L’universo poetico, fantastico e musicale di Vinicio Capossela al Festival di Mezza Estate a Tagliacozzo

Quale migliore cornice se non quella del chiostro di San Francesco per un concerto narrativo, che apre le menti e scuote le coscienze. La musica di Vinicio Capossela dedicata a chi riconosce la musica come nutrimento, valore, a chi sa bene che la musica appartiene alla vita sempre, anche quando è costretta a tacere. Il Festival di Mezza Estate ha scelto di esserci e di proporre anche per il 2020, sentieri artistici ed emotivi nonostante le ben note complessità che il settore dello spettacolo live sta vivendo. 

Capossela ha conquistato il pubblico del Chiostro di San Francesco con “Pandemonium” lo spettacolo ideato durante la pandemia. Pan il satiro figlio di tutte le divinità, la plurarità che da timore e panico e il demonio, quindi tutto-demonio in opposizione a pan theos, tutto Dio.

Definito quindi “Un concerto per tutti i demoni” ha affrontato argomenti toccanti, veri, di certa realtà, evocando sentimenti di dolore, rabbia e rassegnazione.

Un concerto narrativo con canzoni messe a nudo, scelte liberamente in un repertorio che questo anno compie i trent’anni dalla data di pubblicazione di “All’una e trentacinque circa” il primo disco di Vinicio Capossela.

il Pandemonium rappresenta anche il mitologico e gigantesco strumento di metallo dal tono grave, che scava negli inferi per raggiungere le profondità dei meandri della memoria.

Durante la serata ci sono stati momenti di intimo colloquio, tra il cantautore e la platea attenta, catturata dalla poesia: una narrazione che svela le storie e gli scheletri che si celano dietro le canzoni.

Caposella ha descritto la sofferenza e la rassegnazione degli anziani in forzato isolamento dietro i vetri delle case di riposo lontano dagli affetti e dagli amori, vedendoli come i pianoforti abbandonati del suo componimento “I pianoforti di Lubecca”, dove dentro casse impolverate giace il silenzio di milioni di canzoni.

lì giacciono nella polvere accatastati
i vecchi pianoforti
dalla guerra abbandonati,
cani senza più padroni
sull’attenti come vecchi
maggiordomi,
e in quelle casse sorde e impolverate
giace lì il silenzio
di milioni di canzoni

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Katia Agata Spera
Agata Spera, alias Katia Agata Spera, nasce a Castelvecchio Subequo il 27 febbraio 1963, vive ad Avezzano (AQ). È laureata in Scienze Biologiche, è ricercatrice in biotecnologie, nel ruolo tecnico, presso l’Università degli Studi di L’Aquila. È coautrice di molteplici pubblicazioni scientifiche in ambito biotecnologico su riviste internazionali https://www.scopus.com/authid/detail.uri?authorId=6603105801 La scienza, l’arte e la letteratura sono i suoi interessi. È autrice di romanzi e poesie.