L’Harakiri dell’ultimo giapponese a 5 Stelle

Con 172 voti favorevoli e 39 contrari, ieri Draghi, ha incassato la fiducia al Senato che ha approvato definitivamente il così detto Decreto Aiuti. La scelta del M5S di uscire dall’aula al momento del voto, ha però indotto il Premier a rassegnare le dimissioni respinte da Mattarella. Aperta ufficialmente la crisi

Roma – Ascoltando le diverse valutazioni dei vari commentatori, è molto probabile che non ci sarà un Draghi bis. Certo, le dimissioni dell’ex banchiere centrale, sembrano più il frutto della sua esigenza di mantenere un profilo istituzionale alto, fatto di competenza e soprattutto di quella credibilità personale portata in dote al Governo.

In fondo, nonostante il non voto dei 5Stelle, ha incassato un risultato numericamente superiore alla maggioranza assoluta. Usualmente i governi cadono perché viene meno la maggioranza che li sostiene, in questo caso, la maggioranza era ben salda, ma è venuto a mancare il governo. Tutto surreale, come il fantastico mondo dei grillini.

Draghi, irritato dalla decisione del M5S, di non partecipare al voto, ha deciso che non ne poteva più dei tentennamenti di Conte, mai fermo su una posizione chiara, segno evidente che non governa la sua banda di disagiati.

D’altra parte, il M5S, cosa poteva inventarsi per dimostrare a favore di telecamera, la propria esistenza in vita? Ci facciamo notare di più se usciamo dall’aula, o ci notano di più se restiamo e diciamo di no?

Tutto qui! Solo becera politica politicante, da prima repubblica, con i suoi rituali fatti di contorsioni verbali e velate allusioni. Quella che guarda alle prossime elezioni e non alle prossime generazioni. Quella persa nel proprio narcisismo che non vota il decreto aiuti per far respirare il paese.

Tuttavia, come in ogni tragedia che diventa farsa, c’era da metterlo in conto.

Ci poteva stare che un movimento nato dalle argute battute di un comico genovese, investito da improvviso, potere, ubriaco di potere, inebriato dal potere, finisse per schiattare a causa dei postumi del potere, che come l’alcol, se non lo reggi, è un problema, specie se guidi un paese, fra le nebbie di questi tempi difficili.

Il povero avvocato di Volturara Appula, sedotto e abbandonato, in preda alle sempre più frequenti crisi di astinenza, privato di quel potere che tanto aveva nutrito il suo ego, si è lasciato travolgere dal cupio dissolvi illudendosi di fare il Renzi.

Renzi però, piaccia o no, aveva l’asso di denari, Conte manco una mezza figura a spade o bastoni.

La mossa di Renzi favorì l’arrivo di Draghi, la mossa di Conte, con tutto il suo caravanserraglio di scappati di casa, porta dritti nell’incertezza. La nota positiva è che gran parte di questi miracolati stellati, non torneranno a far danni in Parlamento e non è poco.

Print Friendly, PDF & Email