Lecce nei Marsi – Consiglio di Stato: Medisalus torna magazzino agricolo

Struttura sanitaria Medisalus - Lecce nei Marsi

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato dalla Medisalus contro il Comune di Lecce nei Marsi e il Centro Santa Lucia srl. E ha sentenziato: “la struttura sanitaria Medisalus deve tornare all’uso agricolo“.

La Sentenza della Commissione della camera di consiglio della terza sezione del giudice speciale amministrativo (presidente Marco Lipari), emessa il 18 giugno 2020, ha confermato quanto già sentenziato dal Tribunale Amministrativo Regionale per l’Abruzzo nel 2019.

Con tale sentenza il Consiglio di Stato conferma così che nell’edificio che a Lecce nei Marsi ospitava la struttura sanitaria, gli appellanti non avrebbero mai svolto alcuna attività di tipo sociale o di prestazione sociale a contenuto sanitario.

Una storia complicata, quella che vede al centro il prof Arnaldo Aratari e la struttura sanitaria Medisalus, che per essere compresa bene va raccontata dall’inizio.

La storia della struttura

1996 – Il prof Arnaldo Aratari, chiede e ottiene un’autorizzazione a costruire un “magazzino agricolo” in zona agricola, grazie a una autocertificazione in cui dichiara che la sua “attività prevalente” è quella di “coltivatore diretto”.

Giugno 1998 – Il magazzino agricolo viene trasformato in “Centro per attività sociali”. La radicale trasformazione d’uso viene approvata grazie all’art. 10 della Legge 104/92,che la consente però a una sola condizione: l’immobile deve rimanere vincolato a tale uso esclusivo per almeno 20 anni. In caso di interruzione del vincolo, secondo la stessa legge, l’area torna alla destinazione originaria, cioè quella agricola.

20 ottobre 1998 – La Giunta regionale autorizza l’Aratari a trasferire una sua “attività sanitaria di fisiokinesiterapia” all’interno dell’ex magazzino agricolo, ora diventato Centro sociale.

Per il Comune questa variazione da uso “Sociale” a destinazione “Sanitaria” costituisce però interruzione del vincolo ventennale e quindi ordina all’Aratari il ripristino dell’immobile all’uso originario, cioè quello agricolo.

Luglio 2018 – La Guardia di finanza di Avezzano effettua un sopralluogo alla presenza dei sindaci di Lecce nei Marsi e Gioia dei Marsi, Asl, Carabinieri forestali e Arta, durante il quale viene accertato che il Centro Medisalus è privo di allaccio alla rete fognaria e che gli scarichi vengono dispersi nel terreno agricolo circostante la struttura. Si affaccia così l’ipotesi di inquinamento ambientale, ma scavando tra le carte spunta fuori anche molto altro.

La voragine sotto i piedi di Aratari

Il primo effetto dell’accertamento dell’assenza di fogne è che il Comune sospende l’attività della struttura sanitaria, in attesa degli esiti degli accertamenti della Procura di Avezzano sull’ipotesi di inquinamento ambientale. Ma non finisce qui.

Dagli accertamenti della finanza emergono anche altre violazioni e ipotesi di reato: Abuso edilizio e Violazione del vincolo ventennale. Le Fiamme gialle scoprono che la struttura, che al momento esercitava attività sanitaria di riabilitazione, era invece destinata a “scopi sociali” e non “sanitari”. E soprattutto emerge che tale variazione costituisce interruzione del vincolo ventennale e quindi l’immobile deve tornare all’originaria destinazione d’uso, cioè quella di magazzino agricolo. La conseguenza inevitabile è la revoca delle autorizzazioni concesse dal Comune.

La revoca scatena così un braccio di ferro tra Comune e Centro Medisalus, con una serie di ricorsi amministrativi al Tar e infine al Consiglio di Stato. Ricorsi conclusisi entrambi con lo stesso esito: “L’edificio di Medisalus deve tornare magazzino agricolo“.

Sanità regionale: è assalto alla diligenza?

I giudici del Consiglio di Stato vanno oltre la semplice interruzione del vincolo ventennale e l’abuso edilizio. Nella loro sentenza, infatti, specificano che il Centro Medisalus ha svolto abusivamente, per anni:

“attività che, per la loro assorbente componente assistenziale, vanno ricondotte nell’alveo delle prestazioni di carattere sanitario in regime ambulatoriale, non risultando, peraltro, nemmeno in possesso delle autorizzazioni…“.

Questo passaggio della sentenza non è di poco conto. Apre la strada ad altre riflessioni, in particolare sulle modalità di erogazione dei fondi pubblici alle strutture sanitarie private. Ed è destinato a far discutere.

La Medisalus – che ha da poco trasferito la sua attività a Scoppito – in tutti questi anni ha infatti fornito al Sistema sanitario, in regime di “accreditamento”, prestazioni sanitarie riabilitative senza essere, scrivono i giudici nella sentenza, “nemmeno in possesso delle autorizzazioni…“.

Giusto per riassumere. Dal 2006 ad oggi, la Medisalus ha percepito dalle casse pubbliche una media di 500mila euro l’anno: eppure le autorizzazioni sanitarie erano state ottenute per una struttura in realtà illegale. Si ha notizia di esposti che segnalavano zone d’ombra già dal 2009, ma non ci risulta alcun provvedimento da parte della Procura competente e della Pozia giudiziaria. Come è stato possibile?

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