Mi sono tenuto ben lontano dal foltissimo movimento per l’istituzione della Provincia nella Marsica, una trentina d’anni fa. È finita come immaginavo: Avezzano non è diventata (sede di) Provincia.

È stato pubblicato di recente il tradizionale studio sulla qualità della vita nelle province italiane – è scaricabile dalla rete. Ho letto i soliti, triti commenti in giro: nelle città medie e piccole si vive meglio che in quelle grandi, com’è prevedibile. È proprio e sempre così?

Il lettore medio è portato a cercare le città, le province – ma non erano state abolite? – prossime a lui, a livello geografico e affettivo. Un abruzzese come il sottoscritto, noterà che – oltre alle città cui è legato – le «sue» province sono distribuite nei gruppi 3 e 4; tutto ciò significa che la qualità della vita a Chieti e Teramo è scarsa, mentre a L’Aquila e Pescara è insufficiente. (È anche da segnalare che Chieti è risalita dalla casella 85 a quella 60 rispetto all’anno scorso, mentre le altre sono scivolate verso il basso: Pescara si trova al 99° posto su 110). È perciò facile considerare che in Abruzzo, almeno un quarto della sua popolazione non si trovi nelle migliori condizioni, di sicuro. La qualità della vita non dipende solo dal numero dei residenti nel comune preso come riferimento: a Bologna (gruppo 2) – grande oltre tre volte Pescara – si vive meglio che nel nostro capoluogo adriatico.

Poi faccio un paio di riflessioni, considerando che in genere è meglio abitare in un capoluogo di provincia che nel resto del suo territorio, perché vi sono più servizi ed è meglio collegato con il resto della Penisola e anche per la mia conoscenza diretta di quelle quattro città. Mi chiedo infine: ad Avezzano si vive meglio che a Chieti, Teramo, Pescara e L’Aquila? Ritengo di no, almeno io – nonostante si tratti di un centro più piccolo. (Fermo ha qualche migliaia di residenti meno d’Avezzano ma si trova nel gruppo 2: qualità della vita accettabile).

La qualità della vita in una città dipende anche dagli amministratori e dagli stessi cittadini.

Per chiudere. Lo studio è trattato nel modo classico nei mass media: inquadrature di spazi verdi o di estese isole pedonali con gente che passeggia tranquilla o che bighellona sorridente in bicicletta. (In realtà si tratta solo di un requisito per finire nel gruppo 1, quello con la qualità della vita definita buona: ve ne sono degli altri come ad esempio il lavoro, la sanità e la scuola). Non ce la sogniamo un’isola pedonale dalle nostre parti – nemmeno di vivere in pace con noi stessi, con il mondo.

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