sia se è stata scelta la struttura peligna per ospitare questi arrestati un motivo ci deve pure essere.

Quello che ci sorge come domanda è cosa ne sarebbe del super penitenziario di Sulmona senza il tribunale cittadino? Senza quel tribunale cioè che, stante il baratro amministrativo nel quale è ricaduto l’Istituto di pena peligno e proprio in funzione  della carenza di poliziotti penitenziari, di educatori e degli altri addetti del comparto Funzioni Centrali e che lo sta relegando a istituzione menomata, rappresenta  una sorta di ” stampella” in grado di reggerne quel poco di stabilità che ne resta?

Spero tanto che i tanti politici e governanti chiamati a svolgere il ruolo di “medici” del sistema trovino la cura giusta per non fare “affossare” la Giustizia e con essa un intero territorio. L’auspicio quindi è che i rappresentanti del Parlamento si impegnino mantenendo il tribunale aperto a non togliere quella stampella che, in caso contrario, non oserei  immaginare cosa arrecherebbe come conseguenza.

Mauro Nardella – Segreteria Regionale UIL P.A. e CST Adriatica Gran Sasso

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