L’Aquila trema. Resoconto della prima giornata

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Come buona parte degli abitanti del centro Italia, anche io sono stato svegliato alle 3.30 di questa notte dalla forte scossa di terremoto che in 45 secondi ha devastato L’Aquila e i paesi limitrofi. Dopo una decina di minuti senza notizie, ho chiamato mio figlio a L’Aquila per sapere cosa fosse successo. Anche lui, dopo la scossa, è sceso in strada e solo allora si è reso conto dei gravi danni causati all’edificio, evacuato da tutti gli abitanti e in cui era impossibile rientrare. Sono salito in macchina e ho imboccato l’autostrada per recuperarlo.

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Durante il viaggio, numerose telefonate di amici che da Roma e altri centri della Marsica mi informavano di cosa era successo da loro o mi passavano le prime scarne notizie di agenzia. Il traffico sull’autostrada, tenendo conto dell’ora, era di poco superiore al normale. Al casello di L’Aquila ovest, un cartello segnalava l’uscita obbligatoria: qui mi sono trovato di fronte a una scena che ha dell’assurdo. Una cinquantina di auto in fila ostruivano la carreggiata, ma a causare l’ingorgo, che rischiava di ostacolare senza motivo anche l’arrivo dei mezzi di soccorso, era solo l’assenza del casellante.

scuola-chiesa1.jpgQuindici minuti interminabili, si poteva uscire da una unica porta solo inserendo le monetine.
Entrando nella città, il primo impatto visivo con i danni prodotti dal sisma: palazzi in cemento armato con le tamponature del primo piano crollate, un muro di contenimento franato ostruiva metà carreggiata. Alla fine ragiungo il rione Torrione, vicino la sede della questura, giusto in tempo per sentire la scossa delle ore 4,37 e poi le continue microscosse che si susseguivano senza sosta. Metà dei ruderi del Torrione erano a terra, le abitazioni della zona erano visibilmente lesionate e nell’adiacente casema degli alpini si vedeva un edificio crollato e transennato. Una pattuglia di Ps appena arrivata da Avezzano impediva il passaggio delle auto a causa di una forte fuga di gas. Mi informano che l’accesso alle auto in città è chiuso, e ora non è possibile nemmeno uscire, almeno da questo varco.
strada1.jpgLa popolazione era tutta per strada visibilmente preoccupata, ma non ho assistito a scene di panico. Ho raggiunto a piedi la piazza della Fontana luminosa dove sostavano altre persone che tentavano di ripararsi dal freddo con le coperte, qualcuno abbandonava la città in auto.
Mi sono inoltrato nel Corso che attraversa il centro storico, avevo sentito che all’altro capo c’erano stati numerosi crolli. Dopo un centinaio di metri, in un vicolo, un’edificio interamente crollato e alcuni ragazzi che provavano a superare il cumulo di macerie. E poi i cornicioni che continuano a cadere ad ogni scossa di assestamento rendono alquanto difficoltosi i movimenti nel centro storico. Torno indietro, la polizia ha riaperto il transito davanti la questura e ripartiamo. L’autostrada, intanto, è stata chiusa e si decide di percorrere la vecchia statale per l’Altopiano delle Rocche e Celano. Passiamo a tre chilometri da Paganica, epicentro del sisma. Incontro chiese crollate e scuole danneggiate. Lungo la statale che si inerpica verso l’altopiano, frequenti cumuli di massi ostruiscono metà carreggiata. Nella frazione di Rovere, poco prima di Ovindoli, è crollato il campanile, alle porte di Celano incontro una pattuglia di Forestali che controllano le lesioni delle abitazioni lungo la strada.

Il pomeriggio, alle ore 14.30, aspetto alcuni colleghi provenienti da Roma. Dopo una breve pausa, torneremo insieme all’interno del cratere aquilano, per continuare questa lunga giornata.

Angelo Venti

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