L’Aquila – Gli incendi oltre le fiamme

Circoscritti i roghi nei boschi, in città divampano le polemiche. L'unica cosa su cui tutti concordano è che si tratta di incendi dolosi. Tante le ipotesi sui possibili moventi, ma la domanda che resta sospesa è: Chi è stato? Sullo sfondo, lo "Spettro del Morrone"

I roghi che per sei giorni hanno divorato i boschi aquilani sono finalmente circoscritti. Con buona pace delle centinaia di lanci aerei e delle decine di uomini impegnati, a dare il colpo di grazia agli incendi è stato il nubifragio che martedì pomeriggio si è abbattuto sulla città.

Finita l’emergenza, si bonificano le aree colpite e si contano i danni. E si inizia anche a riflettere su cosa è successo e perché. La cortina di fumo che avvolge l’intera vicenda è ancora molto densa: proviamo a diradarla, isolando e mettendo in fila i vari elementi finora disponibili.

Le polemiche

Per L’Aquila è stata una settimana di fuoco e di furiose polemiche. Si è iniziato con le accuse per i ritardi nei soccorsi, si è passati alle critiche sulla scelta di puntare solo sul massiccio intervento aereo, ritenuto costoso e poco efficace, poi ai forti dissensi sui mancati interventi da terra e a quelli contro l’ordinanza sindacale che vietava l’impiego dei volontari.

A uscirne peggio è il sindaco Pierluigi Biondi. Il sindaco come al solito ha dato il meglio di sé nell’unica cosa che gli riesce bene: battere cassa, con una più che tempestiva richiesta di Dichiarazione di emergenza nazionale …per pagare le spese. Ma Biondi ci ha messo anche del suo e così ha fatto filotto: è stato accusato di aver sottovalutato la situazione, poi di aver abbandonato la città sui carboni ardenti per recarsi a Tortoreto a ballare in discoteca (con tanto di video virale che lo immortala mentre sfiora la rissa con i buttafuori del locale), infine è finito nel mirino per l’ordinanza contro l’impiego dei volontari nelle operazioni di spegnimento. E per il momento ci fermiamo qui.

Alcune altre polemiche meriterebbero invece una trattazione a parte. Come quelle sulla mancata manutenzione dei boschi, sulla impreparazione della Protezione civile comunale e regionale, sul caos organizzativo della linea di comando e soprattutto quelle sul mancato coinvolgimento nelle operazioni di spegnimento degli uomini e dei mezzi dell’ex Corpo forestale.

Tante ipotesi, nessuna certezza

Che si tratterebbe di incendi dolosi lo sostengono in molti, dalla stampa a qualche fonte istituzionale, che parla esplicitamente di ritrovamenti di inneschi.

Non vi è nessuna certezza, invece, sui possibili incendiari, tantomeno sui mandanti e sui moventi. E le ipotesi che si avanzano – tra quelle possibili a quelle più fantasiose – sono tante. Anzi troppe, e tutte ancora da verificare con riscontri oggettivi. Questa la carrellata di quelle finora in circolazione:

Piromane, Vendetta, Pascoli, Perimetrazione dei parchi, Criminalità, Speculazione edilizia, Appalti rimboschimenti, Appalti mezzi aerei antincendio, Atto eversivo.

L’ultima ipotesi è la più inquietante. Evoca inevitabilmente lo “Spettro del Morrone“, cioè il mistero che ancora avvolge la serie di incendi che nel 2017 devastarono il sulmontino e buona parte del Centro Italia. La analizziamo, fornendo qualche dettaglio in più, in fondo a questo articolo.

L’Aquila, cronaca breve intorno alle fiamme

Fa riflettere la dinamica dei roghi aquilani. Il primo incendio, visibile anche dall’Aquila, secondo le cronache divampa poco dopo le 13 di giovedì 30 luglio nel bosco di Monte delle Pescine, tra Arischia e Pizzoli. Alle ore 17, sul posto, si contano 5 Canadair in azione contro le fiamme.

Dopo circa 24 ore parte un secondo incendio nel bosco di Cansatessa. Qui le fiamme minacciano le case e i vigili del fuoco sono costretti a dirottarvi buona parte dei mezzi aerei: con questo nuovo fronte le forze antincendio, che già annaspavano, sono così spezzate in due.

A questi si aggiungono altri dettagli. I luoghi colpiti non sarebbero raggiungibili dai mezzi terrestri, ad alimentare le fiamme sarebbero state le particolari condizioni di vento e fonti anche ufficiali confermano le notizie sul ritrovamento di inneschi.

L’dentikit dell’incendiario

Se così stanno le cose – indipendentemente da quale ipotesi si scelga di verificare – l’identikit dell’incendiario è identico. E presenterebbe almeno queste caratteristiche:

Conosce perfettamente il territorio; conosce le piante che bruciano prima e quelle che bruciano dopo; conosce la direzione dei venti nell’arco della giornata. E sembra conoscere bene anche gli inneschi, le tecniche antincendio e i protocolli d’intervento.

Si tratterebbe insomma di un professionista del settore, che riassume in sé una serie di competenze: una considerazione, questa, che potrebbe contribuire a restringere di molto il campo delle ricerche.

Una destra molto distratta

Venerdì 31 luglio, mentre infuriano i due incendi, a L’Aquila è in visita Giorgia Meloni. A fare gli onori di casa alla leader indiscussa della nuova destra nazionale sono due suoi amici di vecchia data, ora tutti insieme in Fratelli d’Italia: Pierluigi Biondi ex Casapound e al momento sindaco della città e Marco Marsilio, in trasferta in Abruzzo come Presidente della nostra Regione.

La Meloni è a L’Aquila per portare il suo sostegno ai suoi due vecchi amici che non stanno attraversando un buon momento politico, e lo fa alla presenza del gotha abruzzese di FdI al completo. A nessuno dei tre amici, però, viene in mente di visitare i luoghi dell’incendio che da ore infuria a pochi chilometri.

Un errore di comunicazione in cui, stranamente, cadono anche i rispettivi uffici stampa: davanti ai microfoni la Meloni parla persino del rischio migranti, ma resta muta proprio sugli incendi. E’ singolare che la Giorgia nazionale non colga nemmeno la ghiotta occasione di poter tuonare – a metà tra le fiamme e le telecamere – contro i guasti prodotti dallo smembramento del Corpo forestale, prodotto dalla riforma Madia. Sul punto tace, semplicemente. E con lei anche Biondi e Marsilio. Perché?

Errore mediatico o ci siamo persi qualcosa?

Quanto sta accadendo dietro la cortina di fumo sprigionata dagli incendi aquilani è sorprendente e forse meriterebbe una qualche attenzione.

La destra italiana, finora, non ha perso occasione di schierarsi a favore del ripristino del Corpo forestale e, nel passato, non sono mancati nemmeno flirt pericolosi con le componenti più estremiste e – diciamolo pure, neofasciste – annidate in questo Corpo.

Eppure davanti alle fiamme dell’Aquila la Meloni e i suoi due amici sono rimasti silenti. E ciò nonostante che a fine giugno la Commissione Europea dei Diritti dell’Uomo ha accolto – almeno sulla limitazione dei diritti di sciopero e associazione prodotto dall’accorpamento forzato nei carabinieri – il ricorso contro la Riforma Madia presentato degli ex forestali.

Lo Spettro del Morrone

Per provare a diradare la cortina di fumo che avvolge l’incendio dell’Aquila, c’è anche chi si affida al vecchio detto: “Quando la spiegazione non la trovi nel presente, prova a cercarla anche nel passato”.

Sono diverse le analogie tra i roghi di oggi e quelli che nel 2017 incenerirono il Morrone e altri luoghi simbolici e di alto valore naturalistico del Centro Italia. Quella dei possibili legami, invece, è una ipotesi tutta da dimostrare.

Un lavoro utile di verifica – anche solo per escludere questa ipotesi – potrebbe svolgerlo la “Sezione di intelligence specializzata nei crimini ambientali“. Si tratta di una struttura che sarebbe stata creata ad hoc dai nostri Servizi segreti nel 2017, con alla guida proprio l’ex capo del Corpo Forestale dello Stato Cesare Patrone e in cui sarebbero confluiti anche alcuni uomini di sua fiducia. Siamo certi che tale Sezione è sicuramente già all’opera anche se non la vediamo in azione, come è giusto che sia in materia di Intelligence.

Quella che dietro gli incendi del 2017 e quello di oggi possa nascondersi la stessa mano e la stessa strategia eversiva resta una ipotesi senz’altro inquietante.

Una ipotesi che riporta alla mente anche l’eco delle maliziose allusioni sui presunti maldipancia di schegge impazzite di ex appartenenti al Corpo forestale, appena smembrato e disperso dalla riforma Madia. E anche i proclami pubblicati sulla bacheca facebook di Guido Conti, cancellata dall’ex generale della forestale il giorno prima di suicidarsi, proprio alle pendici del Morrone incenerito due mesi prima dagli incendi. Post e commenti di cui purtroppo si è persa traccia, mentre sul suicidio dell’ex generale sta calando il sipario.

Ad ogni buon conto, certi di fare cosa gradita, ripubblichiamo in ordine cronologico i nostri articoli scritti all’epoca sull’argomento. Vi invitiamo a rileggerli, anche solo per sconfessare gli amanti del “genere complottista“. Buona lettura.

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