Mafia e Coronavirus, “salute a rischio” – Lanciano, indagato ‘ndrangheta scarcerato

Accusato di associazione mafiosa, indicato dal gip come esponente di vertice del clan Lo Bianco-Barba di Vibo Valentia: l'uomo era stato arrestato dai Ros nell'ambito dell'operazione Rinascita-Scott.

Lascia il carcere perché, in caso di coronavirus, la struttura penitenziaria di Lanciano, in Abruzzo, non sarebbe in grado di curarlo e, essendo stato in passato operato per altre gravi patologie, alto sarebbe il rischio di decesso e “si imporrebbe un immediato ricovero in una struttura specializzata in terapia intensiva“.

Con questa motivazione, il gip distrettuale di Catanzaro, Barbara Saccà, ha posto scarcerato e posto agli arresti domiciliari Nazzareno Franzé, 58 anni, di Vibo Valentia, detto “Paposcia“, finito in carcere a dicembre nell’operazione antimafia della Dda di Catanzaro denominata “Rinascita-Scott“. Si tratta di una delle prime scarcerazioni in Italia motivate a causa dell’emergenza sanitaria da coronavirus.

Nazzareno Franzè

Nei confronti di Nazzareno Franzé, difeso dall’avvocato Walter Franzé, l’accusa di associazione mafiosa, indicato dal gip come esponente di vertice del clan Lo Bianco-Barba di Vibo Valentia. Nazzareno Franzè, per la carica rivestita, è tra i partecipi alle riunioni dell’agosto 2017 – ha scritto il gip nell’ordinanza di custodia cautelare – per l’organizzazione di quella natalizia finalizzata al conferimento delle doti. Nazzareno Franzè è tra i soggetti apicali che partecipa alla riunione con Vincenzo Barba, Antonio Lo Bianco, Carmelo D’Andrea, Fortunato Ceraso che ha sia la finalità di porre fine ad una questione insorta tra Antonio Lo Bianco e Vincenzo Barba, sia volta a determinare i dettagli della riunione per il conferimento delle cariche”.

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