L’acqua è un bene comune, impediamo che finisca in mano ai privati

In Abruzzo il disinteresse di molti, l’incompetenza delle istituzioni e l’interesse clientelare del partito dell’acqua (che come quello di rifiuti, energia o cliniche, è trasversale e senza iscritti) hanno reso sempre più inquinato, depauperato e commercializzato il bene comune acqua.
Molte falde profonde non sono più utilizzabili, le discariche tossiche come quelle di Bussi e del Saline o gl’inquinamenti come quelli dell’Alento e del Tordino sono davanti agli occhi di tutti. Da anni la Val Pescara beve acqua tossica, chi poteva non ha mosso un dito per difendere la nostra salute. Mentre più del 50% dell’acqua si disperde nelle condotture si costruiscono depuratori  da milioni di euro, inutilizzabili perché l’acqua dei fiumi è troppo inquinata (vedi depuratore di San Martino).
Si investono ingenti risorse per grandi opere come quella per far bere acqua potabilizzata del lago di Campotosto agli aquilani: 91 milioni di euro, il più grande e costoso investimento idrico in Abruzzo deciso dal Commissario straordinario Goio: un piccolo Bertolaso che da anni ha poteri straordinari e che si muove ignorando popolazioni, enti locali, associazioni, movimenti.
In Abruzzo, grazie all’impegno decennale di movimenti e ambientalisti, la gestione dell’acqua è rimasta pubblica, anche se ”in house”.
Le “house” sono società di gestione pubbliche, senza partecipazione di privati, dove i soci sono i comuni ricompresi nei vari Ato (Ambito territoriale ottimale), che stabiliscono tariffe e piani di gestione.
Benchè tali gestioni in house sono simili a quelle di società commerciali votate al profitto, perlomeno qui in Abruzzo le multinazionali non erano riuscite a passare. Purtroppo, lo scorso anno con la Legge Ronchi si sono accelerati i processi di privatizzazione.
Così il Foro Italiano dei Movimenti per l’Acqua, di cui siamo tra i fondatori, per abrogare questa legge ha realizzato la più grande raccolta di firme: oltre 1 milione e 400 mila. Ora, in attesa di votare il referendum in primavera, chiediamo una moratoria dei processi di privatizzazione. Il 4 di dicembre, in favore della moratoria in ogni regione si sono tenute manifestazioni, a Pescara abbiamo promosso “water street parade”: una marcia allegra, partecipata e trasparente, come l’acqua. Si è manifestato contro il disastro di Bussi ma anche per impedire che le uniche due proposte istituzionali in pista ci portino alla privatizzazione. Una è quella del governo regionale che si limita a chiedere all’Authority una deroga per mantenere la gestione in house: se tale deroga non passerà, i nostri sistemi idrici finiranno nelle mani delle multinazionali dell’acqua. L’altra proposta è quella del PD per la quale le società quotate in borsa entreranno dalla porta d’ingresso visto che prevede la gestione di acqua e rifiuti attraverso un azienda pubblico-privata.
Abbiamo quindi molto da fare in Abruzzo ed in tutto il Paese affinché la gestione dell’acqua divenga effettivamente e definitivamente pubblica e partecipata. Perché il referendum sia valido dovranno andare a votare 25 milioni di italiani: un obiettivo non facile ma possibile. Come sempre dipenderà da tutti noi cittadini, forze sociali, chiese, enti locali, comitati e movimenti. Perchè “si scrive acqua e si legge democrazia”.
Renato Di Nicola-Abruzzo Social Forum
per informazioni: 338.1195358
e-mail: kabawil@hotmail.com

Tratto da: SITe.it edizione stampata – numero zero dicembre 2010

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